Riceviamo e pubblichiamo
Ci sono giorni nei quali una città sembra fermarsi per ascoltare la propria memoria. Il 19 settembre è uno di questi. Somma Vesuviana festeggia il suo Santo Patrono San Gennaro
San Gennaro non è soltanto il santo che si celebra: è una presenza che attraversa la storia, la fede, l’arte e la vita della comunità. È nelle strade della processione, nelle preghiere e nella memoria tramandata di generazione in generazione. E proprio oggi viene naturale tornare a Giuseppe Marotta e a quel titolo che sembra contenere un’intera idea della devozione popolare: San Gennaro non dice mai no. Marotta racconta la Napoli del dopoguerra, ferita e povera, ma capace di conservare l’ironia, la speranza e quella familiarità quasi domestica con il proprio Patrono. San Gennaro
Il San Gennaro di Marotta non è lontano dagli uomini. È dentro la loro vita: quello al quale si affidano le paure, le necessità e le speranze. Ed è qui che le pagine di Marotta incontrano Somma Vesuviana.
Il convegno “Somma Vesuviana e San Gennaro”, ospitato il 17 settembre nella Collegiata di Santa Maria Maggiore al Casamale, ha riportato, al centro, come ben evidenziato dall’assessore Ciampa nel suo intervento introduttivo, il rapporto storico, culturale e religioso tra la città e il suo Patrono, interrogandosi sulle origini del culto e sul significato della festa nella storia della comunità: festa, che a suo dire, andrebbe ancora di più valorizzata
Le voci di Ciro Raia, Domenico Russo e Concetta Feola, da prospettive diverse, hanno contribuito a ricostruire questa memoria: la storia e il territorio, da una parte; la Collegiata e il patrimonio artistico, dall’altra. E la domanda che rimane è semplice e profonda: da quanto tempo San Gennaro cammina insieme a Somma?
La risposta non è soltanto nei libri. È nella chiesa, nelle immagini, nella festa e nei racconti tramandati. Ed è anche nella voce di don Nicola De Sena, che ha più volte richiamato il valore della comunione, dell’ amicizia e della vita comunitaria. Perché San Gennaro non è soltanto il santo che protegge: è anche colui intorno al quale una comunità può ritrovarsi.
La Collegiata sembra raccontare questa continuità anche attraverso l’arte. Le immagini di San Gennaro legate ad Angelo Mozzillo, con il santo che ferma la lava e protegge Somma, traducono in pittura una paura antica e, insieme, la fiducia con cui una comunità ha cercato di affrontarla.
Il Vesuvio è lì. La minaccia è reale. E San Gennaro diventa colui al quale affidare ciò che l’uomo non può dominare. È una dimensione che Marotta avrebbe probabilmente compreso bene: il santo delle necessità quotidiane, delle richieste semplici, delle speranze profondamente umane. Ed ecco allora il senso del nostro confronto. Marotta ci consegna il San Gennaro della confidenza popolare. I convegnisti e gli storici locali ci riconsegnano il San Gennaro della storia e della memoria sommese.
La Collegiata ce lo consegna attraverso l’arte. La festa ce lo restituisce attraverso la gente. Sono molti modi per incontrare lo stesso santo. Quello dello scrittore, dello storico, dello studioso, del sacerdote, dell’artista. E poi quello della gente, forse il più importante.
Perché quando San Gennaro diventa veramente il santo di un popolo, non appartiene più soltanto alla storia religiosa. Appartiene alla memoria. Il 19 settembre, quella memoria torna a farsi visibile: nella Collegiata, nella festa, nella preghiera, nella gente. E allora torniamo a Marotta: San Gennaro non dice mai no. Forse perché la sua risposta più grande non è sempre il miracolo che gli chiediamo. È la presenza. È l’ascolto. È la speranza.
Somma Vesuviana festeggia il suo Patrono e, nel farlo, racconta anche se stessa. Rinnova un patto antico tra una comunità e il suo santo, tra il passato e il presente, tra la paura del Vesuvio e la speranza degli uomini. Tra una pagina di Marotta e le campane della Collegiata.
Riflessione a cura di Vincenzo Nocerino
