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Per il secondo anno consecutivo San Michele non “esce” per le vie di Ottaviano: e la Sua “assenza” ci costringe a meditare sui demoni che stanno devastando la nostra vita: il virus, il demone primo, e il suo seguito di spiriti maligni: l’indifferenza, l’egoismo, il cinismo di chi cerca di trarre vantaggi di ogni tipo dalle sofferenze degli altri. San Michele ci invita a ricordare: perché la memoria ci consente di restare padroni del nostro tempo e dei nostri valori, e di sperare che il domani non sia un cieco caos.

 

Ingredienti(4 persone): gr. 400 di “ditali”;  kg. 1 di piselli; gr. 250 di provola di Agerola; mezzo bicchiere di vino rosato del Vesuvio; 1 cipolla; prezzemolo; olio “evo”; sale; pepe nero. In un’ampia casseruola  fate appassire, nell’olio caldo e a fuoco moderato, le fette sottili di cipolla, e irroratele con il rosato. Versate i piselli, rimescolateli in modo che prendano sapore, fateli cuocere per venti minuti dopo averli coperti di acqua calda e  aggiungendo sale e pepe. Scolate i “ditali” dopo averli lessati a mezza cottura e uniteli ai piselli  con i cubetti della provola. Amalgamate il tutto a fuoco vivo, in modo che i cubetti di provola si sciolgano completamente. Cospargete il “piatto” con il prezzemolo tritato e portatelo in tavola, opportunamente caldo. (L’immagine è quella pubblicata sul sito “cookaround”).

 

Qualche anno fa tentammo di spiegare perché “pasta e piselli” era il “piatto” rituale che gli Ottavianesi consumavano l’8 maggio in onore dell’Arcangelo Michele, patrono della città. Quel rito ricordava che il San Michele venerato a Ottaviano era l’Arcangelo bizantino, patrono dell’agricoltura e taumaturgo non solo dell’anima, ma anche del corpo. La vendita dei piselli di Recupo era il primo “affare” di primavera dei contadini ottavianesi, dopo le pesanti fatiche invernali. I piselli erano cibo salutare: nell’Ottocento i medici napoletani li consigliavano come rimedio contro la febbre e contro i molti tormenti dello stomaco, rispettando le indicazioni della medicina antica. Per preparare “i piselli vitelliani” Apicio, lo storico della cucina romana, coniugava i piselli con i porri, il coriandolo, i fiori di malva, la maggiorana, i semi di finocchio e il miele, tutti ingredienti che la medicina romana considerava salutari. I piselli erano simbolo della vita, e “ornavano” le feste nuziali, mentre le fave “rappresentavano” la morte. Biagio ha aggiunto alla tradizionale “pasta e piselli” la provola di Agerola e il rosato del Vesuvio, il vino della meditazione e della comunicazione, e ne ha fatto un piatto cremoso, da gustare con lentezza e con l’attenzione assoluta della mente e dei sensi. Per il secondo anno consecutivo l’Arcangelo non è uscito per le strade di Ottaviano, ma non si può dire che abbia taciuto: Egli, anche quando non esce, non è mai “assente”, e forse “parla” a noi con una intensità ancora più grande. San Michele non esce per le strade di Ottaviano, e ci costringe a ricordare: il passato recente, il passato remoto, le scene, gli amici. Ci costringe a fermare il tempo, e a riviverlo: e ritornano dalla nebbia della dimenticanza le espressioni di sorpresa e di meraviglia dei forestieri che l’8 maggio assistevano alla festa della “diana” e al “volo degli angeli”. Ritornano le immagini delle processioni, degli improvvisi silenzi, del crepitio dei fuochi d’artificio,dei fedeli che gridavano e piangevano salutando la statua dell’Arcangelo che appariva sulla porta della Sua Chiesa; e poi i ricordi delle orchestre e dei cantanti, della “corsa dei ciucci”, dei “castagnari”. San Michele ci esorta a difenderci dai demoni che ci minacciano: dal demone primo, il virus, e dal suo seguito di spiriti maligni: l’indifferenza, le forme molteplici dell’egoismo, lo sfilacciarsi delle relazioni sociali, l’arroganza di chi si crede furbo, il solo furbo in mezzo a un mondo di stupidi, l’insopportabile cinismo di chi trae vantaggi, vantaggi di ogni tipo, dalla sofferenza degli altri. Delle “imprese” di questi cinici sono già piene le pagine dei giornali: e io me li immagino tutti con la faccia del diavolo che “San Michele ‘o piccirillo” schiaccia sotto il suo piede. Non sarà facile liberarci di questi demoni: ma sono certo che l’Arcangelo ci aiuterà.

(fonte foto: Cooaraund)