Nonostante le restrizioni anti Covid sembra una valanga irrefrenabile l’inquinamento da polveri sottili nella provincia di Napoli. A est di Napoli i picchi di contaminazione più elevati della Campania.
Una super contaminazione che si sta registrando come di consueto nell’hinterland napoletano nordorientale, tra Pomigliano, Acerra, Casalnuovo, Volla, Casoria e San Vitaliano. Si tratta di un’area il cui inquinamento è alimentato da sfavorevoli condizioni geografiche (la forma a conca circondata da rilievi e la distanza dal mare) e metereologiche (bonacce frequenti). Qui da dieci giorni di fila si va oltre i valori massimi consentiti dalla legge per le polveri sottili PM10, che stanno superando anche di quattro volte i limiti. La giornata più nera è stata quella di sabato 19, quando le centraline dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, hanno rilevato numeri da pelle d’oca. In base agli standard imposti dalla legge, che prevede un tetto massino di PM10 di 50 microgrammi per metro cubo nell’arco delle 24 ore, Acerra centro ha fatto rilevare 179 microgrammi, 196 la sua zona industriale, 134 Pomigliano, 129 Casoria, 125 la centralina posizionata tra Volla e Casalnuovo e 218 San Vitaliano, piccolo comune ubicato tra Marigliano e Nola che dunque ha fatto evidenziare la concentrazione di polveri più elevata, seguito a ruota da Acerra e Pomigliano. Domenica poi la situazione è rimasta grave: 107 microgrammi per metro cubo ad Acerra centro, 127 Acerra zona industriale, 74 Casoria, 101 Pomigliano, 78 Volla/Casalnuovo e 171 San Vitaliano. Ad Acerra venerdi 18 si è inoltre verificato un fatto anomalo quanto raro e cioè lo sforamento anche dei limiti del biossido di azoto, schizzati a 207 microgrammi per ogni ora quando il limite orario è di 200: non era quasi mai accaduto dall’inizio di gennaio. Solo la centralina di Volla/Casalnuovo, ubicata nel territorio di Volla ma a pochi metri dal confine con la frazione di Tavernanova di Casalnuovo, aveva fatto registrare lo stesso dato, qualche settimana fa. Intanto restano elevati i valori del biossido di azoto. Ecco quelli di sabato, ancora una volta i più alti della Campania: 195 Acerra centro, 153 Acerra zona industriale, 160 Volla/Casalnuovo e 112 Pomigliano. Si tratta di un fenomeno da allarme rosso perché il biossido di azoto è un gas tossico e irritante i cui limiti non possono essere superati più di 18 volte all’anno. Il biossido di azoto (NO2) è sviluppato soprattutto dal traffico veicolare ma altre sue fonti sono gli impianti di riscaldamento civili e industriali, le centrali per la produzione di energia e un ampio spettro di processi industriali, tutte caratteristiche presenti nei territorio intorno Pomigliano. Ammontano invece a 35 i giorni complessivi di superamento massimo annuale consentito dalla legge dei limiti delle polveri PM10. Su questo fronte quasi tutti i comuni a nordest di Napoli, nonostante i vari lockdown, hanno ampiamente superato da tempo il limite: 68 giorni Acerra, 64 Pomigliano, 43 Casoria, 99 Volla/Casalnuovo e 100 San Vitaliano. Situazione aggravata dalle notizie sul legame tra polveri sottili e Coronavirus. La Sima, società nazionale di medicina ambientale, ha di recente confermato che il virus viene trasportato dalle polveri. “Il problema – spiega Giuseppe Onorati, dirigente Arpac – è causato dal traffico veicolare e soprattutto dalle emissioni dei camini e delle stufe a pellet. Ogni stufa a pellet inquina quanto cento impianti di riscaldamento a gas e un solo camino quanto mille auto”. Sono i comuni a dover controllare e imporre ai privati l’uso dei filtri pena le multe.
pino neri

