Il quadro, di cui non si conosce l’autore e che è certamente del sec.XVIII, sta sull’altare maggiore della Chiesa, oggi affidata alla guida sapiente di don Antonio Fasulo. L’articolo è tratto da una “plaquette” che ho scritto di recente sulla storia – una storia importante anche dal punto di vista sociale- della Chiesa dell’Immacolata di Terzigno.
Il 21 luglio del 1743 il vescovo Troiano Caracciolo del Sole “gittò la prima pietra angolare “ della Chiesa dell’Immacolata di Terzigno e il 2 luglio 1758 benedisse il tempio completato in ogni sua parte e affidato, fin dalla fondazione, ai Padri di San Pietro a Cesarano. Interessante è la storia del quadro dell’Immacolata. Dice il Remondini che un pittore di Nocera, un “pittore “d’ignobile fama”, poco noto, mentre la chiesa era ancora in costruzione, si presentò da Padre Angelo Bianco e gli disse che voleva fare il quadro dell’Immacolata “per sua divozione, e per qualunque prezzo che egli volesse”: ma Padre Angelo non accettò la proposta, che veniva da un “pittor di campagna, e dell’infima nota”. Ma quando parlò della cosa al vescovo – e gliene parlò per puro caso – il vescovo gli disse di richiamare il pittore e di affidargli l’incarico di dipingere il quadro. Quando l’opera venne mostrata al pubblico, tutti “restarono attoniti in rimirarvi l’Immagine di Maria Immacolata di perfettissimo disegno ed ottimo colorito, con un volto in cui gareggia la bellezza con la maestà e la modestia, e che al solo vedersi muove e tenerezza e devozione. “ Il quadro fu portato a Nola, perché il vescovo potesse esaminarlo, e tutti lo giudicarono “un’opera portentosa, perché l’autore di gran lunga non era da sé capace di farla: e tal la riconosce chiunque ancora la vede in mezzo a due quadri di San Pietro e di San Paolo, che egli fece di poi, nei quali spicca il volgarissimo e vero carattere del suo pennello.”. E infatti i due quadri vennero successivamente rimossi….La Madonna volle manifestare il suo “gradimento” per la chiesa che sarebbe sorta in quel luogo con una prodigiosa apparizione. Infatti, una sera, due donne che in compagnia di un uomo passavano davanti all’Oratorio videro, nella luce lunare, “ una bellissima Fanciulla con i capelli sciolti in su le spalle starsi in su la soglia della non ancor chiusa, né compiuta porta della Cappella”. Le due donne si mossero verso la fanciulla, per capire chi fosse; e poiché la fanciulla entrò nella cappella, la seguirono, ma “più non la videro”. E prodigioso fu anche il fatto che la fanciulla apparve alle due donne, “le quali di buona fama sono”, ma non all’uomo che le accompagnava. Nel 1752 ci fu l’ultimo tentativo di bloccare la costruzione della Chiesa di Terzigno: alcuni Ordini Mendicanti “ebbero il coraggio di far ricorso alla Maestà del piissimo nostro Monarca”, che però, informato “con una particolare lettera” dal vescovo di Nola sulle ragioni del progetto e sui vantaggi che la chiesa avrebbe procurato a “più migliaia di Anime per quella Campagna disperse”, gli diede piena libertà, “con certe condizioni”, di “continuare l’incominciata Casa per i Padri e fabbricare a suo piacimento la Chiesa”.Il 2 dicembre 1754, “tra rimbombanti tuoni e gran tremor della Terra”, un torrente di lava sgorgò dal cratere del Vesuvio, riempì “gran parte del Piano che l’Atrio chiamano”, irruppe nella Valle dell’Acquara, bruciò interi boschi di querce, con “gran danno” dei beni del Comune di Ottajano , giunse al Piano del Mauro e infine si mosse “con larghissima estensione” verso la Taverna dei Passanti. Atterriti dalla minaccia alle case, gli Ottajanesi portarono “contro” la lava la “gran Croce, in cui “sono riposte molte e molto insigni reliquie”, ma la lava non si fermò; e non si fermò nemmeno quando gli Ottajanesi le opposero il Santissimo Sacramento, portato in processione, e gli abitanti di Boscoreale e di Boscotrecase portarono le statue dei loro SS. Protettori. “Il Divin Figlio riserbata avea quella gloria all’Immacolata Sua Madre”. Il Padre Antonio Masucci di S. Pietro a Cesarano, amministratore della Casa e della Chiesa del Terzigno, decise di portare incontro alla lava il quadro dell’Immacolata. E così il 21 gennaio del 1755, scortato da una grande folla che cantava le litanie della Vergine e ripeteva insistentemente l’invocazione “ab ira Vesuvii libera nos, Domine”, il quadro della Divina Madre fermò tutti i rami del fiume di lava. Ma il 18 febbraio l’eruzione riprese, e la lava, dopo aver incendiato le selve della Valle delle Cantine, si avvicinò alla Villa del Principe di Ottajano, da un lato, e dall’altro, al “nobile Casino” in cui prendeva alloggio il Re, quando “viene al divertimento della caccia nel Mauro.” Dal Casino Reale vennero subito portati via le botti di vino e gli arredi: e intanto l’Agente del Principe e gli “Eletti” ottajanesi si presentarono in tutta fretta agli amministratori della Chiesa del Terzigno e li pregarono di portar fuori, contro la lava, il quadro dell’Immacolata. I Padri, in un primo momento, esitarono, poiché pioveva, e si temeva che la pioggia rovinasse l’opera, ma alla fine cedettero. Il 21 febbraio – era un venerdì- il “prodigioso” quadro dell’Immacolata, portato dai sacerdoti e scortato dall’Agente del Principe di Ottajano, dagli Eletti e da più di trecento persone, raggiunse il torrente di fuoco che era arrivato a 80 passi dal Casino Reale. Il quadro fu posto su una botte, ma poiché il fuoco non si fermava ancora, e la pioggia diventava sempre più intensa, propose qualcuno di portare al riparo l’ Immagine Sacra nella cappella del Casino Reale: ma nessuno riuscì ad aprire la porta, “per quanta diligenza e forza si usasse”; e quando, cessata la pioggia, si avviò la processione che riportava “l’Adorabile immagine alla sua chiesa”, quella porta si aprì facilmente.


