La felicità per le vittorie del Napoli calcio e la soddisfazione di sentirsi parte di una comunità che quest’anno, ovunque, ha imposto un’idea di gioco vincente con una squadra forte e capace, sono i binari sui quali sbuffa il treno dei ricordi, il quale con un’andatura lenta e piacevole ci riporta indietro, agli anni in cui a Napoli si sognava in grande con il Genio assoluto di Diego Armando Maradona che guidava la riscossa della città e dei napoletani in Italia e in Europa.
Siamo negli anni 1987 e 1990; l’entusiasmo per i successi calcistici è tale che anche le idee più ardite riescono a prendere forma. Parte la scommessa di issare lo scudetto sul ciglio del monte Somma.
Siamo nel centro storico di Somma Vesuviana (il Casamale), nella parrocchia di San Pietro in Santa Maria Maggiore, dove c’è un parroco, don Armando Giuliano, con uno spirito unico, che attira e coinvolge a sé persone di ogni genere.
Alcuni giovani studenti universitari, animati dalla passione dello sport, del canto e soprattutto impegnati in azioni sociali e comunitarie, guidati da don Armando diedero vita a tante iniziative sociali (concerti, gite, spettacoli, presepi, tornei di calcio, etc.).
Proprio durante l’allestimento del presepe per il Natale 1986 e successivamente per il Natale 1989, tra musica e costruzione dell’opera artistica si iniziava a sognare la vincita dello scudetto del Napoli, scommettendo sulla riuscita dell’impresa calcistica.
Il Napoli con Maradona vinse il suo primo scudetto nel 1987 ed il secondo nel 1990.
Già nel 1987, questi giovani aiutati dai custodi della montagna (le paranze), issarono sul ciglio del monte Somma uno scudetto tricolore.
L’impresa più ardua fu nel 1990, dove fu issato sul ciglio del monte Somma uno scudetto tricolore a doppia faccia (le facce erano rivolte verso Somma Vesuviana e verso il Vesuvio) con una superficie di oltre 60 metri quadrati. Lo scudo tricolore fu realizzato utilizzando il legno recuperato dallo smantellamento del presepe (opera artistica che ancora si ricorda perché occupò metà chiesa di San Pietro in Somma Vesuviana), e pittura luminescente (per riflettere i colori anche di notte).
I ricordi restano indelebili, legati a momenti unici, dove primeggiava la sana competizione tra amici che pur legati ad altre squadre si univano per condividere la vittoria raggiunta, lasciando trionfare la sana sportività e lo spirito di condivisione.
In quest’avventura pur se faticosa, la gioia prendeva il sopravvento sulla fatica e a realizzazione completata ci fu l’abbraccio con tutti coloro che avevano dato un personale contributo.
L’idea ed il coordinamento furono di Salvatore Annunziata, Antonio e Leonardo Coppola.
In particolare si ricorda:
- Don Armando Giuliano (parroco di San Pietro in Somma Vesuviana fino al 1995)
- Gaetano Di Matteo (che disegnò la sagoma)
- Felice D’Avino (detto o Quatturan) che organizzò la spedizione con la “paranza del ciglio” sul monte somma)
- Antonio Capasso (Mast’Antonio e Piscianterr) che funambolicamente montò sul ciglio del monte la struttura dello scudetto
- La paranza del ciglio e tanti ragazzi del Casamale che contribuirono alla riuscita dell’impresa.
Scommessa vinta per ben due volte, e come si dice … non c’è due, senza …
A 33 anni di distanza, ormai adulti di mezza età, siamo stati sollecitati da tante persone del Casamale per rifare l’impresa. Chissà…
Si allegano le foto a testimonianza dell’impresa realizzata.












