Nuova legittima difesa: il testo approvato alla Camera

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La proposta di legge che riconosce come legittima difesa la reazione alle rapine notturne ottiene il primo via libera del Parlamento.

L’aula della Camera ha approvato la nuova legge sulla legittima difesa, dopo svariati mesi di rinvii, con 225 Sì, 166 No e 11 astenuti. A favore hanno votato Pd, Ap, Civici e innovatori. Contrari M5S, Forza Italia, Lega Nord, Mdp, Sinistra Italiana-Possibile e Fratelli d’Italia. Astenuti Centro democratico e Psi.

Punto cruciale della discussione l’emendamento con cui il Pd ha messo d’accordo i centristi e inizialmente anche Forza Italia, mentre la Lega Nord ha continuato a dare battaglia. Poi in serata il dietrofront del Cavaliere, che ha seguito la linea leghista dell’automatismo fra assalto in casa e legittima difesa (giorno o notte che sia) e ha bocciato le modifiche proposte dal relatore di maggioranza David Ermini (Pd).

Gli emendamenti dei democratici hanno comunque ampliato la possibilità di ricorrere all’uso delle armi da parte della vittima. Il primo emendamento, infatti, prevede che per la vittima di un’aggressione la reazione è considerata legittima difesa, quindi anche possibile con le armi, quando si verifica “di notte”, con “violenza sulle persone o sulle cose”. Il secondo, invece, precisa l’esclusione della colpa di chi reagisce “in situazioni di pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale”. Infine, nel caso in cui chi ha esercitato la legittima difesa sia stato indagato ma venga assolto, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l’erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

Ma per le opposizioni che sostengono la linea dura – Carroccio in testa ma anche Fratelli d’Italia oltre a Forza Italia-  non è abbastanza. Violente le proteste in aula di Fdi e leghisti, che hanno esposto cartelli accusando la maggioranza di aver voluto una “legge a metà”. Lo stesso Matteo Salvini, presente nelle tribune riservate al pubblico, è stato allontanato e accompagnato fuori dai commessi poco prima della votazione finale.
Gli altri “contro”. Critiche sono piovute anche dal M5S, che parla di “leggi scritte male”, e da sinistra. Come accennato, anche gli scissionisti bersaniani di Mdp hanno votato contro, definendo la legge “un bluff contrario ai principi garantisti”, con il capogruppo Francesco Laforgia che ha commentato: “È un pastrocchio del Pd e un arretramento sul piano della civiltà giuridica”.

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