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Trump prima fomenta le sconce violenze di Washington e il giorno dopo condanna i violenti. Nel 2003 Umberto Eco spiegò che nella società globale e “virtuale” i politici populisti – lui esaminava il “modello” Berlusconi – adottavano le tecniche di comunicazione dei venditori di automobili e si servivano frequentemente dell’”arte” della provocazione, “tanto meglio se inconcepibile e inaccettabile”. Che dire di un politico che il giovedì usa la mascherina con l’immagine di Trump e il venerdì gira per Palermo con una mascherina su cui è impressa una foto di Borsellino….. La tecnica della “distrazione”, che in verità viene adottata anche dai politici non populisti.

 

Dunque, Donald Trump, il giorno dopo, prende le distanze dal drammatico “spettacolo” che i suoi seguaci, da lui istigati, hanno interpretato  a Washington. E sgrida i violenti: “Voi non rappresentate l’America”. In un saggio pubblicato da “MicroMega” nell’aprile del 2003 Umberto Eco spiegò limpidamente in che modo Silvio Berlusconi stava realizzando un nuovo modello di colpo di Stato, un modello che i Francesi chiamarono “pedegisme”, dalla sigla “pdg”, che indica il “presidente direttore generale, il boss, il manager, il capo assoluto di un’azienda”. Questo “pedegismo” prevedeva di convincere il Paese che i personali interessi di Berlusconi coincidevano “con quelli della comunità nazionale”. In realtà Berlusconi ebbe il merito, diciamo così, di far capire a tutti che nella società globale e “virtuale” i populisti, gli aspiranti “tiranni” e gli amanti del colpo di Stato non avrebbero più usato armi, carcere e deportazioni per abbattere i sistemi democratici: anzi le masse si sarebbero facilmente persuase che continuavano a vivere in democrazia. Umberto Eco spiegò ai lettori, prima di tutto, che non dovevano farsi ingannare dall’abitudine dei politici populisti di dire “il lunedì una cosa e il martedì il suo contrario”: non era inesperienza, non era inclinazione “alla gaffe”: era, invece, “una strategia complessa, avveduta e sottile”: la “tecnica del venditore di automobili”. Che fa il venditore? Prima dice al cliente che quell’automobile è un bolide e richiede una guida sportiva: ma, non appena si accorge che il cliente ha “cinque bambini piccoli e una suocera invalida”, senza scomporsi incomincia a spiegare che quell’automobile vuole una guida sicura ed è fatta per la famiglia. Poi aggiunge che i tappetini li dà gratis: egli sa che il cliente si concentrerà solo sulla proposizione che gli interessa, dimenticherà le altre e non avrà il tempo di accorgersi delle contraddizioni del venditore: che però deve parlare “a catena e a mitraglia”, senza fermarsi mai, per non dare al cliente il tempo di fare obiezioni. Berlusconi insegnò ai populisti che è necessario “produrre una provocazione al giorno, tanto meglio se inconcepibile e inaccettabile.”. Le provocazioni consentono di occupare le prime pagine dei giornali, l’apertura dei telegiornali e il centro dell’attenzione. “In secondo luogo la provocazione deve essere tale che le opposizioni non possano non raccoglierla, e siano obbligate a reagire con energia. Riuscire a produrre ogni giorno una reazione sdegnata delle opposizioni permette a Berlusconi di mostrare al proprio elettorato che egli è vittima di una persecuzione”. Il signor Salvini, che l’altro ieri usava una mascherina con l’immagine di Trump,  oggi gira per Palermo con una mascherina su cui è impressa l’immagine di Paolo Borsellino: il PD contesta, e il capo della Lega ribatte che se quelli del Pd fanno polemica anche su “una figura eroica come Borsellino, allora sono fuori dalla storia”. Salvini sa bene che quelli del PD non ce l’hanno con Borsellino,  ma a lui interessa confondere le acque. Credo che  dovrebbe prestare attenzione alla riflessione di Eco sull’ “arte della provocazione” la conduttrice di un “salotto” TV, che è brava, ma non sa resistere all’impulso di scagliare frecce, ogni sera, contro Salvini e contro la Meloni. Bisogna evitare che i populisti possano esercitare a loro piacimento sia il trionfalismo che il vittimismo: tra non molto i “trumpisti” diranno che lo spettacolo sconcio di Washington è stato organizzato da democratici travestiti e che Trump è la vittima di una sporca congiura ordita dalla “casta” che manovra Biden e dai “media” asserviti. Secondo Umberto Eco, Berlusconi e i populisti usavano anche la tecnica della distrazione, che consiste – scrisse Noam Chomsky – nel “deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle èlites politiche ed economiche attraverso un diluvio di informazioni” in sé insignificanti, ma capaci di sollecitare la curiosità dell’opinione pubblica. In realtà la tecnica della distrazione i politici la usano da sempre, fin dai tempi di Giulio Cesare. L’uso è diventato un abuso in questi tempi di guerra contro il virus: e politici di ogni livello e di ogni colore spesso hanno abusato della tecnica in modo goffo e rozzo.

E’ possibile opporsi vittoriosamente alle strategie dei populisti? Secondo Umberto Eco è possibile. In che modo? Alla prossima.