Le offrono 280 euro al mese per 10 ore al giorno, il suo rifiuto diventa un caso

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Da qualche tempo l’argomento “giovani che lavorano”, o meglio che non lavorano, è diventato uno dei più discussi grazie alla condivisione di storie molto spesso assurde eppure ancora troppo frequenti.

La denuncia sociale, purtroppo, è sempre la stessa, ci si candida per una mansione lavorativa, viene puntualmente svolto un colloquio con tutte le info necessarie a comprendere le competenze della ragazza o del ragazzo propostosi ma poi si arriva a quella che ormai viene considerata la parte critica del discorso: la retribuzione economica.

 

La storia di oggi è quella di Francesca, ventiduenne di Secondigliano che, in cerca di lavoro, si è proposta per la mansione di commessa in un negozio delle zone in cui vive. La ragazza è stata inizialmente informata sugli orari e sui giorni lavorativi, ovvero 6 giorni su 7, almeno 10 ore al giorno; si è poi passati alla questione retribuzione che Francesca ha espressamente chiesto come era suo diritto fare per poi rifiutare l’offerta lavorativa. La “retribuzione”, in casi come questo anche detta “schiavismo giovanile”, era di 280 euro, ovviamente non a settimana ma mensili. Francesca avrebbe dovuto lavorare quindi per 1.10 all’ora circa e, proprio per questo, ha deciso di non accettare in modo gentile ed educato.

Dall’altra, parte, però la ragazza ha trovato una persona arrogante che lei ha volontariamente ribadito la solita ridicola storia del “voi giovani non volete lavorare”. Ma come si fa a considerare lavoro un’offerta del genere? Francesca allora ha deciso di controbattere e di spiegare che la sua non era svogliatezza ma voglia di essere presa sul serio e soprattutto di essere rispettata in quanto lavoratrice ed essere umano perché di umano, in una proposta del genere, non c’è proprio niente.

 

Il problema di chi cerca personale oggi è che non accetta la ribellione di chi decide di non voler essere sfruttato. Non solo questi datori di lavoro offrono un binomio orario lavorativo/paga che nessuna persona dovrebbe mai accettare nella vita ma quando un giovane rifiuta sentono di avere anche il diritto di criticarli quasi a volerli convincere che siano loro il problema. Ormai questa vecchia e rimpastata storia è terminata perché i “giovani d’oggi” non sono più disposti ad accettare compromessi schiavisti il cui unico modo per fermarli è rifiutare; sono pronti a lottare come nessuno mai prima d’ora contro ogni forma di sfruttamento lavorativo rifiutando offerte ripugnanti e continuando a cercare fino allo sfinimento per trovare un lavoro dignitoso.

Allora l’unica cosa da fare in questi casi è dire loro “bravi!” e spronarli a continuare nella loro personale lotta sociale.