Pomigliano, condominio di via Firenze acquisito al patrimonio comunale

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E’ il passo verso la demolizione. Dopo due anni la querelle sul destino dell’immobile si sta per chiudere    

E’ stato acquisito al patrimonio comunale il palazzo divenuto il simbolo della cementificazione del centro storico di Pomigliano, una colata di cemento scaturita da una serie di permessi a costruire rilasciati sulla base    dalla legge regionale “Piano Casa”. Intanto questa acquisizione ha assunto un significato particolare perché di fatto costituisce il primo passo verso l’abbattimento dell’opera.

L’eventuale arrivo delle ruspe sta facendo rumore da queste parti perché a Pomigliano ci sono cantieri per un totale di 300 appartamenti realizzati con il Piano Casa ma poi sequestrati perché secondo la Procura di Nola e la polizia municipale sono stati il frutto di “una fraudolenta interpretazione della legge”. Per molti di questi appartamenti è stato anche annullato il titolo edilizio. L’immobile residenziale di via Firenze acquisito dal Comune era sorto al posto di un antico caseggiato poi raso al suolo per fare spazio a un condominio di una ventina di appartamenti. Ma durante la sua realizzazione il parroco della chiesa madre, don Peppino Gambardella, tre anni fa, fece ricorso al Tar, il Tribunale amministrativo regionale, riuscendo a far bloccare il cantiere, piazzato proprio accanto alla proprietà della diocesi, e a far annullare dalla magistratura amministrativa il permesso a costruire rilasciato durante la precedente amministrazione, retta dall’ex sindaco Raffaele Russo.

 

Il permesso erogato grazie alla legge regionale “Piano Casa”, ora sostituita dalla legge 13 per la “rigenerazione urbana”, fu annullato dal Tar, che lo dichiarò illegittimo, perché, secondo quanto sostenuto dal Tribunale amministrativo, era stato rilasciato all’impresa costruttrice senza la prova documentale che l’antico palazzo da abbattere avesse subito negli ultimi cinquant’anni interventi di ristrutturazione tali da stravolgerne l’aspetto originario.

Torniamo ora al nuovo capitolo relativo all’acquisizione al patrimonio pubblico. Dopo l’annullamento del titolo edilizio, deciso appunto dal Tar, il comandante della polizia municipale, il colonnello Luigi Maiello, all’epoca anche dirigente pro tempore dell’ufficio tecnico municipale, emanò circa un anno e mezzo fa un’ordinanza di demolizione. Quando quest’ordinanza diventò esecutiva (un secondo ricorso del proprietario contro l’abbattimento fu respinto sia dal tar che dal Consiglio di Stato) il costruttore comunicò al Comune che avrebbe provveduto autonomamente ad abbattere il palazzo, rimasto nel frattempo un rustico mai completato. L’imprenditore edile fu però inadempiente: il palazzo rimase in piedi.

Trascorso altro tempo, l’ufficio tecnico del Comune, diretto dall’architetto Lucia Casalvieri, sulla base di un’indagine della polizia municipale, ha di recente spedito al proprietario un sollecito. E pure in questo caso l’imprenditore non ha messo in moto le ruspe. Infine, qualche giorno fa, una volta scaduti i termini, il responsabile dell’ufficio urbanistico, così come prevede la legge sull’edilizia, ha emesso, a seguito di una segnalazione di inottemperanza da parte della polizia locale, il provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale, vale a dire l’anticamera della demolizione.

Demolizione che l’ente potrà effettuare in danno al costruttore. Ora la municipalità attende l’eventuale ricorso amministrativo dell’impresa edile contro questo provvedimento. “Purtroppo in Campania il Piano Casa – spiega Luigi Maiello intervenendo nella qualità di esponente dell’Associazione Nazionale Polizia Locale – è stata una norma “criminogena” che è stata interpretata spesso in modo favorendo enormi speculazioni edilizie che hanno peggiorato le condizioni delle nostre città”.