
Un altro decesso, ieri pomeriggio, alla residenza sanitaria anziani di Madonna dell’Arco. Le vittime salgono ad otto. Ancora, sempre ieri, un degente ultraottantenne è stato trasferito all’ospedale di Nola in gravi condizioni. Sono 52 le persone risultate positive al coronavirus attualmente in isolamento fiduciario all’interno della struttura, un numero confermato anche dal governatore Vincenzo De Luca. E intanto arriva il dottore Antonio Coppola ad affiancare il direttore sanitario Pasquale Boemio. A fornire i pasti per tutti sarà la ditta Rica di Somma Vesuviana.
Quattordici giorni il tempo stabilito durante il quale tutti gli ospiti, degenti, parasanitari, ausiliari non potranno aver alcun contatto con l’esterno, ad eccezione del personale sanitario strettamente indispensabile. I pasti arriveranno dall’esterno, rispettando protocolli ben precisi, e a fornirli sarà la Rica srl, ditta di Somma Vesuviana, città il cui sindaco l’altro giorno invocava l’esercito ai confini con Sant’Anastasia, seguito a ruota dal deputato Gianfranco di Sarno (M5S), per scongiurare pericoli da contagio. Una ditta della sua città, invece, ha accettato di servire i pasti alla residenza sanitaria, così come tanti cittadini sommesi continuano a lavorare nelle aziende, nei caseifici, nei supermercati a Sant’Anastasia. Disposizione rigorose, inoltre, per lo smaltimento dei rifiuti, nell’ordinanza firmata dal viceprefetto Stefania Rodà, commissario straordinario alla guida del comune di Sant’Anastasia. Tra le cautele adottate rientrano anche la riorganizzazione interna degli spazi con la collocazione degli ospiti a distanza di sicurezza, l’accurata igienizzazione degli ambienti, il monitoraggio della temperatura per tutti gli ospiti e un rapporto dettagliato da inoltrare ogni dodici ore con indicazione delle misure intraprese. Nel frattempo il rappresentante legale della residenza, il priore padre Alessio Romano, rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, ha provveduto ad assumere nuovo personale giacché anche tutti coloro risultati negativi al tampone dovranno osservare un periodo di isolamento fiduciario nelle proprie case. Un’impresa quasi titanica, come ha constatato ieri il direttore sanitario Pasquale Boemio il quale, dopo aver convenuto un contratto con tre operatori, 40 ore settimanali per sei mesi, ha dovuto chiedere aiuto all’Asl perché dopo poche ore di lavoro i neo assunti hanno deciso di dare forfait. La soluzione si è trovata in poche ore, affiancando alla direzione sanitaria il dottor Antonio Coppola. Sarà lui a coordinare la situazione di emergenza, contando inoltre sulla disponibilità di personale già pronto ad assumere l’incarico di responsabilità: quello di normalizzare una situazione con 52 contagi ed assicurare le migliori cure a tutti gli ospiti. La notizia del numero elevato dei contagi, tanto alto da poter essere considerato un focolaio, ha destato preoccupazione, paura, polemiche, anche nei confronti dei vertici della residenza sanitaria. Ed è comprensibile, soprattutto da parte delle famiglie delle persone decedute e di quelle tuttora ricoverate. I familiari di una delle vittime avevano già richiesto giorni fa l’esame autoptico, altri starebbero valutando l’ipotesi di rivolgersi ad un legale. Altri ancora hanno intasato l’altro ieri i centralini della residenza, ma anche quelli della polizia locale e dei carabinieri perché non riuscivano a mettersi in contatto con il personale né potevano chiedere notizie dei propri cari. «Mi spiace moltissimo – dice padre Alessio Romano – so che ci sono state difficoltà di comunicazione, ieri è già andata meglio ma purtroppo abbiamo al momento una sola persona che può occuparsene, tutti gli altri rimasti dell’esiguo numero di operatori sono e devono essere destinati alla cura dei degenti». Ha chiesto anche, il priore, di valutare l’ipotesi di trasferire in ospedali o cliniche private gli ammalati. «Purtroppo – continua – non ci sono disponibilità, dunque la cosa più sensata che ora si possa fare e garantire loro le migliori cure e la massima assistenza, secondo protocollo, attendendo che tutto passi. Credo che questo sia il tempo di darsi da fare, il momento di aiutare, di stare vicino agli operatori che accettano di compiere fino in fondo il loro mestiere. Non è tempo di critiche, di caccia alle streghe. Se alla fine di tutto ciò si accerteranno responsabilità, i colpevoli avranno modo di pagare dinanzi alla giustizia umana e a quella divina. Ora non è il tempo». Dice poi grazie, il rettore domenicano, all’Asl, al presidente De Luca con il quale è in costante contatto, al viceprefetto Rodà e alle forze dell’ordine. «Tutti loro si stanno prodigando in mille modi, ma finché per quest’incubo non ci saranno cure dobbiamo solo sperare, lavorare sodo e affidarci alla Madonna». La situazione a Madonna dell’Arco è critica, gravissima. Ma sono stati ricostruiti tutti i contatti delle persone positive e l’Asl ha provveduto a mettere in quarantena le famiglie. Ancora però arriva dai social la nota «negativa» che in questo caso non è una buona notizia: la caccia alle streghe in atto per conoscere il nome di un medico risultato positivo al Covid -19 dopo il test effettuato sui tamponi prelevati alla Rsa, occasione in cui ai 102 test di personale della residenza e della comunità domenicana, si aggiunsero altri cinque sanitari, i medici di base dei pazienti ricoverati.

