Domenica 25 settembre si va alle urne. Ai 46.127.514 elettori in Italia che andranno a votare per l’elezione dei componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica saranno consegnate due schede: una rosa per la Camera, una gialla per il Senato.
I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle ore 23
Come sempre, si vota anche nelle carceri e negli ospedali, reparti Covid inclusi. Le elezioni riguardano 146 collegi uninominali per l’elezione della Camera dei deputati, 67 collegi uninominali per l’elezione del Senato della Repubblica, ed i relativi collegi plurinominali (49 per la Camera, 26 per il Senato) per l’assegnazione proporzionale dei seggi. Tra le avvertenze, oltre a quella di portare con sé un documento e la tessera elettorale è opportuno ricordare che i bambini non potranno accompagnare i genitori nella cabina elettorale e all’interno di quest’ultima non potranno essere introdotti telefoni cellulari o simili dispositivi. Non sarà possibile inoltre effettuare un voto disgiunto.
Grande è la previsione per la percentuale dell’astensionismo.
La Riflessione
Non è questione di diritti o doveri, leggere la possibilità di esprimere il proprio voto attraverso la retorica della legge è fatto obsoleto oltre che formale.
Che il voto sia un diritto e che ci siano voluti processi storici complessi per istituirlo è un fatto indiscutibilmente vero ma non basta evocarlo come semplice “flatus vocis” se non ci crede nemmeno chi lo dice.
Credo che, questa volta, si tratti di una seria assunzione di responsabilità.
Essere responsabili significa essere chiamati a una risposta e rispondere è sempre un’azione difficile.
L’odierna società è votata, in un “credo” orizzontale, a una perpetua deresponsabilizzazione su questioni più o meno importanti. Si potrebbero citare i diritti, sociali o civili, la trasformazione ambientale, la crisi energetica e l’attuale conflitto europeo.
Per questa premessa il “non voto” appare come un atto di estrema semplificazione.
Continuare a voltarsi dall’altra parte non rappresenta più una scelta, né una protesta ma incarna la definitiva dissoluzione del valore umano.
L’ottica capitalista, dell’iper-produzione di massa, fa in modo che l’individuo si ritrovi in un solipsismo superficiale.
Si lavora almeno 10 ore al giorno e quando si finisce ci si vuole, giustamente, solo distrarre e svagare.
La condizione di vuoto alienante viene – quando percepita – giustificata in funzione del profitto individuale che se da un lato spinge l’uomo verso l’affermazione del proprio sé, dall’altro annienta la capacità di riflettere e interrogarsi su ciò che gli sta intorno.
In altre parole: se si spende il proprio pensiero quotidiano asservendo solo al tempo della produttività è ovvio che non ci siano energie per occuparsi di altro.
Di risposta, l’attuale classe dirigente politica, non è in grado di farsi portavoce di questa complessità sociale né di delineare risposte concrete che possano formare coscienze civili. A stento, nei singoli territori, riesce a rappresentare i cittadini; limitandosi per lo più alla gestione della cosa pubblica.
Ciononostante, in un processo di consapevolezza, votare rappresenta uno degli ultimi atti di espressione della propria umanità. Pur non soddisfatti né speranzosi di un cambiamento, partecipa al cambiamento delle epoche solo chi sceglie, chi parteggia, chi sa orientarsi nelle contraddizioni di questi tempi.

