Il tribunale: “A Pomigliano licenze edilizie frutto di azioni fraudolente”

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alcuni dei palazzi sequestrati a Pomigliano
alcuni dei palazzi sequestrati a Pomigliano

Oltre 500 appartamenti realizzati tra il 2015 e il 2020 soprattutto nel centro urbano. Prezzi stellari per ogni alloggi ma iter di legge pieno di punti oscuri secondo i magistrati. Finora però il Comune non è stato coinvolto nell’inchiesta          

 

Cemento facile: dall’inchiesta della magistratura emergono circostanze da pelle d’oca. Si parla di certificazioni imposte dalla legge ma mai presentate al Comune, di dati e numeri volutamente omessi pur di dare il via alla realizzazione di una valanga di appartamenti illegali ma venduti a peso d’oro, con prezzi da 200mila fino a oltre 350mila euro per abitazione. Ieri la polizia municipale di Pomigliano, su ordine del giudice per le indagini preliminari di Nola, ha sequestrato in periferia, in via Masarda, 60 appartamenti quasi ultimati, 22 locali commerciali, un opificio, un garage e poi un cantiere nel centro storico, in via Imbriani, in cui erano in fase di realizzazione 18 appartamenti, e un cantiere in zona semiperiferica, in via Corradino, altri 22 alloggi previsti. Nel centro storico, in via Fiume, alla fine di novembre era già stato sequestrato un quarto cantiere per la costruzione di 50 alloggi mentre su un quinto complesso edilizio da 14 appartamenti, in via Firenze, pende un’ordinanza di abbattimento del Comune sospesa dal Tar fino a settembre in attesa di un parere di merito da parte del Consiglio di Stato sulla licenza edilizia, già bocciata dallo stesso Tribunale amministrativo regionale. Al centro di tutta quanta la maxi operazione relativa ai 164 appartamenti c’è, lo scrivono gli inquirenti, “la fraudolenta interpretazione degli strumenti urbanistici e della normativa di attuazione del Piano Casa”, cioè la legge regionale che ha consentito l’abbattimento e la ricostruzione, con ampliamento del 35 % dei volumi preesistenti, di vecchi edifici dei centri storici o di manufatti piazzati anche in periferia. Immobili da cui sono spuntati palazzi. Case nuove generalmente di piccole dimensioni ma dal costo stellare anche per un’area di provincia com’è quella di Pomigliano, territorio che presenta comunque i disagi tipici dell’entroterra di Napoli, dai trasporti pubblici carenti ai servizi idrici fatiscenti, dalla desolazione delle periferie alla precarietà delle strade, dalla contaminazione dell’aria e dei terreni all’assenza di ospedali. Intanto i giudici hanno descritto il meccanismo con cui è stato realizzato a Pomigliano uno dei complessi edilizi più grandi sequestrati, quello di via Masarda, al confine con Sant’Anastasia, nei pressi del terrapieno dell’asse mediano. Qui, secondo i magistrati, non poteva essere applicato il Piano Casa perché, si spiega sostanzialmente nel provvedimento di sequestro , “nei certificati rilasciati al Comune di Pomigliano per ottenere la licenza sono stati modificati e anche omessi i dati sia sulle destinazioni d’uso che sui volumi degli edifici preesistenti allo scopo di poter costruire usufruendo dello strumento urbanistico regionale e realizzando inoltre volumetrie abnormi”. I giudici affermano pure che alcune opere del parco sarebbero “state edificate nella fascia di rispetto autostradale”, zona off limits per legge. Un quadro drammatico. Tra quelli costruiti e quelli in costruzione sono circa 500 gli appartamenti spuntati a Pomigliano dall’interpretazione in salsa locale del Piano Casa, tra il 2015 e il 2020. Alloggi in buona parte realizzati radendo al suolo pezzi del centro storico oppure saturando fino all’inverosimile pezzi del centro moderno, quello che va verso gli svincoli autostradali per esempio. Al vaglio ci sono soprattutto le concessioni rilasciate dal Comune tra il 2017 e il settembre del 2020. “E’ il periodo in cui si sono sbizzarriti di più”, racconta un testimone che però chiede di restare nell’anonimato. “C’è paura e omertà”, aggiunge chi ha vissuto in prima persona quegli anni. Finora la magistratura sta indagando i costruttori e i loro tecnici di fiducia, una decina di persone. Ma non è stato ancora toccato il livello dei pubblici funzionari. Trapelano però indiscrezioni: si parla di “un’inchiesta destinata ad allargarsi”.