Cicciano ricorda Francesco Petillo e il suo splendido “Compendio” della storia della città

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Mercoledì sera, al Centro Nadur, l’ Amministrazione di Cicciano e le associazioni hanno ricordato Francesco Petillo, storico della città, deceduto nel marzo di quest’anno, autore del “Compendio storico” di cui hanno parlato la moglie dell’autore, Maria De Riggi, e Domenico Campolongo, Ugo De Flaviis e Carmine Cimmino. Cimmino ha sottolineato l’importanza del metodo storiografico adottato dal Petillo.

 

La manifestazione, organizzata dall’ Amministrazione Comunale di Cicciano e dalla “Pro Loco”, si è aperta con i saluti del sindaco, Giovanni Corrado, e dall’assessore alla Cultura, Lucia Marotta, i quali hanno ricordato la passione con cui Francesco Petillo aveva condotto le sue ricerche sulla storia di Cicciano. “In memoriam”, l’Amministrazione Comunale ha consegnato alla signora De Riggi una pergamena, e una targa è stata offerta dalla “Uni Tre” di cui la De Riggi è presidentessa. Nel corso della serata la signora ha ricordato, controllando a fatica la commozione, l’amore per la sua terra che spinse il marito a condurre complesse ricerche d’archivio e a scrivere un gran numero di pagine sulla storia della sua città, anche perché egli era fermamente convinto del fatto che non c’è futuro per chi non conosce il passato, e che questo vale soprattutto per le giovani generazioni. La passione di Francesco Petillo è stata sottolineata, da diversi punti di vista, anche da Ugo De Flaviis, discendente di una famiglia che svolse un ruolo importante nelle vicende della Cicciano dell’’800, e da Domenico Campolongo, che con il Petillo e con Luca De Riggi pubblicò il “Catasto onciario di Cicciano del 1746”. Entrambi gli oratori hanno ricordato che la conoscenza della storia del passato, se diventa solido patrimonio della comunità, può influire positivamente anche sull’economia del territorio, perché attira turisti e visitatori. Carmine Cimmino ha parlato del metodo storiografico che Petillo ha adottato nel comporre il suo “Compendio”: un metodo, ha detto Cimmino, su cui hanno influito certamente le idee di Erwin Panofsky sull’importanza dei “dettagli” e le riflessioni di Marc Block e di Ferdinand Braudel sulla “storia bassa”. Nella “Lettera  ai Lettori” che fa da premessa a un’altra opera del Petillo, pubblicata nel 2011, “ Atti, fatti e notizie su Cicciano e la sua gente”,  lo storico scrisse : “io credo che la storia di un paese, la cosiddetta microstoria, sia fatta di tante piccole notizie, semmai al momento anche banali, ma che con il passar del tempo e messe insieme acquistano un significato completamente diverso”.  In queste parole, ha detto Cimmino, è già prefigurato il metodo che Petillo ha adottato nel “Compendio”:  raccontare duemila anni di storia attraverso singoli episodi, scelti con sapienza, perché ricchi di riferimenti ad aspetti molteplici della realtà del tempo, e quindi adatti a costruire un sistema organico di collegamenti e ad illustrare tutti i livelli della società. Prendendo a prestito un’espressione di un famoso critico d’arte, David Freedberg, Cimmino ha definito “circolare” la struttura del “Compendio”: una struttura che può realizzare solo uno storico che ha una completa visione di insieme. E dunque il Petillo scrive dei mestieri ciccianesi, dei contadini e dei nobili,, della vita che quotidianamente si svolgeva nelle trattorie, delle liti dei farmacisti, delle discussioni politiche che si tenevano nelle farmacie: egli “vede” le ragioni profonde del “genio” della sua città nel mulino e nel pastificio Russo, e nella sistemazione delle strade, nelle alluvioni che costituiscono un dramma secolare di Cicciano, e nelle trasformazioni che le eruzioni vesuviane produssero nell’economia agricola del territorio. Da un “dattiloscritto del 1944”, di autore ignoto, Petillo trae una splendida descrizione del mercato che si teneva in piazza “Principe Amedeo”: egli trascrive affascinato “il ritratto” della “soffice” piazza, “ornata di oleandri e di acacie”, trasformata in “un vivaio di policrome tende e di larghi banchi di vendita”. Cimmino rivela di aver trovato negli archivi numerosi documenti sui mercanti ottajanesi che nell’ Ottocento frequentavano il mercato di Cicciano e promette che esporrà queste carte nell’Istituto scolastico di Cicciano di cui è Dirigente la prof.ssa Maria Rosaria Caiazzo. La Dirigente, che promuove progetti e iniziative di ampio respiro, si dichiara felice di mettere a disposizione, per la mostra, gli spazi dell’Istituto. “Francesco Petillo – conclude Carmine Cimmino – sa descrivere i fatti e le cose: aveva una rara virtù, quella di “sentire” la voce delle cose”, e di parlarne con la concretezza di un abile disegnatore”. Alla fine della manifestazione, uno dei presenti ha chiesto a Cimmino se sapeva che Petillo amava disegnare e dipingere. Cimmino ha risposto che non lo sapeva, che aveva conosciuto Petillo solo attraverso i suoi libri, ma che, per chi legge con attenzione, non è difficile capire che gli occhi di Francesco Petillo “vedevano” sostanza, disegno e colori delle cose.