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a sinsitra la ciminiera della Friel, a destra i camini dell'inceneritore
a sinsitra la ciminiera della Friel, a destra i camini dell'inceneritore

Grazie alle piogge il morso delle polveri sottili ieri ha leggermente mollato la presa nel vasto territorio di Acerra. Qui però le centraline di rilevamento delle temute polveri PM10 hanno fatto registrare fino al 16 gennaio, ultimo dato attendibile disponibile (nella giornata del 17 i tradizionali fuochi di Sant’Antonio hanno fatto impazzire gli strumenti), 12 giorni di sforamento del livello massimo stabilito per legge, con picchi elevatissimi. E’ comunque un numero di sforamenti da capogiro: sempre in base alla legge se un comune sfora di 35 volte in un anno scattano gravi rischi per la salute di intere comunità. E’ davvero una brutta faccenda quindi, molto seria. Pure alla luce del fatto che nei 16 giorni monitorati non sono stati validati i risultati dei controlli effettuati il 6 e 7 gennaio a causa, secondo quanto riferito dalle autorità competenti, di “un malfunzionamento delle centraline”. Comunque ormai si è più che compreso che esista una particolare criticità in questa zona, una situazione “speciale” che però i responsabili dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, attribuiscono “soprattutto al traffico automobilistico e ai camini dei riscaldamenti domestici”. L’altro ieri intanto il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, ha chiesto proprio l’intervento dell’Arpa. Il primo cittadino, nella sua veste di massimo responsabile della tutela della salute pubblica nel territorio che amministra, vuole dare il via a una serie di controlli coordinati tra i caschi bianchi della polizia municipale e i tecnici dell’Agenzia. Dovrà però mettersi in fila perché ci sono anche altri comuni che hanno richiesto all’Arpac lo stesso tipo di aiuto. Nel comunicato diramato l’altro ieri pomeriggio Lettieri ha inoltre annunciato che intende controllare i vari impianti industriali della zona. Ne ha nominato solo uno: la Friel, la centrale che produce energia elettrica dalla combustione di olio. La sua ciminiera si trova praticamente accanto ai tre camini dell’inceneritore, nella zona agricola a nord della città, a ridosso dalla cinta urbana. Gli ambientalisti però sono infuriati. Hanno fatto notare che il comunicato diramato alla stampa ha fatto svanire l’effetto sorpresa del controllo richiesto per la Friel. L’intenzione del primo cittadino l’altro ieri pomeriggio era già stata pubblicata da diversi giornali on line. In ogni caso il sindaco sabato, ieri, ha fatto sapere che “per capire meglio quello che sta succedendo sarà necessario conoscere i risultati del controllo effettuato nell’inceneritore alcuni giorni fa dagli ispettori ministeriali” e che la polizia municipale l’altro ieri di controlli ne ha già effettuati diversi al traffico automobilistico: fermate e sanzionate vetture che avevano la revisione scaduta. Ma la sensazione è che la piaga delle polveri sottili sia invincibile. I dati di quest’ultima settimana forniscono la solita certezza e cioè che sono le attività umane, emissioni industriali, traffico, camini domestici e commerciali, roghi tossici di rifiuti, a creare il problema che poi viene alimentato dall’alta pressione, dall’assenza di vento e dalla morfologia di questi territori pianeggianti, addirittura concavi, stretti tra i rilievi dell’Appennino a nord e a est e il Vesuvio a sud. Del resto lo provano i numeri rilevati dalle tre centraline Arpac ubicate ad Acerra, quelle della zona industriale, della zona semiperiferica (scuola Capasso) e del centro urbano (scuola Caporale, di cui mancano le registrazioni del 15 e del 14 gennaio). Ebbene, da lunedi a giovedi questi strumenti hanno registrato livelli di PM10 fino a più del doppio stabilito dalla legge. Domenica però le centraline di Acerra praticamente non hanno sforato. Solo quella della scuola Capasso ha fatto registrare 52 microgrammi per metro cubo, valore di soli due microgrammi superiore alla soglia di rischio. Allarmanti anche i dati delle polveri più sottili, le PM2.5.