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Lo strano piacere che cercava sui banchi degli “ostricari” il conte di Malmesbury, uno dei diplomatici inglesi più ostili ai Borbone. Ma il Lord amava Napoli: lo confessa nelle sue “Memorie”. Le preziose “virtù” attribuite dalla cultura popolare ai “cannolicchi ferrati”. Lo “zecchino”, un raro mollusco che si trova solo nel Golfo di Napoli.

 

Ingredienti (6 persone): gr.600 spaghetti; gr. 300 pomodori; 4  cucchiai di olio d’oliva; metà cipolla; peperoncino rosso;  gr. 200 cozze; gr. 200 vongole; 1 spicchio d’aglio; 1 ciuffo di prezzemolo,  mezzo bicchiere di vino bianco, sale e pepe  Pulite le cozze e le vongole, immergetele in acqua bollente salata, e quando si apriranno, scolatele, bagnatele con il vino bianco e conservatele in una scodella.  Mettete sul fuoco una casseruola con l’olio, la cipolla tritata, il peperoncino rosso, lo spicchio d’aglio e lasciate che il tutto appassisca a fiamma bassa. Aggiungete poi i pomodori passati, rimescolate, coprite la casseruola e fate cuocere a fuoco lento per cinque minuti. Dopo aver spento il fuoco e portato via lo spicchio d’aglio, versate nella casseruola il prezzemolo tritato e le olive nere. E intanto fate cuocere in una pentola gli spaghetti, scolateli al dente e adagiateli in una zuppiera. Aggiungete il passato di pomodoro, rimescolate con cura e  unite vongole e cozze dopo averle liberate, ma non tutte, dai gusci. Quelle con i gusci servono al “colore” del “piatto” e al divertimento dei buongustai. ( L’immagine è tratta dal blog”giallozafferano”).

 

I frutti di mare hanno ispirato capitoli significativi della letteratura, e non solo di quella napoletana, e quadri suggestivi. Fanno parte della storia di Napoli l’immagine del re Ferdinando, prima IV e poi I, che vestito da pescatore “luciano” vende ai passanti le “spaselle” di vongole e di cozze da lui pescate, e i canti dei “rastrellari” che raccoglievano i “frutti” portati dal mare sulle spiagge e mescolati con la sabbia. I “frutti di mare” sono i protagonisti di “piatti” mitici della nostra cucina e hanno contribuito incisivamente alla fortuna di ristoranti e trattorie. Sui banchi degli “ostricari” occupavano un posto d’onore i “cannolicchi”, sia “i veraci”, dal sapore lieve e avvolgente, sia “i ferrati”, chiamati così per la tinta color “terra” e per il sapore “acre”, ma assai richiesti, perché si credeva che, più delle cozze, delle vongole e delle triglie, aiutassero gli uomini a non fare brutte figure con le donne in quei momenti là. Negli ultimi anni dell’Ottocento le Amministrazioni di Napoli furono costrette a regolare la “pesca” dei cannolicchi, che era permessa solo in alcuni mesi e non poteva essere praticata con “l’uso della pala”: molto severo fu il controllo esercitato dalla capitaneria di porto sui pescatori di “vongole”, tanto che l’espressione “andare a pesca di vongole” significò anche “compiere un atto audace, sfidare l’autorità costituita”. James Harris, terzo conte di Malmesbury, fu, tra i politici inglesi della prima metà dell’Ottocento, un nemico implacabile dei Borbone e manovrò in ogni modo per evitare che la diplomazia del Regno di Napoli riuscisse a costruire relazioni meno agitate con l’impero britannico. Tuttavia, il Lord confessò di  non considerare veritiero il racconto delle torture inflitte per ordine di Ferdinando II a Carlo Poerio: ma di questo “caso” parleremo in un altro articolo. Il Lord racconta nelle sue “Memorie di un Ministro”, pubblicate a Londra nel 1855, che a Napoli, nelle sere di luna crescente – era un suggerimento di alcuni nobili napoletani – si recava a Santa Lucia, a mangiare i “cannolicchi” allineati artisticamente sui banchi dalle “donne degli ostricari”. E si divertiva – confessa candidamente il Lord – a contemplare lo spettacolo dei contorcimenti che scuotevano il corpo dei “cannolicchi”, quando l’ “ostricaro” lo cospargeva di pepe e di succhi di limone. Gino Doria ci dà notizia di un raro mollusco, “lo zecchino”, chiamato così perché ha la forma schiacciata ed è grande come una moneta austriaca, il “tallero”, o “zecchino”, di Maria Teresa. Questo mollusco, dal sapore intenso, “perciante”, è poco noto perché si trova solo nel golfo di Napoli, tra Mergellina e il Palazzo Donna Anna, forse perché solo in quello spazio trova il pascolo adatto.

Fonte foto: giallozafferano)