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Quando fai la fine di Icaro? Quando credi e scrivi nell’articolo precedente che il Napoli sta acquisendo una sua maturità. Ma non bisogna mai dimenticare che il calcio è soggetto alle condizioni del momento e le prestazioni possono essere molto differenti nel giro di pochi giorni.

Dopo un filotto di vittorie in campionato il Napoli si ferma contro un Sassuolo non al completo, ma sempre capace di muovere bene il pallone e far correre il Napoli in tondo. In realtà, nonostante il Napoli non sia convincente nel corso di tutta la partita, e abbia lasciato la vittoria del possesso palla agli avversari, arriva alla conclusione molte più volte del Sassuolo. Sfortunatamente, manca la precisione davanti alla porta e Consigli salva in più occasioni. Osimhen, pur mostrando nei fatti la sua prestanza fisica e una cavalcata notevole, ha diverse occasioni che spreca malamente. Dal canto suo, il Sassuolo è preciso e chirurgico; passa in vantaggio su rigore di Locatelli. Ci sarebbe tempo, ma quando arriva un pallone d’oro sul piede di Mertens e lui lo getta alle ortiche malamente, capisci che non c’è proprio speranza per questo Napoli odierno (il belga sta galleggiando nelle ultime uscite). Non serve a nulla mettere in campo Petagna per dare peso in area di rigore, anche perché di cross, da quelle parti, se ne vedono pochi. Nel finale arriva anche la beffa, sembra che Osimhen venga spinto, il Napoli si lamenta mentre il Sassuolo parte in contropiede, passando in vantaggio, e chiudendo la partita. Il gol è del buon Maxime Lopez.

De Zerbi imbriglia Gattuso e gli azzurri, che però ci mettono del loro per non azzeccarne nessuna davanti alla porta. Osimhen deve mangiare ancora un po’ di precisione, Politano è ispirato e lo stesso si può dire di Koulibaly, che lotta e riparte. Male Di Lorenzo, che causa il rigore. Quasi impalpabile Petagna, al pari degli altri subentranti, che si arenano nell’apatia finale della gara azzurra. Stavo e stavamo pensando un po’ in grande, ma al pari di Icaro abbiamo spinto la mente troppo in là, ci stavamo avvicinando al Sole, le nostre ali si sono bruciate e siamo caduti a terra. Quindi piedi per terra, che c’è ancora tanto da fare.