CONDIVIDI
Don Peppino davanti al palazzo contro cui ha fatto ricorso per annullarne la licenza
Don Peppino davanti al palazzo contro cui ha fatto ricorso per annullarne la licenza

No Banner to display

Con una sentenza che fa scuola il Consiglio di Stato ribadisce le regole per evitare la cementificazione dei centri storici  

Una decisione che fuga ogni dubbio e che dà un calcione alle polemiche strumentali scaturite dalla vicenda dei tanti cantieri fatti sequestrare dalla magistratura. Con una sentenza appena emanata il Consiglio di Stato ha dato infatti definitivamente ragione al “parroco anti cemento”, don Peppino Gambardella, in lotta contro la costruzione di un condominio a pochi passi dalla sua chiesa, la chiesa madre di Pomigliano, San Felice in Pincis. Secondo l’ultimo grado della giustizia amministrativa risulta dunque effettivamente illegittima e resta quindi annullata per sempre la licenza edilizia rilasciata dal Comune per la realizzazione, ai sensi della legge regionale “Piano Casa”, di un nuovo, imponente, palazzo residenziale in via Firenze, nel centro storico. Un condomino che è ancora soltanto un rustico di un paio di piani avvolto dai ponteggi perché il cantiere fu fermato a causa del contenzioso giudiziario promosso dal sacerdote. Già nell’ottobre dello scorso anno il Tar aveva accolto l’istanza di don Peppino finalizzata all’annullamento del permesso a costruire. Intanto la sentenza confermativa del Consiglio di Stato è considerata da Carmine Medici, l’avvocato che ha curato per conto del parroco la tenzone legale, “una sentenza pilota”. Questo perché l’impianto giuridico su cui si basa la decisione presa l’altro ieri dai giudici costituisce uno degli aspetti prevalenti dell’inchiesta che nello spazio di circa nove mesi ha portato al sequestro penale di moltissimi cantieri, per un totale di 320 nuovi appartamenti, e all’iscrizione al registro degli indagati di decine di persone, tra costruttori e tecnici. “Questa sentenza consolida e rafforza l’indagine penale che è in pieno svolgimento – spiega l’avvocato Medici – perché chiarisce i dubbi che erano rimasti circa alcune modalità attraverso cui è stato cementificato negli ultimi anni il centro storico di Pomigliano”. In soldoni il Consiglio di Stato ha stabilito che la licenza edilizia per il nuovo condominio di via Firenze non poteva essere rilasciata dal Comune ai costruttori in base alla legge Piano Casa perché l’antico palazzo abbattuto per fare posto al nuovo edificio non aveva subito negli ultimi cinquant’anni una ristrutturazione tale da stravolgerne completamente l’aspetto originario. Si tratta di un vincolo contenuto nella stessa legge: chi vuole costruire nei centri storici in base a questa norma, cioè abbattendo e ricostruendo con l’ampliamento del 35 %, deve innanzitutto dimostrare al Comune, in modo inequivocabile, che l’immobile demolito aveva subito una modifica radicale del suo aspetto negli ultimi cinque decenni. Secondo il consiglio di Stato non basta presentare alla municipalità, com’è avvenuto in diversi casi, interventi di manutenzione straordinaria o di messa in sicurezza, magari richiesta dalla stessa autorità comunale, per ottenere l’erogazione di una licenza regolata dal Piano Casa. A ogni modo l’inchiesta partita nell’ottobre dello scorso anno con l’abbattimento dello storico cinema Mediterraneo, il primo cinema di Pomigliano, punta non solo sulla violazione di questo vincolo ma anche su tutta una sfilza di presunte illegalità, relative per esempio al calcolo delle volumetrie dei nuovi palazzi ed a false documentazioni redatte pur di dare il via alla speculazione edilizia nell’intero territorio, non soltanto quindi in zona A, vale a dire nel centro cittadino. “Questa mia battaglia – chiarisce infine don Peppino Gambardella – non è stata ingaggiata per una questione personale ma per affermare il principio della legalità, che è alla base della convivenza civile”.