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Elezioni comunali a Marigliano: parliamo ancora un po’ di numeri, sempre utili per interpretare una tornata elettorale fatta di vincitori e vinti, ma soprattutto di partecipanti.

Partiamo col dire che in città, su 24.870 elettori, hanno votato in 18.181 ma solo 16.778 voti sono da considerare validi: ben 476, infatti, sono state le schede nulle, 370 quelle bianche (e 4 i voti contestati). La percentuale di affluenza alle urne si è fermata al 73,14%, mentre cinque anni fa si era registrato un dato più alto della partecipazione, pari al 75,17%, ovviamente al primo turno (nel 2015 ci fu anche il ballottaggio). Questo ci permette di intuire che circa ottomila cittadini non hanno votato: la stragrande maggioranza senza nemmeno recarsi ai seggi. Astensionimo puro insomma, e parliamo del 30%: un terzo della comunità elettrice ha deciso scientemente di restare a casa, probabilmente non sentendosi rappresentata a dovere, o per nulla. Questo è senz’altro un tema sul quale la politica mariglianese dovrebbe interrogarsi: invece ogni elezione passa sapendo che alla fine una presenza più esigua di elettori consente il perseguimento di un successo con minori insidie per chi i numeri li ha sempre e comunque, a prescindere da programmi e idee e magari anche grazie al voto clientelare, vera piaga di questo territorio.

Ma andiamo avanti. In campo, nel corso della campagna elettorale che ha incoronato Peppe Jossa, c’erano 236 candidati: meno rispetto a cinque anni fa ma comunque tanti e la dispersione, infatti, si è notata. Tuttavia al momento Marigliano è considerato un Comune con oltre 30mila abitanti (anche se ad oggi se ne contano circa 29mila), di conseguenza il numero massimo di candidati in lista e di consiglieri comunali da eleggere è ancora 24 (e non 16). Dei 236 candidati 129 erano uomini e 107 donne: una differenza contenuta, infatti tutte le liste hanno rispettato la consegna relativa all’obbligo della parità di genere, la quale prevede che, in base alla legge 215/12 (quota di lista), nelle liste elettorali i candidati di uno stesso sesso non possano superare i due terzi del totale.

Però, come abbiamo visto, le donne che grazie a un numero consistente di preferenze sono riuscite ad accaparrarsi un seggio in consiglio comunale sono soltanto 5, contro i 19 seggi conquistati dagli uomini: un paradosso, poi, se si pensa che su 24.870 elettori 11.816 sono uomini e 13.054 sono donne, ossia la netta maggioranza. Il che ovviamente non significa che le donne debbano votare solo le donne, però è un dato che fa riflettere in merito poi alla rappresentanza dei cittadini (e soprattutto cittadine) all’interno della pubblica assise.
Di sicuro, però, non va sottovalutato il risultato ottenuto proprio dalle donne in questa tornata elettorale: 1491 preferenze sommate dai due candidati più votati, la PD Mena Bolero e Assunta De Rosa di Cambia con Noi.

Passiamo ora ad analizzare cosa è cambiato, se qualcosa è cambiato, rispetto alle amministrative di cinque anni fa che videro trionfare Antonio Carpino solo al ballottaggio, contro Filomena Iovine. Il panorama politico è cambiato, certo, ma alcune liste c’erano allora e ci sono ancora oggi: proprio sui risultati ottenuti da queste ultime è possibile operare un confronto. Per esempio: la lista del PD – ovviamente snaturata in seguito alle numerose fuoriuscite (tra i tanti l’altro candidato Esposito, l’ex assessore Giovanni Ricci, l’ex consigliera Antonella Uras, l’ex presidente del consiglio comunale Vito Lombardi, l’ex segretario Gaetano Bocchino e il candidato di Oxigeno, Saverio Lo Sapio) – nel 2015 aveva guadagnato 5543 preferenze, mentre quest’anno si è fermata a 4933. La lista Cambia con Noi, terza forza dello scenario, prima di opposizione, cinque anni fa faceva registrare un bottino di 1660, mentre quest’anno si segnala per un exploit che la porta a ottenere ben 3872 preferenze: un’ascesa che è frutto della presenza in amministrazione per cinque anni, grazie alla figura dell’ex assessore al SUAP Assunta De Rosa (molto avversata dalla locale confcommercio) e dei consiglieri Molaro e Caliendo. Una lista che quest’anno è stata foraggiata anche dai nuovi voti (oltre ottocento) assicurati dalla presenza dell’ex consigliere Sebastiano Guerriero e dell’ex assessore Rosa Aliperti.

