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Scrive Gian Luigi Beccaria: “ L’esperienza di sapori, profumi, colori, la consistenza delle forme evocano il luogo, mettono in relazione presente e passato, il sapore presente è nello stesso tempo antico. Si tratta della vera conoscenza di un cibo”. I piselli evocano l’immagine antica degli “orti” della nostra Montagna, e il capretto “apre” alla memoria le pagine lette, e anche quelle scritte, sulle storia di Sant’Anastasia. Nel 1861 l’assalto dei briganti di Barone a una “bettola” di Madonna dell’Arco, e le osservazioni del giudice Mezzacapo ( si chiamava veramente così, non è una invenzione della fantasia di Totò).

 

Ingredienti: 1 kg. e mezzo  di capretto; gr. 500 di piselli freschi; 1  cipolla; 2 cucchiai di olio; 1 bicchiere di vino bianco del Vesuvio; sale, pepe, provolone del Monaco grattugiato. Le fette sottili di cipolla e poi i tagli di carne vanno rosolati in un ampio tegame: la rosolatura si sfuma con il vino bianco. Si aggiungono poi i piselli e l’acqua: il tegame, coperto di carta adatta, si mette nel forno, a cuocere per una mezz’ora abbondante, a 180°. La cottura è completa nel momento in cui il “fondo” è ristretto nella misura opportuna.  Il “piatto” lo portate in tavola dopo averlo cosparso di pepe nero e di provolone del Monaco grattugiato. Biagio ritiene che il capretto “vesuviano” non “gradisca” il sapore acuto del pecorino, e preferisca quello “ampio” e calmo del provolone del Monaco.

 

Il 15 agosto 1861 Salvatore Russo, bettoliere di Sant’Anastasia, e la moglie Maria Notaro si godevano il fresco del tramonto seduti sulla porta di casa, che si apriva su un giardino “arbustato e vitato”, poco lontano dalla chiesa di Madonna dell’Arco. Discorrevano con Ferdinando De Simone, marito della loro figlia Cristina, la quale intanto passeggiava con un’amica lungo lo stradone, quando all’improvviso apparvero tra gli arbusti due uomini armati di schioppo. Uno, facendosi avanti, apostrofò minaccioso Ferdinando: Fesso, non ti muovere, a te jeva truvanne. Il giovane, pensando che fosse uno scherzo di cattivo gusto, si alzò dalla sedia e gridò : Statti cojeto, mentre l’altro gli poggiava la bocca dello schioppo sull’anca sinistra. Ci fu un solo sparo:la palla,  dopo aver squarciato da parte a parte la coscia della vittima, andò a bucare il pilastrino della porta. Il De Simone riuscì ad alzarsi e a trascinarsi nella vicina casa di Rosa Migliaccio, mentre il suocero fuggiva verso un angolo remoto del giardino e dal lato opposto irrompeva un nugolo di briganti armati di schioppi. Costoro, trascinata dentro la Notaro, rimasta sola alla difesa dei suoi beni, le strapparono dalle orecchie i fioccagli d’oro a bottone, e tra sguaiate minacce di troncarle la testa, spogliarono di tutto la  casa. In seguito, davanti al giudice, il bettoliere non negò di essere fuggito, ma giurò d’averlo fatto dopo che l’orda era già entrata in giardino, e non prima: era corso verso Sant’Anastasia a cercare aiuto, ma dopo pochi metri era stato costretto a nascondersi dietro le siepi, poiché gli era parso che tutte le strade fossero occupate da una moltitudine armata divisa in drappelli con gli schioppi impugnati tra le mani.  La figlia era stata assai più coraggiosa del padre. Proprio mentre Luigi Iacobelli, impiegato dello stabilimento di Madonna dell’Arco, correndo verso la chiesa dava l’allarme gridando  Chiudetevi, vengono i Regi, ella aveva sentito lo sparo in direzione della sua casa .E sarebbe accorsa, se non l’avesse trattenuta il padre dell’amica, Biagio Nappo. Dopo un’ora  si era sentito un altro colpo di fucile dalle parti di Guindazzi, tra grida che si allontanavano a poco a poco. La ragazza si era precipitata  a casa, mentre già si prestavano i primi soccorsi al marito, che morì dissanguato mentre lo trasportavano a Napoli  Condusse le indagini il giudice Mezzacapo, uno strano personaggio, degno del cognome che portava, e che pareva nato dalla fantasia di Totò.  Maria Notaro gli presentò l’elenco di tutti gli oggetti portati via,  dichiarò che erano tutti di sua proprietà, gli descrisse, uno per uno, i briganti di Vincenzo Barone che avevano fatto irruzione in casa sua. E Mezzacapo osservò, e fece “ stendere a verbale “ le sue parole, che Maria Notaro conosceva i briganti, perché spesso – lo dicevano le “voci” dei confidenti –  li accoglieva nella sua taverna, e serviva ad essi “ i piselli con la pasta e con i quarti di capretto”. Insomma, la Notaro se l’era cercata.

(fonte foto: giallo zafferano)