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Somiglia un po’ a una resa dei conti quello che sta succedendo sulla bacheca del consigliere uscente di opposizione, Francesco Capasso, ex leader del MoVimento 5 Stelle in città. Due post “liberatori” sono stati pubblicati da Capasso nelle ultime ore, in seguito al pasticcio che ha causato l’esclusione della lista dei pentastellati dalle amministrative di settembre: molto di quello che sta emergendo spiega, almeno in parte, la prolungata assenza e l’improvviso silenzio di colui il quale è stato per ben due volte candidato sindaco per il MoVimento. Un politico giovane, in campo da oltre sei anni, molto apprezzato in città dove ha potuto assaporare il grande successo delle elezioni politiche del 2018, quando i 5 Stelle conquistarono 9.421 voti, raggiungendo il 55,6% delle preferenze alla Camera e 54,3% al Senato (dove fu eletto il loro candidato Raffaele Mautone), sbaragliando letteralmente gli avversari.

Ecco, da quel momento in poi l’ex consigliere comunale Capasso, oggi anche in consiglio di Città Metropolitana, è come sparito: o meglio si è eclissato e la differenza si è notata subito dato che nei primi anni dell’amministrazione Carpino egli si è sempre contraddistinto per una grande azione politica (di opposizione), concreta e funzionale. E allora perché venire meno proprio sul più bello? Dai post sopra citati emerge una rottura insanabile con un consigliere regionale, figura politica di spicco del MoVimento nella zona nolana.

“In queste settimane ho avuto il piacere di autenticare le candidature degli attivisti dei gruppi di San Paolo Bel Sito, San Giorgio a Cremano, Caivano, Calvizzano e Pompei, a tutti loro va il mio più caloroso in bocca al lupo! Dal M5S locale rifondato da uno pseudo consigliere regionale che ha tramato e costruito alle mie spalle  – scrive Capasso su Facebook – non ho ricevuto alcuna chiamata, si vede che la mia esperienza maturata in cinque anni non era necessaria, o forse semplicemente avrebbe messo a nudo le numerose lacune morali etiche e procedurali di qualcuno. Chissà… Nemo profeta in patria!”. Questo il chiaro messaggio dell’ex consigliere, che ovviamente ha scatenato le repliche dei tanti sostenitori, iscritti o semplici simpatizzanti dei 5 Stelle.
A penalizzare i pentastellati, a Marigliano, sono state proprio le mancate autentiche delle firme previste per i 124 sottoscrittori della lista: un impegno burocratico per il quale, secondo molti, l’esperienza di Capasso sarebbe stata estremamente utile.

In sostanza Capasso sarebbe stato ostracizzato ed esautorato da qualcuno impegnato a ricostruire un MoVimento mariglianese consono al nuovo impegno per le elezioni del 2020, in funzione anche della propria ricandidatura. Novità mal digerite come la ricerca di una sede, mentre la base pentastellata ha sempre inteso la piazza quale emblema civico e politico di riferimento: stare tra le gente, insomma, nel rispetto della vocazione del MoVimento.
Lo spiega bene l’ex consigliere con queste parole: “Qualcuno ha giocato a fare lo stratega, senza saper fare nemmeno la o con il bicchiere, ha volutamente estromesso tutto il vecchio gruppo di candidati per dar vita ad un gruppo nuovo che portasse acqua solo al suo mulino per le regionali. Io ero ancora consigliere comunale quando quel qualcuno, alle mie spalle, già sedeva a tavola con altri consiglieri comunali di maggioranza, e non, per eventuali coalizioni. Io ero ancora consigliere comunale quando qualcuno alle mie spalle organizzava riunioni dicendo ai presenti che non ero reperibile al cellulare. Io ero ancora consigliere comunale quando è stata aperta una sede ed è stata presentata una lista senza il minimo coinvolgimento! Io ho cercato per quasi un anno un chiarimento, diverse persone si sono proposte come mediatori, ma qualcuno ha sempre evitato il confronto mettendo in giro false voci sul mio conto per screditarmi. Sono stati messi al corrente diversi esponenti del M5S, molti hanno preferito fare la Svizzera (essere neutrali, ndr), tanti altri mi hanno dato la loro solidarietà per il vile atteggiamento di qualcuno che ha danneggiato non solo me, ma il M5S Marigliano”.

Un messaggio chiaro e inequivocabile dove però non si fa il nome del protagonista della faida interna: tuttavia il mittente della filippica sembrerebbe essere Gennaro Saiello, che al momento però tace, almeno sui social (dove infatti qualcuno suggeriva a Capasso di non impelagarsi in polemiche pubbliche da dare in pasto a chiunque).

A quanto si legge da ulteriori commenti, i “metodi” dei vertici pentastellati tirati in ballo avrebbero compromesso anche altre espressioni locali del MoVimento: San Vitaliano e Scisciano, ancora prima di Marigliano e Mariglianella. Come conferma anche Maurizio Sena, fresco ex candidato sindaco dei 5S: “Capasso l’ho incontrato due mesi fa e ho capito che c’erano irrisolte questioni (che alla mia età mi sembrano davvero piccole) in cui non potevo entrare più di tanto e me ne è dispiaciuto. Di più non ho potuto fare”. Il riferimento è appunto a questa insanabile frattura tra Capasso & Co.

“Io non sono stato assente, io sono stato messo da parte – chiosa Capasso – perché gran parte dei nuovi attivisti ha preferito schierarsi dalla parte del più alto in grado, anziché dalla parte della verità… e abbiamo visto i risultati”. Appunto, MoVimento 5 Stelle fuori dalla competizione elettorale: un insuccesso che potrebbe dare alla testa, per citare Ennio Flaiano.

“Io non mi sono disinteressato del mio paese come provano gli atti protocollati fino alla fine – rimarca ancora Capasso –  io non ho abbandonato nessuna barca ma sono stato letteralmente buttato a mare dalla nuova politica che qualcuno voleva portare a Marigliano”. A certificare la sostanza delle dichiarazioni del consigliere metropolitano interviene anche Filomena Iovine, consigliere uscente e non ricandidato, che scrive: “Francesco ha firmato interrogazioni, ricorsi al Tar, denunce alla corte dei conti, lettere in prefettura, osservazioni al PUC insieme a me e Michele Cerciello, senza simboli proprio per evitare che la condivisione della linea politica non si confondesse con alleanze politiche. Merita un profondo rispetto”.

Si attende a questo punto una replica, a meno che non si voglia soffiare sul fuoco che arde, perché arde eccome. Chi si è sentito coinvolto dal MoVimento vive la situazione in un misto di amarezza, rabbia e rassegnazione: nessuno vorrebbe arrendersi all’idea che si è passati così velocemente dal motto “uno vale uno” a un più prosaico “io so’ io e voi nun siete un…”.
Sapete com’è, da Beppe Grillo al marchese del Grillo è n’attimo.