Per il concerto del “Lions Club” di San Giuseppe la voce “filologica” di Ferdinando Guarino

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Lo scopo del concerto  che si è tenuto martedì è stato illustrato in un post dalla presidentessa del “Lions Club” di San Giuseppe Maria Lucia Ambrosio:” È importante non perdere mai il senso dell’ appartenenza, sentirsi parte di una terra che, per quanto malridotta, derubata, bistrattata, violentata, è sempre la nostra terra. La memoria storica, il filo che ci lega ai nostri avi va rinsaldato e non spezzato, far conoscere e non far dimenticare chi siamo e da dove veniamo è un compito fondamentale per dare ai giovani il senso dell’ appartenenza, far scattare in essi il senso dell’ orgoglio e il desiderio del riscatto. La raccolta fondi, per cui è stata organizzata questa serata- spettacolo, mira proprio a realizzare un service che cercherà di far conoscere e di divulgare le nostre radici.

 

 

Il “Lions Club San Giuseppe Terre del Vesuvio” ( distretto 108 ya, III circoscrizione) la speranza che si torni alla normalità e che si riprenda il viaggio per costruire il presente e il futuro ha voluto esprimerla nel modo più suggestivo, e cioè con il concerto di Ferdinando Guarino “La canzone di Napoli dalle Villanelle al ‘900”. E di questa decisione bisogna ringraziare i soci tutti del “Lions Club” e la Presidentessa, Maria Lucia Ambrosio, che con poche parole e con molti fatti – così vogliono la sua personalità e il suo stile – copre un ruolo sempre più importante nel panorama culturale delle terre vesuviane. Ferdinando Guarino non è solo un cantante, è anche uno storico della canzone napoletana: e la conoscenza profonda della storia delle canzoni gli permette di fare una raffinata “lettura” dei testi, degli accordi, e di cogliere nelle parole napoletane del tempo che fu i segni di una forte capacità di produrre suggestioni: una “lettura” che conosce tutti i toni, il malinconico, l’appassionato, l’ironico.

Guarino ha cantato alcuni versi di “So’ le sorbe e le nespole amare”, una “tarantelluccia” composta nel  Settecento da Leonardo Vinci e che è densa di immagini di quell’antifemminismo che venne forgiato da un certo Illuminismo.  Le “femmene toste” sono come “le sorbe e le nespole amare”, ma tempo e purchie le fanno ammullà’.”: tempo e danaro le renderanno “morbide”. La voce di Guarino ha suggerito una interpretazione ironica del durissimo verso, e le signore presenti non si sono offese.  Il suo autentico “sentire” per le donne il cantante lo ha fatto capire interpretando con una magistrale intensità, e con quella che Paliotti chiamava “l’arte della pausa”, alcuni significativi  passaggi di “Era de maggio”, di “Reginella”, di “Carmela”. La chitarra “parlante” del Maestro Filippo Vitiello e la voce di Ferdinando Guarino hanno magicamente trasformato in azione scenica gli accenni di “Te voglio bene assaie” e della “Rumba d’’e scugnizze”. Di Ferdinando Guarino questo scrivevo due anni fa: “ Guarino è laureato in “Discipline delle arti e dello spettacolo” e in “Beni Culturali e Scienze dello Spettacolo”: egli è, da regista, da giornalista e da storico, uno studioso profondo della civiltà napoletana: tra l’altro, ha scritto pagine di notevole sostanza su Roberto Bracco, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani e su Eduardo. Tutte le sue idee sulla napoletanità si sintetizzano nel realizzato progetto della compagnia teatrale “Vantanapoli” e trovano forma concreta nella sapienza con cui la sua voce  interpreta il ritmo complesso e il variare dei toni di “Fenesta Vascia”  e la smagliante invenzione verbale che permise a Di Giacomo di fare di “Era de Maggio” un capolavoro destinato a cambiare la storia della canzone napoletana.  Guarino è riuscito, con la sua interpretazione, a illustrare ai presenti la correttezza dell’intuizione di Vittorio Paliotti, che vide nei versi di “Santa Lucia luntana” una musica ancora più intensa e originale di quella creata con le note: insomma, il testo del capolavoro composto da E.A. Mario nel 1919 risulterebbe un canto anche se venisse solo recitato”. La lunga citazione serve come conferma della sapiente coerenza dell’arte e degli studi di Ferdinando Guarino. La magia della musica: le note del canto  risuonavano ancora, anche dopo la fine del concerto di martedì, tra le delicate ombre dello splendido giardino di Villa Sant’Andrea, “teatro” anche del “buffet” che ha concluso la serata nel segno dell’armonia.