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Italo Lombardi fu un artista impressionista dalla pennellata larga e moderna. I suoi quadri sono presenti in tutta Europa e anche in America, oltre su più siti di aste online. Tra le opere più rappresentative della sua produzione spiccano le due tele a olio della Chiesa di San Domenico.

 

 

Italo Lombardi nacque a Pozzuoli nel 1917. Fu uno dei maggiori artisti puteolani del XX secolo, esponente di quel movimento artistico d’avanguardia chiamato surrealismo, le cui idee furono non solo acquisite dai principali artisti, ma incorporate nelle loro filosofie politiche radicali, creando un nuovo tipo di realismo magico. Lombardi, comunque, fu in gran parte influenzato in modo creativo dalla crescita degli anni’30. Era l’epoca delle numerose ideologie politiche come il socialismo marxista, la democrazia capitalista e il totalitarismo sia del comunismo che del fascismo. Della sua stessa generazione furono Aristodemo Capecchi (1917 – 2017), Traian Goga (1917 – 1989), Imre Domonkos (1917 – 1995), Jules Glaser (1917 – 2010) ed Ernesto Gomez Gallardo (1917 – 2012). Lombardi lavorò per trent’ anni come restauratore presso il Museo di Capodimonte per la Soprintendenza di Napoli. Il Dott. Gaetano Maria Russo – in suo articolo apparso sulla rivista Summae Civitas n°74 – non solo tratteggia alcuni momenti salienti del suo periodo sommese, ma ne apprezza le linee e i colori della sua pittura, tipica della scuola napoletana e ancora legata ai canoni tradizionali. L’artista puteolano soggiornò per tanti anni a Somma Vesuviana nella masseria Giova in località Macedonia in cerca d’ispirazione.

Somma Vesuviana – continua Gaetano M. Russo –  ha avuto una lunga tradizione di ospitalità per i pittori napoletani tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Oltre a vari artisti della scuola di Posillipo, ricordiamo Ferruccio Torraca (nato nel 1907) ed il famoso Arnaldo De Lisio (1869-1949). Quest’ultimo, assiduo frequentatore di Picasso a Parigi, convolò addirittura a nozze con una cittadina sommese della famiglia Di Mauro alias ‘e capenapoli.

I sommesi conobbero Italo Lombardi nella sua piccola bottega – studio in un cortile di via Macedonia. Conoscevo bene il suo studio – riferisce la prof.ssa Milena Di Vicino – in quanto era ubicato nello stesso cortile dove abitavo. Appena quattordicenne, gli feci da modella per ben diciotto ritratti, di cui conservo solo uno nel mio salotto. Ho ancora altre cose sue: qualche piccola tela e dei disegni del nostro cortile, fatti coi pastelli. Era un uomo mite, buono, un po’ grassottello e con un baffo che gli contornava e definiva le labbra. A Somma dipinse con toni caldi e teneri la pace di angoli poetici del paese. Sulle sue tele – afferma il Dott. Angelo Di Mauro – compaiono di volta in volta un cavaliere, una madonna, acque che sgorgano da atmosfere quattrocentesche. Per queste opere fu allestita nel mese di settembre 1974 una mostra presso il locale circolo sociale, dove alcuni suoi quadri – conclude Russo – furono messi in vendita e acquistati dall’elite borghese della città. A ricordo di tale evento, fu pubblicato un opuscoletto delle sue opere in collaborazione con il compianto prof. R. D’Avino dal titolo Pitture e Impressioni.

Lo stesso Circolo sociale che, precedentemente, nel gennaio del 1974, contestò la frettolosa iniziativa del Rettore Don Franco Massa (1928 – 1977) di commissionare al Lombardi due grossi dipinti per la Chiesa di San Domenico. A riguardo fu istituito un comitato per la raccolta delle offerte. Le tele, cm 333 x 165, dovevano riempire due spazi murali nella navata centrale. Si tratta di San Gennaro con le braccia alzate e di San Domenico, che in questi giorni, grazie al parroco Don Nicola De Sena, hanno ritrovato la luce dopo tanti anni di polveroso abbandono. Urge, a tal riguardo, una spolveratura immediata ed un aiuto economico.

La polemica del circolo sociale, all’epoca, fu riportata sul proprio periodico locale La Striscia n°2/1974:…Si discute negli ambienti artistici di Somma sul modo con cui si sta cercando di dotare la Chiesa di San Domenico di due grossi dipinti (…). La somma di Lire 500.000 sarebbe il prezzo delle opere. Non basta la possibilità di vedere la propria opera tramandata ai posteri. Non basta la pubblicità ed il lustro che deriva dalla esposizione in un luogo sacro e pubblico, da cui consegue fama e propaganda per l’autore. Mancando anche qualsiasi fine di lucro del committente, riteniamo che pretendere un compenso sia del tutto indecoroso. (…) Ci consta che altri artisti di chiara fama sarebbero orgogliosi di lavorare con maggiore disinteresse. Il Collettivo (il circolo sociale) si schiera apertamente contro il metodo dell’iniziativa.

La risposta di Lombardi, comunque, non si fece attendere: arrivò puntualmente il mese successivo sul periodico n°3/1974 dello stesso anno. Fu un chiarimento necessario da parte del maestro, in quanto la somma stabilita per le due opere scaturì dal conteggio delle spese effettive e, oltretutto, si trattò di un rimborso spese e non di compenso. Il lavoro dell’ artista, tuttavia, rimase un’ offerta alla cittadinanza ed alla chiesa, in quanto il valente pittore, all’epoca, avvertì tutta la responsabilità del grande onore ricevuto. Morì a Napoli nel 1985.