CONDIVIDI

La complicata simbologia della mela, frutto dell’amore e della conoscenza, ma protagonista anche del dramma di Eva e di Adamo nel Paradiso terrestre e del furto della mela d’oro che Eris, la dea greca della discordia, fece nel giardino delle Esperidi provocando la guerra di Troia. Ma da questi drammi sono nate la storia dell’uomo sulla Terra , la poesia di Omero e la fondazione di Roma. Alla fine, i valori simbolici della mela sono tutti positivi, soprattutto quando alla mela si abbinano le uova, come in questa torta.

 

 

Ingredienti: 3 uova, gr. 150 di zucchero, ml.50 di latte, gr. 60 di burro, gr. 300 di farina, gr. 18 di lievito per dolci, 2 mele. Mescoliamo in una ciotola le uova rotte, lo zucchero, il latte e il burro; versiamo il lievito  per dolci e, gradualmente, la farina, amalgamiamo fino a formare un impasto senza nodi: in questo immergeremo, mescolando ancora, i pezzi di mezza mela. L’impasto lo versiamo in una teglia unta e cosparsa di farina, e, tagliate in fettine l’altra mezza mela e la mela intera, sistemiamo queste fettine sulla superficie dell’impasto, opportunamente cosparsa di zucchero. La teglia va messa nel forno, e quando la cottura sarà completa, lasciamo che la torta si raffreddi: infine, la togliamo dallo stampo e la portiamo in tavola. Dice Biagio di essersi ispirato alla ricetta della signora Benedetta che “crea” i suoi “piatti” in diretta TV e poi conclude la trasmissione con la frase rituale “l’ho preparato in casa per voi”.

 

Nessun frutto ha suggerito significati simbolici così contrastanti. Nelle culture asiatiche prebibliche la mela, grazie soprattutto alla sua struttura, rappresenta la bellezza e la prosperità. Nel Paradiso terrestre la mela porta con sé la conoscenza del bene e del male, e sappiamo tutti cosa ci hanno combinato Eva e l’infelice Adamo, suo succubo. La mela era anche il simbolo della fertilità, e in alcuni territori dell’Europa medioevale i novelli sposi mangiavano una mela mentre si preparavano ad affrontare la prima notte. Una mela, cadendogli in testa, ha permesso a Newton di scoprire i principi della forza di gravità, e grazie a una mela e alla propria abilità di arciere Guglielmo Tell è diventato l’eroe nazionale degli svizzeri: la Grande Mela è New York, la città più ricca e potente. Una mela provocò la guerra di Troia. Raccontano il mito greco e Esiodo che nell’occidente estremo della Terra, là dove si incontrano il giorno e la notte, in un’isola misteriosa (Ischia?), c’era il giardino delle Esperidi, divinità della sera- dal loro nome, attraverso la lingua greca e quella latina, deriva l’italiano “vespro”. Loro madre fu la Notte, “canta” Esiodo (Teogonia, vv. 211- 225) e, dunque, furono sorelle di personaggi poco raccomandabili: “la Sorte odiosa, la Morte, il Sonno e tutta la stirpe dei Sogni, il Biasimo e la Sventura dolorosa”: questi figli la “Notte tenebrosa” li ebbe “senza essersi unita ad alcuno”. Sorelle delle Esperidi furono anche le tre Parche, Cloto, Lachesi e Atropo, “le quali ai mortali, non appena essi nascono, concedono in sorte il bene e il male.” E puniscono, le Parche, “le trasgressioni degli uomini e degli dei” e la loro terribile ira dura fino al momento in cui infliggono al colpevole un castigo tremendo.

In questo giardino incantato le Esperidi, con l’aiuto del drago Ladone (nel quadro riprodotto in appendice il pittore Edward Burne-Jones, memore del serpente del Paradiso terrestre, raffigura Ladone come un serpente enorme) custodivano una favolosa pianta di mele d’oro, portatrici di amore e di fecondità. Eris, la dea della discordia, irritata per il fatto che non l’avevano invitata al matrimonio di Teti e Peleo (futuri genitori di Achille), penetrò furtivamente nel giardino delle Esperidi, schivò Ladone, rubò una delle mele d’oro, vi incise il motto “Alla più bella”, e, entrata da scostumata nella sala in cui dei e eroi celebravano i novelli sposi, lanciò il pomo sul tavolo intorno al quale sedevano gli dei. Venere, Giunone e Minerva (uso i nomi latini) – ognuna di esse credeva di essere la più bella- pretesero di mettere le mani sull’aurea mela. Poiché non era possibile porre fine amichevolmente alla contesa, le tre dee si rivolsero a Giove perché emanasse la sentenza e dicesse chi era la più bella. Ma Giove che per “cazzimma” sembrava un Napoletano verace non si immischiò, e passò la patata bollente – la mela d’oro- al più bello degli uomini, Paride, figlio di Priamo re di Troia. Paride assegnò la mela a Venere, anche perché la dea della bellezza gli promise che avrebbe fatto cadere ai suoi piedi, vinta dall’eros, Elena, la più bella delle donne, moglie di Menelao. Paride rapì Elena e fu la guerra, fu la distruzione di Troia. Ma fu anche Omero, e fu la fondazione di Roma. Alla fine la mela dalla Notte fa uscire l’alba e il sole splendente. Figuriamoci quali possano essere gli effetti di questa torta, in cui si fondono in salutare amalgama le mele e le uova.

(FONTE FOTO:RETE INTERNET)