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La narrazione nei testi musicali: il caso “Hurricane”

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Ti va di raccontarmi una barzelletta?

Non so se lo sai, ma anche gli aneddoti sono considerati dei micro-generi narrativi e come tali possiamo, all’occorrenza, analizzare la loro costruzione. Le barzellette solitamente si compongono di una sintesi, di una tensione narrativa e di un ritmo.

È facile intuire, a questo punto, quanto sia importante scegliere i particolari, le sfumature e i dettagli che caratterizzano un personaggio o una situazione e spesso sono proprio i dettagli (un tic, una parola ricorrente, un gesto che si ripete) ad essere più evocativi rispetto a minuziose descrizioni dell’esperienza che stiamo raccontando.

E la tensione? In ogni storia che si rispetti, il lettore, l’ascoltatore o lo spettatore hanno bisogno dei cosiddetti picchi narrativi, di saliscendi all’interno del ritmo della narrazione, atti a mantenere viva la loro attenzione.

Conosci “Hurricane”? Si, sto parlando proprio della bellissima canzone di Bob Dylan. Ebbene, in questo pezzo il cantautore americano è riuscito a ricostruire la vicenda del protagonista, un pugile di colore che è finito in carcere nonostante fosse innocente.

Il punto di vista dell’autore è distaccato, neutro. Il narratore risulta affidabile e si percepisce fin dall’incipit che non tradirà mai la fiducia del pubblico.

Colpi di pistola nel locale notturno, entra Patty Valentine da una stanza sopra la sala e vede il barista in una pozza di sangue. Piange, “Mio dio, li hanno uccisi tutti”. Qui inizia la storia di Hurricane.

Dylan utilizza un tono simile a quello di un giornalista di cronaca. Risulta chiaro che non c’è nessun legame emotivo, nessuna vicinanza tra lui e Hurricane. C’è soltanto una storia da raccontare al maggior numero possibile di persone.

Patty vede tre corpi stesi a terra, e un altro uomo chiamato Bello, che si muove furtivamente. “Io non l’ho fatto!” disse lui agitando le mani, stavo solo derubando la cassa

Fino a questo punto Bob ha raccontato in terza persona la vicenda di Patty, una donna che ha assistito ad un crimine. La tensione cresce e proporzionalmente sale il ritmo della musica. È a questo punto che il vero protagonista entra in scena:

Nel frattempo, lontano in un’altra parte della città Rubin Carter e alcuni amici portano in auto il primo contendente della corona per i pesi medi, il quale non ha idea di che merda stava per succedere quando un poliziotto lo fece accostare sulla strada come tempo prima e tempo prima ancora. A Paterson le cose vanno così, se sei nero non devi farti vedere per strada, a meno che non vuoi accettare la sfida”.

Siamo nel cuore della narrazione. Bob Dylan ci porta per le strade di una città americana in un’epoca ormai lonana e cambia il punto di vista: la protagonista non è più Patty, ma Rubin Carter, un famoso pugile dell’epoca detto Hurricane.

Il modo di narrare di Dylan è molto simile a quello di uno scrittore: nel testo abbiamo il protagonista che è Hurricane, l’antagonista che è la società civile americana e un problema: il razzismo delle autorità.

L’autore usa le parole giuste e il giusto ritmo di narrazione. Questa vicenda non può essere raccontata diversamente. Ogni parola comporta una scelta: perché quella e non un’altra? Perché usare un registro colloquiale o uno più letterario?

Quando scrivi, cerca sempre di utilizzare un tono di voce, un registro vicino ai personaggi che racconti. In questo modo catturerai l’attenzione del tuo lettore molto più facilmente. Ricorda: essere generici omologa verso il basso e appiattisce i contenuti.

Ma adesso… godiamoci Hurricane!

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