Home Generali Nel ‘700 nasce l’arte, tutta napoletana, dei Maestri presepiali. I “pastori” “viggianesi”

Nel ‘700 nasce l’arte, tutta napoletana, dei Maestri presepiali. I “pastori” “viggianesi”

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Note sulla storia dei musici di Viggiano, diventati “figure” del “presepe” del ‘700. L’impulso dato da Carlo di Borbone e dalla moglie all’arte del “presepe” napoletano, diventato un rito.

L’attività di Giuseppe Gori, nato nel 1739 a Coreno Ausonio presso Gaeta, e allievo del Sanmartino. Il realismo dell’arte “presepiale” di Francesco Celebrano: notevole è la figura del “facchino” la cui immagine apre l’articolo.

 

Tra i molti meriti Carlo di Borbone, uno dei re più grandi che Napoli e il Sud abbiano avuto, ebbe anche quello di aver avviato l’arte dei Maestri presepiali, sviluppando, come scrive Nello Oliviero, “l’usanza del presepe”, e conferendo il valore di un rito regolato da principi precisi a quello che nei secoli precedenti era soltanto un fatto episodico. Carlo indusse i più importanti artisti del suo tempo a modellare, a scolpire e a plasticare “pastori” e chiese che questi pastori rappresentassero, in forma idealizzata, la vita quotidiana e le classi sociali del regno, e che davanti alla grotta del Bambino venuto a salvare il mondo si “incontrassero”, nella dimensione del tempo sospeso, principi orientali, nobili napoletani, pastori, pescatori, tavernieri, lavandaie e mendicanti.Quanto sia grande la varietà dei personaggi creati dai Maestri presepiali del ‘700 è ampiamente spiegato dalla collezione di pastori di Loretta Hines Howard. Anche la moglie di Carlo, Amalia di Sassonia, sostenne, con l’aiuto delle dame di corte, il progetto del marito, e si raccontava che ricamasse con le proprie mani gli abiti dei “pastori” del presepe di Corte, servendosi talvolta del raso, della seta e dei merletti dei propri abiti.Fabbriche e artigiani contribuirono a consolidare la storia, il disegno e i modelli del “presepe” napoletano: le seterie di San Leucio, le ricamatrici vesuviane, liutai importanti come i Vinaccia, i “maestri” del legno e della cera idearono e costruirono ornamenti e arredi in miniatura.Lorenzo Vaccaro disegnò e plasmò pastori, il suo allievo Matteo Bottiglieri costruì numerosi modelli di Re Magi, di villici e di cantanti, e Giuseppe Sanmartino, di cui Bottiglieri era stato il Maestro, “si dedicò alla composizione di testine di creta, opere di raffinata plasticità, policromaticamente fissate a smalto” (Nello Oliviero). Nella bottega del Sanmartino si formarono Salvatore Di Franco, Giuseppe Gori, Angelo Viva e Carlo Belliazzi. Giuseppe Gori, che lavorò anche presso la Real Fabbrica di Capodimonte, fu un abilissimo plasticatore e di questa sua abilità si servì anche il Vanvitelli: egli modellò per il “presepe” di importanti famiglie napoletane i Re Magi, i “pezzenti” e soprattutto i “viggianesi”, i “pastori” che rappresentavano gli abitanti di Viggiano, musici girovaghi, “figli della musica, che traendo una vita nomade vanno accattando un pane con l’arpa, perché nell’arpa hanno locate le speranze dell’avvenire, e coll’arpa portano per tutto il mondo il pensiero della loro patria e l’affetto delle italiche melodie”. Così scriveva Giuseppe Regaldi nel 1857, e ricordava che “ai dì nostri si contano trecento di tali viaggiatori lucani che ricchi di armonia vanno per il mondo.”  Troppo spesso, però, Giuseppe Gori si limitò a riprodurre i modelli del Sanmartino con tale fedeltà che in molti casi non è possibile distinguere i suoi “pastori” da quelli del Maestro. Francesco Di Nardo fu uno dei primi Maestri presepiali a introdurre nel “presepe” altri animali, oltre al bue e all’asinello: egli plasmò cavalli, cani e cammelli, e i suoi suggerimenti vennero sviluppati dai fratelli Vassallo e da Carlo Amatucci, un Maestro presepiale che, sia nel disegno dei singoli pastori, sia nella definizione della scena del “presepe”, fu influenzato dalle suggestioni barocche della pittura del Solimena, anche lui geniale creatore di “pastori”. Francesco Celebrano diresse la Fabbrica di Porcellane e la sua arte di pittore e di scultore conquistò la sincera ammirazione di Ferdinando IV di Borbone: l’artista modellò “pastori” per il “presepe” di Casa Reale e il re inviò a suo fratello, Carlo IV, re di Spagna, una sontuosa collezione di “pastori” plasmati e colorati dall’artista, che rappresentavano”figure” e costumi di tutte le regioni del Regno di Napoli. Il Celebrano impresse una svolta all’arte “plastica” delle figure del “presepe”, perché diede particolare importanza ai movimenti e alle espressioni dei “pastori”, disegnati con tratti di accentuato realismo, reso più vivace dalla ricca varietà dei colori.