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Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dall’associazione “Civico 1” di Somma Vesuviana sulla questione utilizzo area ex simmons

 

La questione è sulla bocca di tutti (social compresi), in questi giorni. Cittadini ed esponenti politici si dividono. Anche se, almeno apparentemente, l’ago della bilancia pende dalla parte di chi desidera per la città di Somma Vesuviana un futuro fatto di sport e tempo libero. Insomma, per la cosiddetta “qualità della vita” di tutti i cittadini che non può in nessun modo essere barattata per salvaguardare l’interesse economico di pochi. Tenendo momentaneamente da parte le opinioni, cerchiamo di analizzare i fatti da un punto di vista innanzitutto tecnico. Andiamo con ordine.

L’aspetto tecnico

L’edificio definito ex Simmons nasce negli anni ’60 – precisamente 1963  – in una zona
sottoposta a vincolo paesaggistico. L’amministrazione, all’epoca, rilasciò titolo concessionario senza mai aver ottenuto titolo di autorizzazione e conformità della Sovrintendenza. Dunque, siamo di fronte a una illegittima concessione edilizia rilasciata. Tra il 2004 e il 2011, a seguito di una richiesta del recupero dell’area mediante la proposta di realizzarvi un centro sportivo,  alla richiesta di una nuova autorizzazione paesaggistica, la Sovrintendenza espresse parere negativo: ancora una volta siamo di fronte al mancato rilascio del necessario titolo concessionario edilizio.
Ora, occorre chiarire che l’intervento proposto insiste in su un immobile
classificato secondo la categoria catastale D1 (edificio industriale).
Nel 2015, dunque, si ripropone di realizzare un impianto sportivo con piscina, proponendone l’abbattimento e la ricostruzione. Tuttavia, sorge il problema
amministrativo politico, perché l’intervento non ricade nel quadro
generale di un piano urbanistico generale, e peraltro il PRG (Piano regolatore generale) vigente risulta essere non più valido nei termini previsionale, (infatti, superati i 10 anni il piano scade anche se permangono le NTA (Norme tecniche di attuazione) per le Zone omogenee. In parole semplici: in questa prima analisi, si stava discutendo sulla possibilità/volontà di intervenire su un immobile costruito illegittimamente, perché sprovvisto dell’autorizzazione paesaggistica.

Ma veniamo ad oggi. Nel 2020 si vuole condurre un intervento di recupero dell’immobile proponendo un centro commerciale. Come? Mediante un intervento di manutenzione straordinaria e con le relative modifiche statiche. Tuttavia, c’è da considerare (e chiarire) inoltre, che tali interventi non prescindono dall’autorizzazione paesaggistica, ma che non consentono di poter cambiare la destinazione d’uso urbanistica dell’immobile, che potrebbe essere consentito se – e solo se – il PUC (Piano urbanistico comunale), nelle sue NTA, ne consente la variazione. Tuttavia, bisogna aggiungere che l’edificio è ormai datato, per cui gli interventi di adeguamento sismico sarebbero notevoli e non è detto che riescano a migliorare il comportamento statico dell’immobile.

Le considerazioni politiche

Il problema politico, sta nella proposta funzionale, in quanto un impianto
agro-commerciale a ridosso di un complesso di interesse storico culturale

non propone sviluppo, ma diventa un peso per la comunità, e non crea un
flusso economico costante.

Per veder fiorire quell’area bisogna avviare il recupero del paesaggio
rurale
, mediante un percorso di trekking rurale che colleghi le varie masserie per abbracciare il monte Somma Vesuvio, coinvolgendo attivamente il borgo Casamale.
Dal punto di vista commerciale, sarebbe più utile proporre il recupero di alcune masserie, con cooperative agro-turistiche che incentivano un approccio innovativo della filiera agricola. Il territorio di Somma Vesuviana ha una matrice rurale, paesaggistica e storica culturale, e un programma realizzato intorno allo sport deve tenere conto di tali condizioni e principi.

Nello specifico, attraverso la rigenerazione urbana può essere realizzato un intervento di grande portata. Inoltre, data la vicinanza con Masseria Resina e il complesso religioso di Santa Maria del Pozzo, l’area potrebbe diventare un centro di ricerca e sviluppo agricolo. Non solo. Pensiamo a un centro congressi in materia (e poi centro con sauna, fitness, massaggi, fisiatria e servizi collegati come punti ristoro e negozi di materiale e abbigliamento sportivo). Uno stadio con annessa cittadella del benessere, salute e sport. Esistono i fondi per lo sport proprio per intervenire sulle aree sportive da recuperare. Vogliamo immaginare ancora? Una scuola per arbitri e formazione teorica allo sport. Oppure rigenerare i numerosi capannoni sommesi attraverso i fondi del piano rurale Campania. Ma bisogna smettere di immaginare soltanto. Occorre agire e lo strumento non si chiama PUC ma Piano Strutturale strategico di sviluppo.

Il progresso sostenibile (non speculazioni azzardate)

La sfida è aperta: ripensare la nostra città in modo più umano e sostenibile. È un obiettivo che riguarda tutti noi cittadini e deve avere il contributo reale di architetti, politici, urbanisti e associazioni di liberi cittadini che vogliono perseguire il bene lontano dagli interessi dei “soliti pochi”. Dall’esperienza di impotenza vissuta col Covid19 possiamo imparare una lezione duratura per “riconquistare la citta” la nostra città, abbattendo le barriere architettoniche, disegnando piste ciclabili, parchi ricchi di verde (non dovrebbe essere difficile stando in pieno Parco nazionale del Vesuvio) che siano luoghi di incontro e per lo sport all’aria aperta. Dobbiamo restituire-riscoprirei il piacere della conoscenza e rivalutando il centro storico, i palazzi e monumenti esistenti, portando alla luce i percorsi d’arte, storia e gusto! Perché non cominciamo a dare vita e infrastrutture verdi, all’architettura sostenibile, recuperando e rigenerando l’antico? La vera sfida è mirare a un progresso che mantenga la dimensione umana.

Di: Giuseppe Auriemma, (Presidente Associazione culturale “ Civico1”) ex consigliere comunale, medico-psichiatra.

Sandro Tafuro, (Coordinatore  Associazione Culturaò “ Civico1”)architetto e docente all’Università Federico II di Napoli