Perché strade di Ottaviano portano il nome di Oreste Bordiga e di Camillo Peano

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Dopo l’eruzione del 1906, mentre alcuni membri della Commissione nominata dal Ministero dell’Interno proponevano che ciò che restava di Ottajano venisse definitivamente demolito e che gli Ottajanesi venissero trasferiti nell’agro romano, Oreste Bordiga e Camillo Peano si schierarono a favore del Comitato “Pro Ottajano” e fecero in modo che la città venisse ricostruita e risorgesse dalle ceneri del Vesuvio.

 

Oreste Bordiga fu un importante studioso di agronomia e della civiltà agricola italiana: tale era la sua preparazione che, ancora giovane, ottenne dalle “Assicurazioni Generali” di Venezia il prestigioso incarico di perito estimatore. Nel 1884, vincitore di concorso, divenne professore di estimo rurale e di contabilità agraria presso la Regia Scuola di Agricoltura di Portici; e di questa Scuola fu direttore dal 1903 al 1906 e dal 1917 al 1920. Nel 1909 pubblicò i documenti conclusivi dell’“Inchiesta parlamentare” sulle condizioni di vita dei contadini della Campania: Bordiga era stato uno dei tecnici della commissione che aveva condotto l’inchiesta.“ Da Resina a Ponticelli a Sant’Anastasia – scrisse Bordiga – i contadini vivono nei ‘bassi’ dei cortili, con  il lastrico di calcestruzzo, non di rado inferiore a quello esterno, ‘avente luce dalla porta di entrata, con finestrella laterale. Infiniti sono i diritti in comune di forni, cortili, passaggi, latrine, pozzi e cisterne. In angoli nascosti vi sono le stalle, e, dove non lo vietano i regolamenti municipali, anche i porcili”. Bordiga citò come esempio via Trentola a Resina, ” lungo e stretto budello avente a dritta e sinistra numerosi cortili “, che era diventata tristemente famosa per le stragi che vi fecero le epidemie coleriche del 1884 e del 1887. ” Migliori sono le condizioni di Somma, di Ottajano e di San Giuseppe, paese di agiati negozianti di bestiame “. Bordiga osservò, tra l’altro, che la proprietà terriera risultava in Campania eccessivamente frammentata. “ Nel 1906 c’erano a Ottajano 3640 proprietari terrieri, l’87 % dei quali non possedeva più di un ettaro: la coltura dominante era quella del seminativo arborato e del vigneto consociato, mentre il 65% della superficie era occupata dal bosco ceduo.”. Il direttore della Scuola di Portici conosceva bene Ottajano.Dopo l’eruzione del 1906 Filippo Turati propose, sulla “Tribuna Illustrata”, di trasferire gli Ottajanesi “in una plaga dell’agro romano”, perché era una “certezza che Ottajano non sarebbe più risorta dalle ceneri del Vesuvio”. Il re Vittorio Emanuele III, che si era recato a Ottajano durante l’eruzione, condivideva la certezza di Turati e si accingeva a preparare il decreto per il trasferimento definitivo: ma il Comitato “Pro Ottajano”, grazie all’intervento del duca Amedeo d’Aosta e del generale A. Diaz, riuscì a convincere il comm. Nicola Miraglia, presidente del Reale Istituto di Incoraggiamento, perché ascoltasse il parere degli esperti. E Oreste Bordiga e Giuseppe Frojo diedero ragione al Comitato “ Pro Ottajano”: dopo un anno le vigne, i frutteti e gli orti avrebbero prodotto uve, mele e ortaggi ancora più preziosi, a patto che Ottajano venisse liberata, al più presto, dai mucchi di cenere e di lapilli. Non appena lesse la relazione degli esperti, Camillo Peano, che era membro della Commissione ministeriale, dispose che non venissero costruite più baracche, ma si provvedesse immediatamente a definire un progetto per la nuova Ottajano,  per avviare la ricostruzione di case, strade e quartieri. Inoltre, Camillo Peano confermò Gustavo Durelli, che era “comandante di zona”, alla direzione dei servizi civili, tenuta fino a quel momento dal commissario prefettizio cav. Pennella, uno dei membri della Commissione ministeriale “che avevano il programma di distruggere Ottajano”. Nel 1907 Camillo Peano, in qualità di Capo di Gabinetto del terzo governo Crispi, fece in modo che il governo finanziasse interventi eccezionali per la ricostruzione della stazione della Vesuviana e della linea ferroviaria. Pare dunque giusto che Ottaviano abbia intitolato una strada a Oreste Bordiga, così come molti anni fa una strada era stata intitolata a Camillo Peano, e una piazza a Gustavo Durelli.