Felice Romano definisce, attraverso la meticolosa analisi delle carte, l’identità civica di Piazzolla e coglie l’intatta attualità dei valori di questa identità: l’autore porta a termine un’operazione culturale di alto profilo descrivendo le origini di un processo storico che è in pieno movimento sul piano socio- economico.
Sabato 5 novembre, nell’ Auditorium Parrocchiale di Piazzolla, è stato presentato al pubblico il libro di Felice Romano “La Terra di Piazzolla nel catasto onciario di Nola- Documenti del 1754”. E’ stata una bella serata: folto e attento il pubblico, incisivi e sapienti i “presentatori”, e cioè i proff. Italo Abate, Luigi Iroso, Carmine Cimmino, a cui voglio aggiungere anche il padrone di casa, il parroco don Salvatore Luminelli, e, infine, penetrante e sorprendente l’autore dell’opera. Questo articolo mira non a raccontare la cronaca di una manifestazione che si è tenuta cinque giorni fa, ma a descrivere gli spazi della riflessione – spazi imprevedibili – che le parole degli oratori hanno aperto all’attenzione del pubblico.
Piazzolla è, come è noto, frazione di Nola, e sta al centro di una rete di strade che portano a Somma, a Ottaviano, a Nola, a Saviano: sono quasi tutte strade di traffico intenso, e notevole è la dimensione del trasporto pesante. Ebbene, gli oratori hanno riconosciuto a Felice Romano, tra gli altri meriti, anche quello di aver dimostrato che già nel Cinquecento Piazzolla era uno dei centri topografici – un centro importante – nella trama delle fitte relazioni, commerciali, sociali, giuridiche, intrecciate tra la Campania Felice e il Vallo di Lauro, da una parte, e dall’altra Ottajano, Somma e il Vesuviano interno. Questa trama complessa ogni oratore l’ha letta da un punto di vista particolare, nella prospettiva dei propri studi e della propria concezione storiografica: Italo Abate, che è cittadino di Piazzolla, ha sottolineato il fatto che in ogni pagina del libro ci sono i segni dell’amore che l’autore sente per la sua terra, e c’è il rimpianto per un mondo in cui le relazioni sociali riflettevano l’ intensità e la genuinità dei sentimenti della cultura contadina. Il prof. Iroso ha illustrato le dinamiche di un sistema feudale, quello degli Orsini, che prima si espande da Nola fino a Ottajano, e poi si dissolve, per gli errori strategici dei feudatari, e forse non solo per questi errori. Carmine Cimmino ha esordito notando che è vero che si studia il passato per capire il presente, ma è altrettanto vero che spesso quel passato lo leggiamo nella luce dell’oggi; poi ha esortato Felice Romano ad affrontare il problema dei mestieri connessi al ruolo che Piazzolla svolgeva e ancora svolge nell’economia del territorio, ricordando, per esempio, che nel secondo Settecento era già nota l’abilità dei “vatigali” piazzollesi. Il prof. Vincenzo Ammirati, infine, ha spiegato quanto sia stata importante il progetto dei catasti onciari voluto da re Carlo, sia nel “fotografare” con straordinaria precisione lo stato dell’economia e delle finanze del Regno di Napoli a metà del sec.XVIII, sia nell’aprire un nuovo capitolo nella storia della coscienza sociale, attirando l’attenzione di tutti i cittadini sul “teatro” della ricchezza e della povertà.
Un libro che consente tali “letture” e che offre una quantità così importante di dati è un libro significativo, è il risultato di un rapporto armonico tra passione, competenza, pazienza, coerenza di metodo. E’ il primo libro di Felice Romano, ma solo dal punto di vista formale: di fatto, l’autore, prima di dare alle stampe quest’opera, ha scritto, idealmente e mentalmente, altri libri, il cui testo un giorno verrà consegnato al tipografo. Forse a questo alludeva Carmine Cimmino quando ha ricordato all’amico Felice che il lavoro sul catasto onciario è solo la prima tappa di un lungo viaggio.
Nel suo intervento, che ha concluso la manifestazione, Felice Romano ha rivelato qual è la radice prima della sua opera. Dopo averlo ascoltato, possiamo dire che egli ha definito l’identità civica della sua Piazzolla non per una semplice esercitazione storiografica, per essere annoverato tra gli storici locali, ma per tracciare confini ideali e topografici: poiché “definire” significa affermare l’esistenza e l’essenza di una situazione indicando quello che essa è, e contemporaneamente, ciò che essa non è: Piazzolla, nella sua sostanza,non è mai stata Nola, non è mai stata né Ottaviano, né Saviano. Piazzolla fu ed è Piazzolla. Il presente è conseguenza del passato, ma offre anche la vera chiave di lettura di quel passato.
Il libro di Romano chiama i Piazzollesi a un’operazione difficile, a guardarsi nello specchio: è un libro che chiude questioni, e altre ne apre. Perciò è un libro di storia che sa di verità e sa di presente.







