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Il monumento, per ben 24 anni, svettò maestoso dall’alto della sua enorme mole sulla piazza centrale, elevandosi ad emblema cittadino. L’Amministrazione, guidata dal compianto Comm. Francesco De Siervo, con un’inconcepibile delibera lo demolì alla fine degli anni ’50 del Novecento nell’ottica della riqualificazione della piazza centrale.  

Il giorno della vittoria arrivò il 4 novembre 1918. Dopo 41 mesi di combattimenti, la grande guerra era finita, l’esercito austro-ungarico era stato sconfitto. Somma Vesuviana, come tutte le città d’Italia, si apprestava a onorare i Caduti in guerra. Già in precedenza nella seduta del Consiglio Cittadino di Somma Vesuviana del 18 giugno 1916 i consiglieri Giova e Del Giudice avevano proposto l’erezione di un monumento in Piazza Ravaschieri per ricordare e onorare i caduti sommesi per la grandezza della patria, nella quarta guerra d’indipendenza. Tante iniziative si ebbero in città, tra il 1919 e il 1920, per raccogliere i fondi necessari per l’opera: nel 1922, fu dato alle stampe l’opuscolo intitolato La Città di Somma Vesuviana attraverso la storia del prof. Ciro Romano (1894 – 1973). Il testo fu, poi, distribuito previo un’offerta di 10 lire da destinarsi alla raccolta fondi pro monumento ai caduti. Il denaro raccolto fu gestito da un comitato civico, presieduto dal Dott. Alberto Angrisani (1878 – 1953), in carica dal 2 giugno 1927.

Il 6 gennaio 1928, l’Alto Commissario di Napoli chiese al Podestà di Somma Vesuviana di deliberare l’erezione di un monumento ai 162 caduti sommesi della grande guerra. Furono costituti nell’occasione un comitato generale e un comitato esecutivo presieduti dallo stesso Podestà Angrisani, che assegnò all’architetto Valdimiro Del Giudice (1871 – 1960) l’elaborazione di un progetto per il monumento e di assumerne la direzione dei lavori. L’architetto era, anche, membro della commissione. Il progetto fu approvato dal comitato pro-monumento nell’aprile del 1928. Anche stavolta per raccogliere i necessari fondi era stato presentato alle stampe un nuovo libro, scritto dallo stesso Angrisani, intitolato Brevi notizie storiche e demografiche di Somma Vesuviana, opera fondamentale e insostituibile per la storia, non solo della nostra città, ma anche rilevante per quella del Regno di Napoli (cit. Domenico Russo). Il comitato in carica era formato dal podestà dott. Alberto Angrisani (Presidente), dal cav. Vincenzo Giova (vicepresidente), dal dott. Domenico Cimmino (cassiere) e dai signori Michele Ragosta, Salvatore Di Sarno, Gennaro D’Avino, Mariano Rippa e Francesco Cimmino.

Nella previsione l’opera era composta di due parti: una base a forma di cappella votiva chiusa e una parte alta a forma piramidale, tipo obelisco. Comunque tra progettazioni, contestazioni, scelta del materiale, sconfessioni delle responsabilità tra Municipio e ditte, udienze in tribunale, finalmente, il 30 giugno 1935, con l’intervento di Sua Altezza Reale, il Principe di Piemonte, Umberto II (1904 – 1983), Somma Vesuviana inaugurò il monumento ai suoi concittadini morti nella Grande Guerra. Alla fine, l’opera fu completata con la progettazione decisiva e definitiva dell’architetto e ingegnere napoletano Marcello Canino (1895 – 1970).

 Con la sua imponente mole – ricorda l’ing. Vincenzo Romano –  il monumento ha dominato l’intera piazza per ben 24 anni, elevandosi ad emblema del paese. Non mi sembra che in altri paesi della zona vesuviana ci fossero stati altri mirabili esempi. L’elegante veste, che la scenografica mole della monumentale costruzione aveva mantenuto in quei pochi anni di vita, ancora oggi, è ricordata da molti sommesi, innalzarsi bianca al cielo quasi nel centro della piazza. Con delibera consiliare n°22 del 28 maggio 1958 nell’ottica della riqualificazione e sistemazione della piazza centrale, che prevedeva anche la costruzione della Scuola Media Statale, il vecchio monumento fu abbattuto per essere ricostruito in dimensioni ridotte. Era questo il motivo? I monumenti sono documenti del passato e aldilà della motivazione addotta all’epoca, la demolizione resterà – spiega l’ing. Romano – una ferita aperta per la storia della nostra comunità: una damnatio memoriae, una soppressione delle idee.  In quella opera funebre – spiega – Somma Vesuviana piangeva per la prima volta i propri fanti, spediti al fronte e caduti in trincea. Le bianche lapidi ricordavano i loro nomi, in rigoroso ordine alfabetico, senza distinzione di grado. Era, come per tutti i monumenti funebri dell’epoca, la democratizzazione della morte, come afferma il giornalista Carlo Mercuri. Proprio per questo motivo, il monumento in città sarebbe stato indispensabile per le generazioni future – soprattutto per gli studenti della vicina Scuola Media – per conoscerlo, studiarlo e carpire lo spirito dei propri avi.

Saluto del Podestà di Somma Vesuviana, dott. Alberto Angrisani, a Sua Altezza Reale il Principe di Piemonte in occasione dell’inaugurazione del monumento eretto alla memoria dei 162 cittadini di Somma morti in guerra – 30 giugno 1935:

Altezza Reale, Somma Vesuviana è profondamente grata per l’onore altissimo che oggi riceve dall’Augusto intervento di V.A.R. poiché questa città che trae origini direttamente dal popolo romano e che, forse tra le sue mura raccolse gli ultimi aneliti del divo augusto, è fiera ed orgogliosa, oggi di consacrare l’omaggio ai suoi Caduti nella grande guerra, alla presenza di V.A.R., che nel nome fatidico di Casa Savoia, perpetua la gloria perenne dei Cesari e rinnova, qui, a Somma Vesuviana, l’alto privilegio della regale ospitalità sempre rinnovellata attraverso i secoli e attraverso le monarchie meridionali. L’espressione e il significato di questo nostro omaggio ai concittadini per la Patria Caduti, è affidata, Altezza reale, all’interpretazione di una valoroso combattente, al maggiore Carlo Borntraeger*. Levo il mio animo devoto all’Augusta Persona di S.M. il Re Vittorioso, che condusse la nazione al glorioso cimento, a V.A.R. che rappresenta l’orgoglio della Nazione tutta per certezza del più grande avvenire della Patria, e il Duce che riconsacrò sull’altare della Patria, le glorie dei combattenti, caduti e superstiti, nello Spirito della Vittoria [*Carlo Borntraeger (1895 – 1957) è ricordato anche come il questore fascista che salvò ebrei e rossi dalle camere a gas].