CONDIVIDI
Sant'Antonio Abate

Alle 18, 30 di domani, venerdì 17 gennaio, nell’aula polifunzionale «San Giovanni Leonardi» del convento domenicano, il rettore padre Alessio Romano celebrerà la Santa Messa per la festa di Sant’Antonio Abate, una funzione alla quale potranno prendere parte anche gli animali.

 Il rito religioso e poi la benedizione degli animali che – precisa padre Alessio Romano – saranno i benvenuti nell’aula intitolata a Leonardi. La festa di Sant’Antonio Abate, noto in tutto il Meridione come «Sant’Antuono», proseguirà nel piazzale dinanzi alla struttura, con il tradizionale «fucarazzo» (ore 20) simbolo di rinascita e purificazione attorno al quale si potrà far festa con il tradizionale panino farcito di salsiccia e friarielli.

«Nel disegno di Dio – ricorda padre Alessio – anche gli animali che popolano il cielo, la terra e il mare partecipano alla vicenda umana. La Provvidenza abbraccia tutti gli esseri viventi e si avvale dei preziosi e fedeli amici dell’uomo per significare i doni della salvezza».

«Sant’Antonio Abate è uno dei più noti e illustri eremiti della Chiesa – racconta il priore dei domenicani – nacque in Egitto e poi, aveva vent’anni, abbandonò tutto e tutti per vivere da eremita sulle rive del Mar Rosso. Morì ultracentenario».

La storia di Sant’Antuono si trova nelle narrazioni di un discepolo, Sant’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Nella sua iconografia compare oltre al maialino con la campanella, anche il bastone degli eremiti a forma di T, la ‘tau’ ultima lettera dell’alfabeto ebraico e quindi allusione alle cose ultime e al destino. Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici.  Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato; è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster, ma anche in base alla leggenda popolare che narra che Sant’ Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo e mentre il suo maialino sgattaiolava dentro e creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a ‘tau’ e lo portò fuori insieme al maialino recuperato e lo donò all’umanità, accendendo una catasta di legna. Ed è questo il motivo per cui ancora oggi si usa, il 17 gennaio, accendere i «focarazzi», detti anche ceppi o falò di Sant’Antonio.