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Il 18 febbraio scorso, con delibera di giunta n. 24, il Comune di Marigliano ha approvato una nuova bozza di PUC (Piano Urbanistico Comunale), pubblicato poi il 2 marzo sul BURC della Regione Campania con il relativo avviso di adozione.

Da quel momento sono scattati i fatidici 60 giorni per la presentazione delle consuete osservazioni, il cui limite temporale, a causa dell’emergenza sanitaria da SARS-cOV-2, è stato prorogato al 15 giugno 2020 il termine ultimo per l’invio delle notazioni tecniche. Nel frattempo, in attesa che venga espletata la cosiddetta fase di “Partecipazione al procedimento di formazione del PUC”, abbiamo interpellato l’ex assessore al ramo Pino Napolitano. L’architetto mariglianese ha vissuto i primi quattro anni dell’amministrazione Carpino ricoprendo vari incarichi: dal 2015 al 2016 ha amministrato come assessore a Lavori Pubblici, Avvocatura e Decoro Urbano; successivamente, dal 2016 al 2017, si sono aggiunte le deleghe a Centri Storici e Urbanistica, il che gli ha consentito di lavorare alla prima bozza di Piano Urbanistico (avversato da ben 375 osservazioni, bocciato dal TAR della Campania e poi copianificato con la Città Metropolitana di Napoli) il cui deposito presso la segreteria comunale è stato anche il suo ultimo atto da assessore. Napolitano ha poi dato le dimissioni nel gennaio 2019, quando tra le sue deleghe c’era da qualche mese anche la Cultura.

Proviamo a chiarire il rapporto tra emergenza abitativa e alloggi sociali (o case popolari): sappiamo che a Marigliano esiste una grave emergenza abitativa e che però, allo stesso tempo, Istat certifica che ci sono ad oggi circa duemila vani vacanti, da ristrutturare per lo più. Quanto contano queste informazioni e questi bisogni nella redazione di un PUC  e quanto incide il fatto che a Marigliano questo strumento regolatore manchi da trent’anni?

“È doveroso operare una premessa alle domande sul PUC 2020 di Marigliano, premessa che si fonda su un passaggio della relazione che accompagna il piano e che sintetizza il lavoro svolto. “[…] L’occasione del Piano urbanistico Comunale può rappresentare il punto di partenza per riflettere sulla pianificazione e pensare ad una nuova idea di città. Un”riscatto della città”, fondato su una struttura in cui lo spazio di uso pubblico, le relazioni ecologiche e funzionali, sono parte integrante di un disegno complessivo”. In definitiva il PUC 2020, in linea con il lavoro svolto anche dal mio assessorato, si fonda sulla necessità di uno sviluppo efficiente del territorio comunale, in considerazione delle modifiche intervenute nel quadro socio-economico locale e delle sopravvenute esigenze di sostenibilità, compatibilità, rispetto dell’ambiente, fabbisogno di servizi e sviluppo sociale ed economico. In merito allo specifico della domanda ovvero alla “emergenza abitativa” credo che il buonsenso e l’analisi dei dati contribuisca a chiarire la definizione. Analizziamo i dati: i residenti al 1 gennaio del 2019, secondo l’ISTAT, sono 29727; il dato rapportato ai censimenti 2001 (30083 residenti e ) e 2011 (30287 residenti e 10715 famiglie), indica un trend decrescente. Il trend confrontato con una situazione immobiliare “statica” (al censimento 2011 in valore assoluto sono stati rilevati 12653 edifici residenziali con 10312 edifici occupati da residenti), il mercato immobiliare e la crisi che lo caratterizza induce a una riflessione per la quale parlare di “emergenza abitativa” sembra non proprio corretto. Se di emergenza si deve parlare, questa è sicuramente riferita alla dotazione di standard. Il PUC 2020 è teso prioritariamente a sanare quest’emergenza. Nella proposta di piano, cito la delibera “[…] si è richiamato quell’accento posto, in sede di preliminare, sullo spazio pubblico la cui qualità è strettamente connessa con l’urbanità”. Lo spazio pubblico assume un ruolo decisivo per il rilancio del territorio di Marigliano, ancora di più oggi in piena emergenza Covid-19. La sospensione straordinaria di tutto quanto è vivere la città e ciò induce a riflettere sulla qualità urbana. La “qualità urbana” è rappresentativa della sfera pubblica della città, del senso di appartenenza, identificazione e partecipazione sociale”.

Molti giovani urbanisti e architetti lamentano il fatto che alcuni aspetti regolamentari di un PUC siano ormai alquanto desueti (come la definizione degli indici delle “aree B”) e sottolineano l’esigenza di mettere da parte le rigide imposizioni dello zooning. Lei cosa ne pensa?

“Il PUC 2020 è redatto secondo la legge vigente ed a questa deve fare riferimento. La legge 16/2004 della Regione Campania impone che i piani siano organizzati nella componente strutturale ed operativa. La distinzione tra strutturale e operativo ha un’implicazione che investe i livelli di pianificazione: il piano strutturale è il piano delle regole, con chiaro riferimento alla pianificazione sovraordinata; il piano operativo è il piano dell’attuazione, veramente praticabile nella durata quinquennale e capace di dare risposte concrete alla comunità. Lo zooning è una definizione che serve agli addetti ai lavori, parlare di zooning è anacronistico. Il precedente periodo di sviluppo accelerato e teso al consumo incondizionato delle risorse primarie, tra cui il consumo di suolo, ha codificato un’idea di urbanistica che oramai risulta obsoleta e non libera da pregiudizi che resistono, nostro malgrado, all’interno delle pratiche professionali e decisionali. La città rappresenta e deve essere intesa come un sistema complesso e aperto che necessita di un approccio integrato e consapevole sui molteplici aspetti che lo caratterizzano quali l’ambiente, la società, l’economia. Il PUC 2020 adottato è la componente strutturale del piano urbanistico comunale di Marigliano; l’approccio integrato e consapevole a cui faccio riferimento potrà essere implementato nella redazione della componente operativa che la prossima amministrazione comunale dovrà redigere”.

Perequazione: dopo trent’anni di attesa per un piano urbanistico comunale ritiene che sia inevitabile cesellare il rapporto tra spazio pubblico e privato per riuscire a trovare un equilibrio che favorisca lo sviluppo del territorio e non rischi di penalizzare o comunque gravare eccessivamente né sugli uni né sugli altri?

“Il vocabolario Treccani così definisce perequazione: “[…] pareggiamento, distribuzione più equa”.
La perequazione urbanistica è il tentativo di rendere il progetto di piano urbanistico, il quale attribuendo cambiamenti nelle destinazioni d’uso modifica i valori immobiliari, più equo. Rappresenta un modello operativo di distribuzione dei medesimi diritti edificatori con lo scopo di incentivare trasformazioni previste dal piano. Esprime un criterio, della attuale stagione urbanistica, per pareggiare lo squilibrio e ricostruire l’equità tra i proprietari, i quali sono incentivati con particolari forme di premialità. Per rispondere alla sua domanda non si tratta di cesellare il rapporto tra spazio pubblico e privato si tratta di definire una scala di valori assumendo, a mio avviso, come priorità il bene comune e la collettività. Alla fine non siamo noi tutti parte di un insieme complesso? Beneficiare la collettività non significa beneficiare noi stessi parte di quell’insieme. Aumentare la qualità urbana della città non implica aumentare il valore dei beni che quella città costituiscono? Credo che serva, citando Adriano Olivetti, abbandonare il “compromesso, […] delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni”.