L’intervista: Serena, studentessa di Pomigliano che prima del trapianto ha sfidato il Covid

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Ha dovuto lasciare la scuola già nel novembre del 2019 per entrare in un letto d’ospedale. Ma la parola “arrendersi” non fa parte del vocabolario di Serena Piccolo, giovane studentessa di Pomigliano. Nonostante l’incombente malattia al midollo la ragazza, 18 anni quest’anno, ha continuato a studiare durante i lunghi ricoveri e le terapie.

 

Serena ha anche organizzato insieme con papà Carmine e mamma Carmela una campagna pubblica per chiedere aiuto, per riuscire a trovare un midollo compatibile col suo. Insomma, c’ ha messo la faccia Serena, con tanto coraggio, pubblicando le foto del suo purgatorio. Lo stesso coraggio che a giugno l’ha spinta a volersi recare di persona a scuola per affrontare uno degli appuntamenti più importanti della vita, l’esame di Stato. La ragazza avrebbe potuto evitare di sostenere la maturità in presenza. Le sarebbe bastato collegarsi a distanza con un pc, tenendosi in questo modo lontana dal rischio, elevatissimo, di contrarre il Covid. Ma lei ha voluto dare un segnale di riscossa a se stessa e agli altri per cui ha lasciato la casa famiglia di Roma in cui si trovava ospitata in attesa del trapianto e si è presentata puntuale davanti alla commissione d’esame del liceo scientifico Imbriani di Pomigliano. Per tutti questi motivi il presidente Mattarella lunedi sera le ha comunicato al telefono, attraverso i suoi segretari, il riconoscimento di Cavaliere della Repubblica.  “Per la verità – racconta Serena – i medici mi hanno sconsigliato di andare a sostenere l’esame in presenza a causa del rischio di contrarre il Covid. Ma io volevo fortemente tornare là, vedere i professori, i compagni. Non vedevo la scuola dalla fine di novembre del 2019 a causa dei continui ricoveri e delle cure”. A ogni modo la giovane ha un’idea precisa sul fatto che il Covid costringa le scuole a rimanere chiuse. “Da persona immunodepressa – risponde – sono d’accordo sul fatto che le scuole debbano stare chiuse durante il Covid. Le scuole sono uno dei principali mezzi di contagio, che non si diffonde tanto nelle classi ma che si diffonde quando i ragazzi finiscono le lezioni ed escono”. Serena Piccolo ora sta bene. Si è iscritta all’università e continua a studiare come una matta. Intanto ci si chiede cosa si aspetti da questo riconoscimento di  Sergio Mattarella. “Innanzitutto – chiarisce – non mi aspettavo questo riconoscimento perché penso sia del tutto normale combattere per la propria vita e fare in modo che gli altri sappiano che possono salvare le vite altrui. Da questo riconoscimento mi aspetto solo di credere un po’ più in me stessa e di dedicare una considerevole parte della mia vita agli altri propagandando la mia esperienza, che può aiutare qualcuno”.

Ecco l’intervista concessa ieri da Serena Piccolo

Ci racconti il momento in cui hai saputo del riconoscimento ?

“Lunedi sera, alle 7, hanno chiamato i carabinieri a casa. Ha risposto mia mamma. Ci hanno detto che sarebbero venuti qui. Per la verità ci siamo un po’ preoccupati perché non ci hanno detto il motivo. Pochi minuti dopo però è arrivata un’altra telefonata, chiamavano dal Quirinale. Una signora ci ha spiegato la decisione del presidente ma io pensavo fosse uno scherzo perché non ce l’aspettavamo. Ma poi abbiamo controllato e verificato: era tutto vero. Al telefono la segretaria del presidente Mattarella mi ha però anticipato che la cerimonia di conferimento del riconoscimento si potrà tenere sul posto, al Quirinale, solo quando la pandemia si sarà placata”.

Ma tu hai subito capito il motivo per cui ti hanno premiata ?

“No, anche perché come io sono stata malata ci sono state e ci sono tante altre persone, che combattono ogni giorno. Ma dal Quirinale ci hanno spiegato che sono due le cose che hanno caratterizzato la mia storia, la campagna messa in campo prima del Covid per trovare un donatore di midollo osseo compatibile, campagna nel corso della quale c’ho messo la faccia con le foto che mi ritraevano mentre più di mille persone manifestavano in strada per me, e la mia scelta deliberata di andare a sostenere l’esame di Stato nella mia scuola e non attraverso la didattica a distanza”

Ho saputo che sei stata molto tempo negli ospedali…

“ Sono stata prima al Cardarelli, per tre settimane, da fine novembre alla metà di dicembre del 2019, poi dal 12 gennaio mi hanno ricoverata al Bambino Gesù di Roma. Lì mi hanno applicato una terapia per tre mesi, che è fallita. Poi sono stata dimessa per essere ospitata in una casa famiglia insieme a mio padre nell’attesa del midollo compatibile. Alla fine per fortuna il midollo compatibile si è trovato e sono stata di nuovo ricoverata per il trapianto da metà agosto fino a una buona parte del settembre di quest’anno”

Nel frattempo ti sei diplomata…

“Si, al liceo scientifico Imbriani di Pomigliano. Mi trovavo nella casa famiglia di Roma quando mi si è posta davanti la scelta o di affrontare l’esame nella scuola o di farlo a distanza. I medici mi hanno sconsigliato di andarlo a sostenere in presenza per motivi legati al rischio elevato di contrarre il contagio Covid. Ma io volevo fortemente tornare là, vedere i professori, i compagni. Non vedevo la scuola dalla fine di novembre del 2019 a causa dei continui ricoveri e delle cure. Da un giorno all’altro mi sono dovuta allontanare dalla mia vita di tutti i giorni, che era quella di andare quotidianamente a scuola.  Dovevo tornarci per forza, peraltro in uno dei momenti più importanti della mia vita”

Cosa pensi del fatto che la scuola resti sempre chiusa a causa del Covid ?

“Da persona immunodepressa sono d’accordo sul fatto che le scuole debbano stare chiuse durante il Covid. le scuole sono uno dei principali mezzi di contagio, che non si diffonde tanto ma che si diffonde sicuramente quando i ragazzi finiscono le lezioni ed escono”

Che ti aspetti da questo riconoscimento che ti ha conferito il presidente della Repubblica?

“Innanzitutto non mi aspettavo questo riconoscimento perché penso sia del tutto normale combattere per la propria vita e fare in modo che gli altri sappiano che possono salvare le vite altrui. Da questo riconoscimento mi aspetto solo di credere un po’ più in me stessa e di dedicare una considerevole parte della mia vita agli altri propagandando la mia esperienza, che può aiutare qualcuno”