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Le “virtù” della carne di pollo e dei carciofi nelle antitetiche interpretazioni dei “catastrofici” e degli “apostolici”. Pollo e carciofo simboli per i primi della stupidità e dell’incapacità di ribellarsi, per gli altri di una visione serena e filosofica del mondo. L’ideale della lentezza.  Gli orari della Circum e la fisarmonica di Gardel. Ernesto  Calindri, il “Cynar” e il logorio della vita moderna. Il quadro di Friedrich “ Il viandante sul mare di nebbia”.

 

Ingredienti (per 6 persone): kg. 1,5 di pollo; 8 carciofi  accuratamente “nettati”; una manciata di farina; ½ limone, olio, burro, ½ bicchiere di vino bianco secco; 1 bicchierino di liquore Strega; sale e pepe. Salate, pepate e infarinate i pezzi di pollo tagliati come per uno spezzatino, disponete  i pezzi in una teglia grande, con l’olio e con il burro. Quando saranno dorati, aggiungete 2 mestoli di acqua calda, il bicchierino di Strega e il vino. Fate evaporare per un paio di minuti, poi coprite la teglia e fate cuocere a fuoco lento. Intanto, dopo aver liberato i carciofi dalle foglie dure e dal “fieno”, cioè dalla parte interna stopposa, tagliateli a spicchi sottili, e immergete questi spicchi in acqua e limone. A metà della cottura del pollo versate nella teglia gli spicchi di carciofo, e completate la cottura, aggiungendo, se è necessario, dell’acqua calda. ( la ricetta è pubblicata da Domenico Manzon: ci permettiamo di suggerire l’uso di vino bianco secco del Vesuvio, e di sostituire il liquore Strega con il Cynar o con la China Pisanti).

 

La polemica è aperta tra gli studiosi: che, come si sa, si dividono sempre in “catastrofici” e in “apostolici”.  I “catastrofici” partono dal valore metaforico che  si attribuisce, in quasi tutte le regioni d’Italia, al “pollo” e al “carciofo”. Sei un “pollo” e sei  “un carciofo” sono giudizi ironici e  irridenti, e se sono pronunciati con un  certo tono della voce e con una certa espressione del volto, suonano come insulti sanguinosi: poiché  il pollo e il carciofo indicano uno stupido perfetto, da manuale, e fornito per di più di una dose sostanziosa di viltà: il “pollo”, si sa, è un animale poco sveglio e poco coraggioso, insomma “da spennare”, come dicono Gadda e Piovene. Per il  carciofo il discorso è lungo: ci limitiamo a ricordare quel che diceva ironicamente Wittgenstein: “per scoprire il vero carciofo dovemmo liberarlo di tutte le sue foglie”. Il “carciofo” cerca di nascondersi e di dissimulare, ma è vittima predestinata della volontà degli altri. Dunque, argomentano i “catastrofici”, chi mangia pollo con i carciofi è predisposto non solo dalla sua natura, ma anche dagli effetti che il “piatto” produce sugli umori suoi a sopportare con la pazienza di Giobbe una scarrozzata in auto lungo la Tangenziale di Napoli, e un viaggio in un treno della Circum,  in un’ora di punta, in uno di quei convogli che quando si muovono, ballano sui binari, e tu dici, guardandoti intorno, “ mo’ si sfascia, mo’ si sfascia”, anche se non sempre ti riesce di guardarti intorno, perché sei la sardina dello strato più basso in un vagone che è una scatola enorme di sardine schiacciate l’una sull’altra. Ma il pollo e i carciofi non ti consentono di ribellarti, e nemmeno di bestemmiare: bestemmiare gli dei pagani, ovviamente: è meglio chiarire, se no qualche prete,  uno di quei preti che tutt’al più ha letto, in traduzione italiana, un riassunto del Vangelo di Marco – il più facile da comprendere – mi accusa di ateismo e di induzione alla blasfemia. Di questi tempi, sono accuse che in Italia possono aprirti le porte del carcere. I carciofi non solo ti aiutano a sopportare, ma ti inducono all’ipocrisia, a mentire a te stesso e agli altri, a dire a chi si lamenta, strepita e bestemmia che  i lavori sulla Tangenziale andavano fatti, e che tra poco sui binari della Circum sfrecceranno i treni nuovi: spaccheranno il minuto.

Gli “apostolici”, invece, che  hanno letto Ateneo, Plinio e i professori dell’ Istituto Agrario di Portici, sostengono che la carne di pollo e il carciofo inducono l’animo e la mente in quello stato di serenità filosofica a cui faceva riferimento, in una famosa pubblicità degli anni ’70, Ernesto Calindri, quando attribuiva al bicchierino di  Cynar  il potere di combattere contro il “logorio della vita moderna”.  Questo stato di serenità dispone i viaggiatori  della Circum e della Tangenziale a “sentire “ il fascino della lentezza, l’epos della sosta, la profonda sostanza culturale del fatto che gli orari della Circum cambiano di momento in momento, con un ritmo che ricorda la fisarmonica di Carlos Gardel quando suona “A media luz”. Tu, fermo nella tua auto per molti interminabili minuti sui ponti della Tangenziale, hai tutto il tempo di osservare il mondo intorno a te, squarci del paesaggio, un vasto campionario di donne e di uomini, e espressioni sincere e immediate di sentimenti, impulsi e pensieri che nemmeno il teatro di Viviani e di Eduardo potrebbe regalarti; e noti che quasi tutti gli automobilisti non cercano di distrarsi smanettando sul cellulare, ma hanno lo sguardo fisso in avanti, verso la meta: lo stesso atteggiamento che Caspar David Friedrich diede al suo “viandante su un mare di nebbia”, nel quadro che è la “bandiera” della filosofia romantica (v. foto in appendice). Ti senti non vittima di un disastroso disservizio, ma finalmente padrone delle tue relazioni con la società. Nella Circum e sulla Tangenziale  puoi dire di aver conosciuto, finalmente, il mondo e te stesso.

I miracoli della carne di pollo, dei carciofi e del bicchierino di  Cynar o di China Pisanti. E della Circum , e della Tangenziale di Napoli.