Nel 1668, tra un notevole afflusso cittadino e l’alto numero dei forestieri e sotto l’effetto sonoro della musica e dello sparo di fuochi artificiali, la solenne processione di San Michele Arcangelo uscì dalla Chiesa Madre, accompagnata per le vie cittadine da uno splendido vessillo di seta del 1662. Il pallio, in particolare, fu portato da un sacerdote e dagli Eletti: il primo a nome del feudatario, i secondi a nome della cittadinanza.
Ieri e oggi, ogni atto pubblico – spiega il prof. Luigi Iroso – è pieno di notevoli significati sottesi, che mirano a sottolinearne la spiccata rilevanza, finalizzata non solo a conferire la massima visibilità agli attori, ma anche a legittimarne il sistema politico esistente. Nei due aspetti inscindibili – continua Iroso – il potere costituito si legittima ancora di più agli occhi esterni e si configura nei termini di controllo assoluto nei confronti di qualsiasi tentativo oppositivo. Tale tendenza risulta, quanto mai accentuata, nel XVII secolo, quando tutto gravitò nella voluta tendenza alla pomposità barocca, alla grandiosità e alla magnificenza, in cui si identificarono quanti concorsero a farne parte apicale o mediana e a seguirne, pedissequamente, la scia lungo il tragitto predeterminato.
Nell’antico feudo di Ottaviano, tale aria epocale fu esaltata con una sua singolare specificità, come attestano in maniera corposa i volumi scritti in proposito dai proff. Carmine Cimmino e Luigi Iroso, antesignani di una dettagliata ricostruzione fondata, opportunamente, su documenti di prima mano. Riguardo all’ Ill.mo prof. Carmine Cimmino, la Città di Ottaviano dovrebbe seguire attentamente i suoi dotti suggerimenti, in quanto, intrisi di vera storia, hanno la particolarità di poter spingere la comunità a un degno miglioramento.

Con analogo spirito di ricerca, attuata nell’Archivio di Stato di Napoli dal dott. Attilio Giordano, appassionato storico del Seicento, sono state rinvenute preziose testimonianze della storia passata, ove si segnala un inedito documento del notaio Carlo dell’Annunziata, datato 18 maggio del 1662 – XV indizione, in occasione della realizzazione di un nuovo vessillo in seta con l’immagine di San Michele Arcangelo, glorioso protettore della detta terra, grazie al contributo finanziario collettivo (ASNA, Notai del XVII secolo, 434 – 7, notaio Carlo dell’Annunziata, anno 1662).

L’attenta lettura del documento ingiallito, se analizzato nei singoli passaggi, offre l’occasione per coglierne i molteplici aspetti intrinseci, speculari della società ottavianese di quell’epoca. Innanzitutto la cerimonia – previa licenza ottenuta precedentemente dal molto reverendo Arcipresbitero locale – si svolse nella chiesa parrocchiale di San Michele e, precisamente, sull’altare maggiore, dove al cospetto notarile si presentò da una parte il Magnifico Carlo Giordano che, nelle vesti di agente del feudatario Ottaviano de’ Medici, si costituì come rappresentante tanto di se stesso e dei suoi familiari, quanto anche per parte di alcune particolari persone, cittadini ed abitanti di detta terra che hanno concorso alla raccolta delle elemosine.

Dall’altra parte, invece, il clero sfilò secondo l’ordine graduale dei singoli ruoli occupati: il primicerio della suddetta chiesa d. Augustino Iovino, di cui si accentua la priorità culturale anche nel settore giuridico e medico, che a sua volta presentò don Tiberio de Lugo, don Vincentio de Annuntiata e don Octaviano de Leone, rettori curati, con don Augustino Scuterio (diventerà Scudieri?), loro confratello assente, nonché in rappresentanza di tutti gli altri sacerdoti assenti. A fronte di questa cangiante rappresentanza, d. Carlo Giordano ribadì che il diritto e il possesso dell’effigie ed immagine di San Michele con bastone appartengono a detti particolari cittadini nel rispetto pieno di alcuni patti incontrovertibili e debitamente illustrati.
Tra questi obblighi, apriamo una parentesi, vigevano, a carico del primicerio, la perfetta conservazione del vessillo e il suo dispiegamento durante la festività del santo protettore, di altri santi del territorio e del distretto. Nello specifico, inoltre, toccava al feudatario e ai rappresentati politici locali la designazione della figura dell’alfiere, cui competeva la responsabilità della consegna ufficiale, sia in uscita che in entrata, dell’emblema sacro. Naturalmente, la relativa processione prevedeva la presenza obbligatoria di una compagnia a piedi di soldati con gli ufficiali, schierati nella parte anteriore del corteo. Cornice indispensabile era lo sparo dei fuochi artificiali, che gareggiava con il tripudio felice degli spettatori.

Ritornando alla donazione, subito dopo, in seguito alla solenne promessa di obbedire a quanto stabilito, avvenne la cerimonia conclusiva: Carlo Giordano, genuflesso davanti all’altare, baciò il vessillo e lo consegnò ai sacerdoti presenti, al cospetto del giudice a contratto Ioanne Felice Finelli e dei testimoni Francesco Guastaferro, Tommaso Boccia, il chierico Gregorio Finelli, mastro Anello Bonavita, Tommaso Picone e mastro Cesare Iuliano.
Rimane, sul documento del tempo, la postilla finale (sanctio) contenente la pena che poteva scattare nel caso dì inosservanza di quanto previsto, allorché dovevano intervenire, in surroga, gli economi della locale Cappella o Confraternita della Santissima Concezione.

A riguardo alle disposizioni previste, una conferma di fatto fu la solenne celebrazione della festività patronale avvenuta sei anni dopo, precisamente nel 1668, allorché tra altri documenti se ne riscontra fedelmente lo svolgimento con corrette modalità operative. Infatti, sotto l’effetto sonoro della musica e dello sparo di fuochi artificiali, procedeva la compagnia di soldati capitanata da Giuseppe del Giudice e dell’alfiere Carlo Giordano; seguiva la processione con la statua di San Michele, accompagnata per le vie cittadine; il pallio era portato da un sacerdote e dagli eletti, il primo a nome del feudatario, i secondi a nome della cittadinanza. Nel bilancio positivo della manifestazione, infine, entravano a buon diritto il notevole afflusso cittadino e l’alto numero dei forestieri.

