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La politica locale: spesso  chi parte trombettiere di guerra finisce “sviolinatore” dei potenti…..

Trecento membri del Parlamento appena congedato hanno cambiato casacca negli ultimi  quattro anni, e qualcuno anche più casacche. A livello locale la crisi dei partiti e quella del sistema sociale  spingono non pochi oppositori a saltare sul carro del vincitore, e a sostituire la tromba di guerra con il violino. Ma può capitare che qualcuno che già sta sul carro del vincitore proclami che impedirà questi “salti” e questi “pentimenti”. In che modo?

 

L’anno che si chiude lascerà dietro di sé pochi rimpianti nel Vesuviano. Gli indici della crisi economica si mantengono alti per tutti i settori produttivi, e, in primo luogo, per l’industria manifatturiera e per il commercio. Nel 2012 risultavano ancora accettabili le percentuali statistiche dell’occupazione, anche di quella giovanile, dell’aumento della popolazione e degli investimenti nel settore produttivo. Nel 2013 il sistema ha incominciato a incartocciarsi e in 12 mesi è cresciuto nettamente il numero dei giovani, soprattutto diplomati e laureati, che andavano a cercare lavoro nelle città dell’Italia del Nord, in Inghilterra e in Germania. Ma non è solo questione di numeri: la sostanza nera del problema è che si riduce sempre più il livello della fiducia della gente nelle istituzioni e nella capacità degli amministratori nazionali, regionali, locali non dico di sciogliere tutti i nodi, ma almeno di incominciare a trovare il filo della matassa. Gli indicatori degli istituti di ricerca ci dicono, da qualche mese, che in Italia qualcosa si muove, ma obiettivamente non mi pare che giungano anche nel Vesuviano almeno i refoli del vento nuovo: qualche sindaco del territorio ha esortato pubblicamente i cittadini a fare acquisti nei negozi della propria città, per contribuire a tener viva la fiamma del commercio.

E’ opinione degli studiosi che la crisi del Vesuviano interno sia anche  il riflesso della crisi che, da un decennio, almeno, blocca l’Italia e l’Occidente: con questo fenomeno si intrecciano gli effetti delle scelte che la Regione Campania adottò sul finire del sec.XX, quando si decise di spostare nell’ Agro Nolano, che era già il centro dell’industria meccanica, anche le strutture portanti della grande distribuzione: a quel punto la linea strategica di comunicazione e di trasporto su gomme e su rotaie divenne la Caserta- Nola –Sarno – Agro Nocerino, e il Vesuviano fu tagliato fuori dalla rete. Bisognava ridisegnare un sistema sociale nuovo e un sistema economico che si integrasse con quello dell’Agro Nolano. E il compianto Amato Lamberti ricordò, anche dal nostro giornale, che era necessario impedire che il Vesuviano in crisi diventasse uno spazio “franco” per i mercanti della droga e i camorristi dell’usura. Il nostro territorio poteva essere salvato da una radicale rivoluzione culturale che ridisegnasse l’economia e che orientasse la Scuola verso nuovi obiettivi. Le risorse, anche finanziarie, non mancavano. E tra i compiti dell’Ente Parco Vesuvio c’era quello di coordinare l’attività delle Amministrazioni locali intorno a un importante progetto di turismo ambientale costruito su un “luogo”, il Vesuvio, il cui potere di affascinare e di suggestionare è unico al mondo. Poco è stato fatto. La disoccupazione è devastante, e non servono a nasconderne il dramma i contratti a termine e i salari da fame.

La linea Napoli- Sarno della Vesuviana e la Statale 268 sono l’immagine chiara e concreta di un territorio a cui sono negate da tempo due “qualità “essenziali dei sistemi di comunicazione: la certezza e la sicurezza. Quali siano il livello di coordinamento e la capacità di ragionare per “piani” e non solo per “urgenze” degli Enti che insistono sul territorio è stato spiegato a tutti, con chiarezza didattica, dagli incendi che quest’anno, e, non dimentichiamolo, anche l’anno scorso, hanno divorato le selve del vulcano: è stato spiegato da ciò che è successo prima, da ciò che è successo durante, e da ciò che sta succedendo ora. Infine, crediamo di poter dire, con il conforto delle cronache, che i timori di Amato Lamberti sulle “tendenze” della criminalità si sono rivelati profetici.

La Storia ha voluto che tutti questi problemi gravassero sulla società vesuviana in un momento in cui la dissoluzione dei partiti e il proliferare delle liste civiche impediscono, di fatto, la selezione dei candidati e obbligano le Amministrazioni Comunali a fare e a disfare alleanze, a muovere senza sosta la giostra di assessorati, di incarichi, di deleghe fuori giunta, con un solo obiettivo: sopravvivere. Non mi permetto di entrare nel merito delle competenze e delle qualità personali: dico solo che spesso la politica del retrobottega – non c’è nell’espressione nessun intento moralistico – non lascia lo spazio e il tempo necessari per affrontare le questioni strutturali, per disegnare progetti a medio e a lungo termine. Se dal 2013 300 membri di questo Parlamento che giovedì è stato congedato  hanno cambiato casacca, e qualcuno l’ha cambiata più volte, non ci dobbiamo meravigliare del fatto che questo “turismo” si pratica anche nei consigli comunali. E nella società civile architetti, ingegneri, avvocati oggi cantano serenate a sindaci, ad assessori, a consiglieri onnipotenti contro i quali ancora ieri  suonavano le trombe di guerra. I politici che esercitano il potere locale conferiscono incarichi, e attraverso le società di servizio, possono distribuire posti di lavoro. Quelli che saltano sul carro del vincitore si giustificano tutti allo stesso modo: “ Lo facciamo per il bene della comunità”. Così si giustificava l’on. Cocchetelli, quello del film “ Un turco napoletano”. I salti di questi saltatori non sono agevoli. Chi sta già sul carro del vincitore cerca di impedire l’arrivo di questi “pentiti”, o “convertiti” che dir si voglia. In un paese vesuviano un consigliere di maggioranza l’ha detto chiaramente, che  a nessuno permetterà di “convertirsi”. Come farà, non si sa. Il diritto “ a pentirsi” non si nega a nessuno, nemmeno a Giuda.

E’ una storia vecchia, che forse oggi è diventata la sola storia. Le piazze dei Comuni diventano il teatro di abbracci incredibili, di giuramenti di fedeltà, di prodigiose capriole, di squillanti salamelecchi. E la “danza” si fa vorticosa quando si avvicinano le elezioni amministrative.

Nel 2018 il nostro giornale dedicherà più spazio al racconto di questa simpatica “giostra”.

(IMMAGINE : W. Hogarth, Banchetto elettorale)

 

 

 

 

 

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