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OTTAVIANO – È mercoledì 15 settembre 2021 ed oggi per le studentesse e gli studenti di Ottaviano è di nuovo il primo giorno di scuola.
Non uno come tanti, questo è certo: dopo un anno e mezzo di pandemia, di lezioni svolte tramite la didattica a distanza, di confusione psicologica e di distaccamento dalla propria realtà quotidiana, finalmente si ritorna tra i banchi di scuola.
Ciò che rende reale l’emozione del rientro è sentire le percezioni le sensazioni dei ragazzi che stamattina attendevano l’apertura dei cancelli: “Non ci posso credere che stiamo realmente tornando a scuola, è una sensazione così strana che non riesco a spiegarla – racconta una ragazzina delle scuole medie – ieri sera non riuscivo a dormire, ero troppo nervosa, così ho scritto alle mie amiche e ho scoperto che anche loro erano ancora sveglie”  continua la ragazza con entusiasmo. Un nervosismo certamente positivo condiviso con le proprie amiche, una testimonianza pura di vicinanza e condivisione.
“È bello ritornare in classe, mi sono mancati anche i professori”  racconta ridendo un ragazzo, diventando però serio un attimo dopo, dimostrando di aver capito l’importanza dell’ambiente scolastico nonostante la giovane età  “chi l’avrebbe mai detto che saremmo veramente tornati a scuola! Sono felice però, perché fare lezione a casa è completamente diverso, non le guardi veramente negli occhi le persone con cui parli, sei distante e si sente.”
Parole che stupiscono perché provengono da un ragazzo di 12 anni ed è difficile immaginare una profondità di pensiero tale da far venire i brividi. Eppure c’è eccome e ciò che rende la situazione ancora più reale è la condivisione dei propri sentimenti.
“Con l’inizio della pandemia mia figlia ha iniziato a soffrire di ansia – racconta visibilmente commossa una mamma – lei se la immagina una bambina di 11 anni che trema perché non è in grado di gestire psicologicamente questa situazione? È stato un periodo veramente brutto che abbiamo superato grazie all’aiuto di di professionisti del campo e di alcuni professori che sono stati davvero brillanti nel gestire questa situazione, li ringrazierò per sempre.”
Racconti di sensazioni e vicende che a volte sono difficili da rivivere, che rispecchiano però la realtà di molti studenti e che è giusto vengano raccontati: ansie, paure, attacchi di panico, sono solo alcune della conseguenze che questa pandemia ha lasciato e che hanno colpito tantissimi giovani (e non), lasciando delle cicatrici apparentemente non visibili. Periodi negativi che pian piano diventano solo un ricordo. Si riprende la propria quotidianità, ognuno con i propri ritmi, con i propri tempi e si cerca di imparare di nuovo a stare insieme, a condividere, a comunicare guardandosi negli occhi.
Chi sostiene che la scuola in presenza non sia necessaria non sa quello che dice e la testimonianza diretta dei ragazzi ne è la prova. Tutta la sensibilità dei giovani si percepisce dagli occhi e dal tono di voce che ogni tanto ha qualche sbavatura, come se si volesse nascondere un’emozione che si sente tutta.
I ragionamenti fatti dai ragazzi ed aver condiviso la propria percezione è sinonimo di vicinanza, quella stessa vicinanza che non hanno potuto provare per mesi, che gli è stata negata per forze di causa maggiore e che ora, si spera, ritroveranno nuovamente tra i banchi di scuola.