Madonna dell’Arco, secondo vaccino per utenti e operatori della Rsa dei Domenicani

0
859

Secondo vaccino per ospiti e personale della Rsa di Madonna dell’Arco. Si guarda al futuro e il priore dei domenicani, padre Alessio Romano, fa il bilancio del periodo più difficile per la struttura dove risiedono molti anziani e delle conseguenze di talune vicende che nel periodo del primo lockdown hanno pesato sulle vite di tanti. 

La residenza sanitaria anziani dei padri Domenicani di Madonna dell’Arco è Covid free da maggio scorso ma, nei mesi precedenti, quelli della prima ondata di contagi, la struttura finì alla ribalta nazionale per l’alto numero di «positivi»: si oltrepassarono i cinquanta casi, tra degenti ed operatori. Giorni concitati, paura, difficoltà nel reperire personale che volesse sostituire gli operatori: alcuni contagiati, alcuni datisi «ammalati», altri irreperibili.

L’incubo di quei mesi ha visto in un certo senso la sua fine il 6 gennaio scorso. Nel giorno dell’Epifania 2021, la Rsa Madonna dell’Arco è stata la prima struttura Asl Na 3 a ricevere il vaccino. Venti utenti e ventiquattro componenti del personale, tra cui il responsabile legale nonché priore dei padri Domenicani, padre Alessio Romano, ricevettero la prima dose di vaccino. Martedì è stato il giorno della seconda dose, il «richiamo» che dovrebbe mettere al riparo dai contagi. Il momento di tirare un sospiro di sollievo, ma anche di insistere con le precauzioni mai abbandonate. Il momento, inoltre, di tirare un bilancio di quello che nella storia della Rsa, già premiata come «eccellenza» campana, è stato il più difficile. «La vaccinazione – dice padre Alessio Romano –  ci tutelerà da nuovi contagi e consentirà di tornare ad una vita quasi normale e, avuto il placet dell’Asl e con tutte le precauzioni, permetterà che gli anziani rincontrino i propri familiari». Da maggio mai più nessun utente si è contagiato all’interno della residenza, una fortuna che altre strutture simili non hanno avuto. Eppure, oltre al Covid contro il quale tutto il mondo sta lottando, in quei mesi i domenicani, così come chi è rimasto saldamente al proprio posto tra gli operatori, dal direttore amministrativo Pasquale Adamo a quello sanitario Pasquale Boemio, dall’assistente sociale Rosa Anastasio, a chi ha deciso di restare in trincea al fianco del dirigente Asl Antonio Coppola, catapultato nella struttura in piena emergenza, un altro «virus» ha costretto ad ingaggiare battaglia.  Un virus fatto di fango e fake -news. «Sono ancora amareggiato per quel periodo – racconta padre Alessio – devo ringraziare Asl, Comune, Regione, ma non posso non ricordare che in tanti ci hanno trattato come «appestati» o tentato di tacciarci quali negligenti senza tener conto che il virus si diffondeva ovunque in Italia, nonostante i protocolli. Da sacerdote non posso che scusare le umane debolezze ma, per rispetto del lavoro di tanti, ho il dovere di sottolineare che i primi a voltarci le spalle sono stati numerosi ex dipendenti della Rsa». Dalle cronache di quei giorni si evince che tanti operatori decisero di non rientrare nella residenza messa in quarantena. Reperire personale fu impresa titanica ma, alla fine, ci si riuscì. «Dinanzi alle difficoltà – continua il priore – molti fuggirono come topi da una nave in mezzo alla tempesta, inventandosi finte malattie con l’aiuto di medici compiacenti, millantando “ansie” da Covid. Mi assumo la responsabilità di ciò che dico e che avrà di sicuro conseguenze: quelle persone oggi sono ex dipendenti, messisi in condizione di essere licenziati o volontariamente dimessi. Una grande delusione riscontrare che tanti intendevano la missione alla quale avrebbero dovuto essere dediti come un semplice impiego». Episodi che hanno visto ad un certo punto anche il coinvolgimento di sindacati e proteste dinanzi alla casa di cura in quarantena. «Ci hanno infangato – prosegue padre Alessio – hanno “usato” sigle sindacali che non hanno esitato a proporci di, come dire, metterci d’accordo assicurando il silenzio, dietro tornaconto, per pagare chissà quale nostra colpa, suggerendo insinuanti che avremmo potuto “lavare panni sporchi in famiglia”. Accordi riprovevoli che mai avrei accettato».  I dipendenti che erano stati collocati in cassa integrazione, seppure richiamati, non sono più tornati al lavoro proseguendo nelle «malattie». Intanto alla residenza sanitaria, dopo il secondo vaccino, gli anziani mostrano orgogliosi la spilletta con su scritto «Mi sono vaccinato». Sorrisi ed un unico obiettivo: la normalità.