I Popolari diventano la quarta forza in città: nel 2015, quando erano Unione di Centro e quindi prima della scissione, la lista che a Marigliano fa politica nel solco del centrosinistra, su posizioni più moderate, conquistò 1869 preferenze. Oggi, invece, toccano quota 1829, in fisiologica flessione proprio a causa delle divisioni interne, alcune delle quali palesatesi solo pochi mesi fa: tuttavia si registra il successo del consigliere (passato e futuro) Francesco Tramontano, che passa da 456 a 515 preferenze. Conquista un seggio per i Popolari anche Annarita Maione, ex presidente dell’Azione Cattolica di Miuli che guadagna, alla sua prima esperienza politica, 439 preferenze.

Impegno Civico passa dalle 1507 preferenze del 2015 alle 1443 di oggi, facendo segnare una leggera flessione e soprattutto registrando la mancata elezione in consiglio comunale del leader Michele Cerciello: possibile un suo asso nella manica da giocarsi come assessore di peso ed esperienza?
Forza Italia, da sola, alle precedenti elezioni comunali aveva raccolto ben 5364 preferenze: oggi, scorporati in due liste civiche, i candidati forzisti (e non) hanno conquistato un totale di 6233 preferenze. L’unione fa la forza, lo sanno anche i sassi.

Salto di qualità anche per Marigliano Domani, la lista che ha subito la più importante metamorfosi, trasformandosi sostanzialmente in Periferia 2030 e guadagnando 1283 preferenze, raddoppiando (con nuovi volti) le 676 di cinque anni fa. La Città che Vogliamo, lista dell’ex assessore Raffaele Coppola, decano del voto a Faibano dove la fa da padrone anche Guerriero di Cambia con Noi, si era fermata a 1077 preferenze nel 2015 e ne raccoglie 1231 oggi, tutte a sostegno della candidatura di Jossa ma utili anche alla rielezione dello stesso Coppola in consiglio comunale.

In tutto questo labirinto di numeri e parole, chi sarà il prossimo presidente del consiglio comunale? Mena Bolero forse, autorizzata a sognare un posto sullo scranno più alto grazie al grande numero di preferenze raccolte nella lista PD. O magari Dino Manna, votatissimo in Azzurra Libertà e sicuramente voglioso di un salto di qualità dopo cinque anni (un po’ silenti in verità) da consigliere comunale.

Intanto, ora che siamo in procinto di scoprire la giunta che Peppe Jossa metterà in piedi nei prossimi giorni – si spera con almeno 3/4 donne, come prevede la legge – sale l’attesa per l’insediamento del nuovo sindaco, figura istituzionale di cui la città è orfana. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che è ancora vivo il rischio che la commissione d’accesso approdi a Marigliano, dove le vicende prefettizie potranno esaurirsi immediatamente o, appunto, ci sarà bisogno di qualcuno che faccia da garante a una nuova, trasparente e incorruttibile amministrazione. Un’ombra che soltanto il buon lavoro della nuova squadra di governo potrà allontanare, evitando a una spada di Damocle (sfoderata a causa delle vicende giudiziarie del recente passato) di abbattersi sulla comunità.
A tal proposito c’è grande fiducia in città per la prima esperienza in consiglio di numerosi giovani e giovanissimi attori della politica, pronti, si spera, a dare nuova linfa alla casa comunale con dialettica, passione e voglia di fare.
Perché è tempo di governare, ma è soprattutto modo.