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Dottor Giuseppe Onorati, lei è il responsabile regionale della rete di controllo della qualità dell’aria in Campania, intanto Acerra già ha raggiunto e superato i 35 giorni di sforamento mentre San Vitaliano le è subito dietro. Anche l’area di Napoli città sta facendo registrare un aumento degli sforamenti rispetto agli anni precedenti. Come si può spiegare tutto questo ?

“Una cosa che si è sicuramente verificata è che ci sono state condizioni metereologiche diverse rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ci sono stati più giorni con l’alta pressione e quindi nei giorni di alta pressione c’è stato il ristagno degli inquinanti. La particolarità di quest’anno un che c’è stato un maggiore ristagno dell’aria nella zona orientale del Napoletano, anche a quote più alte, quindi anche nei pressi di Capodichino. E questa è una delle fenomenologie ed è la componente più naturale per cui non è che su questo fronte si possa fare molto. Sull’altro aspetto, quello delle sorgenti inquinanti da attività umane, cioè se ci sono state variazioni nelle emissioni, questo è molto difficile da valutare. Si potrebbe fare un discorso più generale. C’è stata una piccola ripresa delle attività economiche rispetto al passato. C’è stato quindi più traffico, più spostamenti. Inoltre c’è una crisi del mezzo pubblico su ferro. E ci sono gli incentivi per le biomasse da riscaldamento, penso alle stufe a pellet, che nel tempo stanno continuando a fare effetto. Una sola stufa a pellet inquina quanto cento impianti a metano per uso monofamiliare. Queste dovrebbero essere le componenti principali”

Ma perché al Santobono ci sono tutti questi sforamenti ? Negli anni scorsi erano pochi…
“Uno dei motivi è che la metropolitana collinare ha avuto problemi per cui la gente ha preferito prendere l’auto. Lì non c’è un problema di biomasse, al Vomero non si usano le stufe a pellet”

In base a uno studio del CNR, del 2016, è stato stabilito che possono incidere anche i roghi all’aria aperta..

“Certamente. Ma il numero di roghi in inverno è inferiore a quello che si registra nelle stagioni calde. Comunque roghi localizzati possono creare problemi importanti nella zona in cui si verificano”

Ma i roghi degli impianti di stoccaggio dei rifiuti ?

“In questi casi se le temperature sono molto alte lo stesso calore invia il fumo molto in alto. Per esempio per l’ultimo incendio dell’impianto di stoccaggio non è stato possibile misurare. Comunque lo smog prodotto dai veicoli, auto e camion, è molto più imponente. E’ milioni di volte più grande”

Dottore, attraverso la riflessione della luce ogni mattina noi napoletani possiamo osservare lo strato scuro di smog che si profila all’orizzonte. E’ una contaminazione che segue il tipico movimento dell’aria, da ovest verso est ?

“Non sempre. La componente più importante è quella giorno-notte. Di notte la contaminazione tende a scendere verso il basso. Di giorno, soprattutto se c’è il sole, tende a risalire perché il sole riscaldando l’aria la fa rimescolare. Per quanto riguarda lo spostamento, quando c’è la brezza, che d’inverno però è debolissima, può essere dal mare verso terra. Però in inverno questo fenomeno non è così importante. Da questo punto di vista la linea di costa è più aiutata perché dal mare non proviene inquinamento”

Il mare aiuta ?

“Nel senso che la parte di aria che sta sopra il mare non é stata inquinata, certo, per cui se c’è un minimo di spostamento della massa d’aria c’è un miglioramento delle condizioni sulle aree urbane che si trovano lungo la linea di costa. Invece le zone più basse dell’entroterra, Acerra, Afragola, Pomigliano, Nola, sono svantaggiate”

Quindi il movimento della contaminazione è più che altro verticale, dal basso verso l’alto e viceversa, ed è meno legato a quello dello spostamento dell’aria da occidente verso oriente…

“E’ più come una “diffusione”. Il problema è che nelle zone interne c’è meno ricambo dell’aria”