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Parco Nazionale del Vesuvio

Si è tenuta ieri la conferenza stampa in cui sono stati presentati i dati di questo 2020 relativi agli incendi e a tutti i dispositivi utilizzati per il contrasto e la prevenzione sul territorio del Parco Nazionale del Vesuvio.

All’evento hanno partecipato alcuni tra i professionisti che ogni giorno lavorano per tenere al sicuro non solo l’intero Parco Nazionale ma anche le aree circostanti che si trovano al di fuori del perimetro del Parco stesso. Presenti all’incontro : il dott. Agostino Casillo Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, il dott. Stefano Donati Direttore dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, il dott. Marco Ghimenti Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco, il dott. Marco Mei  responsabile regionale AIB dei VV.UU, la dott.saa Claudia Campobasso Dirigente Staff protezione Civile emergenza e post emergenza Regione Campania e il prof. Alfonso De Nardo del Consorzio Universitario per la previsione e la prevenzione di grandi rischi di Salerno.

L’anno 2017, come tutti ricorderanno, è stato un periodo davvero complicato in materia di incendi, è servito però per migliorare ed incrementare il lavoro dei professionisti e tutti i mezzi a disposizione che sono stati utilizzati da quel momento in poi come sottolineato dal Presidente dell’ente Casillo.
L’anticendio boschivo è un progetto che comprende l’assoluta collaborazione tra tutti gli organi istituzionali competenti e la condivisione, tra questi, di dati e informazioni necessari alla sopravvivenza del Parco. L’Ente del Parco Nazionale del Vesuvio ha provveduto in questi anni a continui investimenti con risorse economiche e aumento della forza lavoro.
Marco Mei, dirigente responsabile del servizio Antincendi Boschivi dei Vigili del Fuoco, ha illustrato il  lavoro svolto da queste figure istituzionali che rappresentano una delle forze fondamentali per l’anticendio boschivo. La stretta collaborazione con il Parco del Vesuvio siglata da una convenzione che dura da ormai tre anni, ha portato grandi miglioramenti sul campo grazie anche ai nuovi dispositivi utilizzabili, tra cui il nuova sistema di videosorveglianza, per cui i Vigili del Fuoco hanno potuto svolgere il proprio lavoro completando interventi in maniera più rapida ed efficace. Il dottor Mei ha  fatto riferimento  anche delle squadre itineranti che intervengono sul territorio con automezzi di vigilanza permanente, evidenziando la continua presenza che si tramuta in tempestività di intervento sul campo.
Gli incendi, però, spesso risultano essere colposi o dolosi, come gli incendi di rifiuti che secondo i dati riportati dal Mei erano in passato quasi 1550 nella sola provincia di Napoli, numero che grazie alla videosorveglianza è diminuito in maniera esponenziale negli ultimi anni.
Il progetto AIB, la nuova campagna per il piano antincendio boschivo, è partito ufficialmente lo scorso giugno ed è caratterizzato da interventi forestali per la ricostruzione di habitat naturali distrutti dagli incendi e da numerose campagne di sensibilizzazione. Gli ottimi risultati avuti negli ultimi anni, come specificato dal Direttore dei Vigili del Fuoco della Campania, Marco Ghimenti, è frutto della consapevolezza delle situazioni, del lavoro che bisogna svolgere e della cooperazione dell’ente, dei vigili del fuoco, della protezione civile comunale, della SMA Campania e dei DOS, che assicurano la direzione delle operazioni di spegnimento degli incendi attraverso il coordinamento dei mezzi terrestri e aerei. Questi organi, che si occupano della salvaguardia e della protezione del territorio, si sono concentrati soprattutto sulla prevenzione e sugli eventuali interventi, tesi sostenuta anche dalla dottoressa Claudia Campobasso, dirigente staff della Protezione Civile della Regione Campania. La mancanza di nuclei di protezione civile in tutti i 13 paesi interessati risulta essere però ancora un punto a sfavore in quanto il lavoro svolto da questo collettivo risulta essere fondamentale per combattere gli incendi. La Campabasso si è soffermata  su tutta la macchina organizzativa degli ultimi anni sottolineando la sinergia tra gli organi in continua collaborazione. Bisogna sempre guardare avanti, questo è certo, migliorarsi e stare al passo con i tempi ma questo 2020 è stato sicuramente un anno positivo in cui si è riusciti a contenere i danni, confermandosi un buon punto di partenza per il nuovo anno.
Com’è noto, il periodo più sensibile agli incendi boschivi è quello estivo, che va da giugno-luglio a settembre, dove la pericolosità è al massimo rispetto al resto dell’anno. La dottoressa fa riferimento però anche ai mesi invernali: “Non bisogna sottovalutare il mese di marzo perché sarebbe un grave errore, un periodo delicato perché purtroppo non essendo considerato di massima pericolosità, spesso non abbiamo a disposizione tutte le forze lavoro di cui in realtà necessiteremmo, mettendo in pericolo il territorio con interventi sicuramente più lenti e macchinosi”.
Risultano essere circa 2000 gli incendi totali da luglio a settembre. Nel Parco Nazionale la media del 2017 è di 27 incendi ma nonostante l’anno molto complicato è comunque un numero positivo rispetto al decennio precedente. Secondo i dati dell’Ente del Parco Nazionale del Vesuvio, quest’anno ci sono stati picchi nei mesi di luglio e settembre nel comune di Torre del Greco che si riconferma al primo posto tra tutti i paesi più colpiti dagli incendi; anche Ottaviano, Somma Vesuviana ed Ercolano però rientrano tra i paesi che hanno subito più incendi negli utimi 10 anni.
Per le aree colpite dagli incendi, dopo il tempestivo intervento di professionisti, si attua, secondo il Direttore dell’ente del Parco Stefano Donati, una bonifica e una messa in sicurezza, ovvero un progetto di rinaturalizzazione e riforestazione per il recupero ambientale come stabilito dal Protocollo di Intesa tra L’ente Parco, la città Metropolitana di Napoli e il reparto dei Carabinieri per la Biodiversità di Caserta.
Grazie anche alla collaborazione dei privati che investono per salvaguardare e proteggere l’ambiente, il Parco ha potuto realizzare isole autoctone resilienti agli incendi per permettere il reinserimento di determinate specie animali e la conseguente futura continuità di flora e flauna.
La prevenzione e i conseguenti interventi sugli incendi però non basta. Secondo la dottoressa Campobasso c’è bisogno della massima sensibilizzazione in materia di incendi boschivi con tutto l’impegno possibile da parte dei sindaci dei comuni interessati per avvicinare i cittadini alla cultura della difesa dell’ambiente e del proprio territorio aumentando anche l’interesse sulle associazioni di volontariato che rappresentano le cosiddette “sentinelle” sul territorio con una continua azione di controllo per una maggiore rapidità di intervento.