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Situazione sempre più drammatica nella parte nordorientale dell’area metropolitana.  Ora però si affaccia anche il pericolo NO2 

 

I dati sulle polveri sottili nell’aria continuano a dare numeri da allarme rosso ogni giorno che passa, soprattutto nella zona orientale dell’area metropolitana di Napoli. I livelli di polveri pm 10 e delle più piccole pm 2.5  sono divenuti ormai troppo preoccupanti anche perché gli sforamenti dall’inizio dell’anno a ieri, 16 gennaio, in alcune località del capoluogo e della provincia sono talmente ripetuti (la media è di 11 giorni di superamento fino dall’ 1 al 16) che se si va avanti a questo ritmo già entro gli inizi del prossimo marzo, cioè appena al terzo mese di questo tossico 2020, quartieri come Ponticelli e comuni come Volla, Pomigliano, Acerra e San Vitaliano supereranno il limite dei 35 giorni di sforamento all’anno previsto dalla legge nazionale per la tutela della salute pubblica. Un quadro terribile. Ponticelli è già al tredicesimo giorno di sforamento da Capodanno mentre seguono immediatamente in questa triste classifica Volla, San Vitaliano, Acerra e Pomigliano. I picchi più alti di polveri si stanno avendo ad Acerra e a San Vitaliano. Situazione per un certo aspetto ancora più allarmante a Volla, comune confinante a ovest con il quartiere napoletano di Ponticelli, a nord e a est con il comune di Casalnuovo e a pochissimi chilometri, più a oriente, con Pomigliano.  Qui oltre alle polveri sottili a farla da padrone è anche il biossido di azoto, un gas molto pericoloso per la salute e che viene prodotto sia dagli scarichi automobilistici che dalle industrie. A Volla la centralina dell’Arpac piazzata in via Filichito, strada che unisce questo comune a Casalnuovo, sta facendo registrare ripetute ore di sforamento con picchi notevolissimi. Ma il record dello sforamento medio lo detiene comunque, pure nel caso del biossido di azoto, Ponticelli. Nel quartiere partenopeo non si registrano gli stessi picchi orari di Volla ma la media complessiva è più alta, anzi, è tra le più alte dell’intera Campania fin quasi ad equiparare quella del porto di Napoli, dove non si placa la polemica sugli scarichi dei fumaioli delle grandi navi da crociera ormeggiate al Beverello. Intanto, per capire quanto sia pericoloso per la salute il biossido di azoto, la cui sigla è NO2, basta leggere quel che riporta il sito ufficiale del ministero dell’Ambiente. Il biossido di azoto è quattro volte più tossico del monossido. A concentrazioni di circa 4,4 mg/m³ procura irritazione alle mucose degli occhi e del naso mentre l’ossido di azoto può portare alla paralisi del sistema nervoso centrale delle cavie sottoposte per 12 minuti circa 3075 mg/m³. Il livello più basso al quale è stato osservato un effetto sulla funzione polmonare nell’uomo dovuto all’esposizione al biossido di azoto, dopo una esposizione di 30 minuti, è pari a 560 µg/m³; per questo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità raccomanda per l’NO2 un limite guida di 1 ora pari a 200 µg/m³, ed un limite per la media annua pari a 40 µg/m³. Oltre agli effetti dannosi sulla salute dell’uomo, gli ossidi di azoto producono danni alle piante, riducendo la loro crescita, e ai beni materiali: corrosione dei metalli e scolorimento dei tessuti. Sulle piante, l’esposizione al biossido di azoto induce la comparsa di macchie sulle foglie mentre il monossido rallenta il processo di fotosintesi. Entrambi inoltre contribuiscono alla acidificazione delle precipitazioni con conseguente deterioramento degli edifici e delle opere d’arte.