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In un calcio post-emergenza che si affretta a terminare la propria stagione calcistica, nel giro di pochi giorni si giocano semifinali e finale di Coppa Italia. E Napoli e Juve si contendono il trofeo, tra le incertezze di una preparazione precaria, le fatiche di una partita appena giocata, nel silenzio di uno stadio che viene animato da un pubblico finto.

Copertina_Napoli-Juve_CIIl primo tempo vede la Juventus superiore, ha il pallino del gioco, pressa gli avversari e crea più occasioni. Il Napoli è attento nella fase difensiva, ma sbaglia tanto in appoggi e ripartenze. E’ poco pericoloso nel primo tempo. Ma Insigne insidia Buffon da calcio da fermo, per ben due volte, e lo stesso portiere juventino salva su Demme allo scadere. Servono meno errori nella ripresa. Si ricomincia e il Napoli sembra aver mantenuto la giusta attenzione difensiva. E si presenta anche con una maggiore incisività offensiva, aiutato anche dall’entrata in campo di Politano e Milik, che allargano la difesa avversaria. Il Napoli si difende senza lasciare spazi agli avversari e rischia anche di vincere nei minuti di recupero, ma Buffon e l’ennesimo palo stagionale si frappongono tra il Napoli e la vittoria, una vittoria meritata ai punti. E’ un Napoli deterministico come la gravità, romantico come la fisica quantistica. Ai rigori sembra di vivere un ricorso storico, è una storia di coppa, da Doha a Roma, da Rafael a Meret. Il portiere azzurro ci mette del suo, gli azzurri segnano tutti i rigori, la Juventus ne sbaglia due. Il Napoli va a segno con Insigne, Politano e Maksimovic. Con il suo rigore, Milik decide la partita. Meret, Maksimovic e Milik ci mettono il loro zampino, sono le tre M di chi ha attraversato periodi difficili. Finalmente possono gioire con i compagni, con la consapevolezza di essere stati determinanti. E’ la sesta Coppa Italia degli azzurri, un nuovo, insperato troveo, dopo 5 anni di astinenza.

Il Napoli è deterministico come la gravità, romantico come la fisica quantistica. Non è la prima volta che parlo di determinismo e romanticismo, avevo spesso chiesto al Napoli di essere più romantico, anche durante le passate stagioni. Questo Napoli è deterministico, conosce i concetti da applicare, i movimenti, le posizioni, come il moto di un proiettile, o la caduta di un grave, come la teoria sulla gravità di Newton o quella di Einstein. I processi fisici che avvengono nel mondo macroscopico sono descritti da leggi deterministiche che ne predicono esattamente l’evoluzione. Ma il Napoli è una squadra che ci mette il cuore, soffre, ci mette passione, rischia anche più del dovuto, è anche romantico, irrazionale, si lancia oltre l’ostacolo, difende e riparte cercando lo spunto. E’ imprevedibile e irrazionale come la fisica quantistica, un effetto tunnel, mentre il gatto di Schrödinger miagola e Heisenberg non sa dove sta il pallone. Nel mondo microscopico delle particelle, degli elettroni e dei protoni, avvengono dei fenomeni fisici che sono difficilmente confrontabili con quelli macroscopici, ma pienamente possibili, e regolati da probabilità. Il Napoli ci mette il cuore del suo allenatore, ha la forza mentale e fisica per resistere fino ai rigori, segnarli e vincere contro un avversario che, sulla carta, gli è superiore.

E’ il mio Napoli deterministico come la gravità e romantico come la fisica quantistica, l’unico connubio di concetti e sentimenti, una teoria unificata dell’Universo, che ci ha permesso di superare noi stessi ed ottenere la conoscenza e la vittoria.