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 ….quando a Milano il padrone di casa portò in tavola asparagi conditi con un “grasso profumato” che poteva essere il burro. Nel racconto di Plutarco gli aspri rimproveri di Cesare ai commensali che non avevano voluto mangiare gli asparagi conditi con quel “grasso”. Il racconto di Daniela Guaiti. Il significato del detto napoletano “ fa marenna a sarachielle”.

 

Ingredienti: 500 grammi di alici; 200 grammi di provolone del Monaco; maggiorana; un bicchiere di vino bianco del Vesuvio; farina q.b; pangrattato q.b; 2 uova; sale; olio  per friggere  Dopo aver portato via  la testa e le interiora, squadernate le alici, staccate la spina dorsale, bagnatele sotto l’acqua corrente. Dopo che si sono asciugate, spruzzate sulle alici gocce di vino bianco, aggiungete una foglia di maggiorana, disponete su di esse fettine di provolone del Monaco che non superino i margini del corpo aperto “a libretto”, richiudete ogni alice imbottita con un’altra alice. Questo “connubio”  va opportunamente e delicatamente infarinato, e poi passerà nelle uova sbattute e trattate con un pizzico di sale, e infine nel pangrattato: l’ultima fase è quella della frittura. Prima di essere portate in tavola, le alici ripiene si asciugheranno sui fogli di carta da cucina.

 

E’ possibile che le alici ripiene fritte a qualcuno non piacciano. In verità, il sapore “perciativo” delle alici male si combina con quello “placido” del provolone e dell’uovo: c’è un salto, tra i due toni, e per ridurne la distanza Biagio spruzza sulle alici gocce di vino bianco del Vesuvio – un vino che placa e rasserena – e chiede aiuto alla maggiorana. In ogni caso, se siete ospiti di qualcuno, e il padrone di casa porta in tavola un “piatto” che non vi piace,  non fate gli schizzinosi, gli “sgrignusi”. Comportatevi come Giulio Cesare. Tra le tante virtù Cesare aveva anche quella della frugalità. Una volta, racconta Plutarco, si recò a Milano con il suo seguito, ospite di Valerio Leone che era uomo potente nella città. A pranzo Leone servì agli ospiti asparagi conditi non con l’olio, ma con un grasso profumato, che Plutarco chiama “myrion”. Quelli del seguito fecero gli schizzinosi, guardarono con sospetto quello strano condimento, e infine allontanarono da sé il “piatto”. Cesare, invece, mangiò con tutta calma la sua porzione e, dopo l’ultimo boccone, rimproverò i suoi compagni di tavola: diciamo che li rimproverò, ma il verbo usato da Plutarco dice molto di più: dice che quella di Cesare fu una vera e propria “cazziata”, somministrata con parole e con gesti: “Bastava scartare ciò che non piaceva; chi rimprovera apertamente la rozzezza di questo condimento è, egli stesso, un rozzo cafone”. Il conquistatore delle Gallie non capiva, o fingeva di non capire, che un ingrediente da solo salva un “piatto” o lo rovina: la mollezza di quel condimento aveva dettato a quelli del seguito le suggestioni dell’ untume, il colare del grasso, aveva provocato il rifiuto radicale: essi credevano che almeno a tavola si potesse mettere da parte la “pazienza” che Cesare, invece, esercitava in tutte le situazioni in cui risultasse utile esercitarla. Ha immaginato Daniela Guaiti,  autrice instancabile di manuali di cucina, che quel “myrion” fosse il burro, prodotto dalle mucche allevate da Leone nella pianura milanese, e utile per sostituire l’olio che in quella pianura non si produceva e che bisognava importare – un’importazione assai costosa – dal Sud.  Inoltre la Guaiti ha immaginato  che in quel soggiorno in casa di Leone Cesare abbia  “inventato” anche “una prelibatezza” acclamata ancora oggi: pane, burro e acciughe.  Se avesse conosciuto la lingua napoletana, chi sa quante volte, osservando gli avversari e i nemici che lo sfidavano nei luoghi della politica e sui campi di battaglia, Cesare avrebbe pensato e detto: “ ‘Mo’ fai marenna a saracchielle”.  I poveri di Napoli potevano permettersi di portare in tavola solo  “’ ‘e meze alici” e le aringhe piccole – i sarachielli – salate con sale di scarto. Questa “minuzzaglia” non solo non saziava, ma provocava una sete terribile e scioglimenti del ventre. Dunque, faceva marenna a sarachielle l’infelice condannato a veder fallire ogni suo  progetto. Questa detto napoletano diventerà di moda.

(fonte foto: Cookist)