Il mare di Calvino, il pianto di Montalbano e le gravi colpe della mia generazione

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La pandemia  sta togliendo il velo ai seri problemi economici, politici e culturali che scuotono la società italiana e che mettono radici negli anni ’70: i giovani di allora, che sono oggi i vecchi di un’Italia in ogni senso vecchia, non seppero “voltar pagina” con la necessaria risolutezza e con una spietata chiarezza di idee. Due “scene” di Italo Calvino e di Andrea Camilleri, che commentai dieci anni fa – un commento che pubblico di nuovo –  descrivono concretamente quel fallimento e la percezione della inadeguatezza di quei giovani. E’ un articolo del 2012, ma certi passaggi sul capitalismo sembrano scritti oggi. L’immagine di corredo è  di un quadro di  J.Vettriano, “Elegia per un ammiraglio morto”.

 

Un personaggio di Italo Calvino, Palomar,  ritto sulla spiaggia, vuole guardare non le onde, ma “ un’ onda singola e basta “: non ama le sensazioni  complesse e perciò vaghe, dirige ogni suo gesto verso oggetti limitati e precisi. Ma un’ onda singola i suoi occhi non riescono a fissarla:  anche se la distinguono dall’onda che viene dietro, non possono separarla da quella che la precede: che è un’onda bizzarra, poiché all’improvviso si rivolge contro l’onda che si trascina appresso, e pare che abbia l’intenzione di bloccarla, di impedirle di andare a morire, in uno sbuffo di schiuma, sulla spiaggia. Gli occhi di Palomar sono prima conquistati  dall’intreccio dei movimenti, e poi confusi da un’onda lunga che avanza di traverso e scompiglia il quadro di insieme. Risulta evidente, allora, l’importanza del riflusso: “ se si concentra l’attenzione “, “ sembra che il vero movimento sia quello che parte dalla riva e va verso il largo.” Se avesse pazienza, Palomar riuscirebbe a “ scorgere la vera sostanza del mondo al di là delle abitudini sensoriali e mentali”, potrebbe scoprire che la verità del reale è l’esatto contrario delle apparenze che egli ha sempre accettato come certamente vere. Ma lui  non ce l’ha, questa pazienza.  “ L’ostinazione che spinge le onde verso la costa ha partita vinta “. Palomar si accontenta. E si allontana lungo la spiaggia, “ ancora più insicuro di tutto.”. Calvino  costruisce  il personaggio di Palomar sul finire degli anni ’70. Credo che nella viltà intellettuale e nell’insicurezza “ dubitativa “ di Palomar ci sia la storia della mia generazione,  di coloro che sono nati alla metà del sec.XX.   Ci educarono alla solidarietà e alla comprensione dell’altro, trovammo Maestri che ci spiegarono e ci fecero capire ( è un ambo che non sempre esce sulle ruote della scuola)  Vico, Spinoza, Kant, Husserl, leggemmo “ Nessun uomo è un’isola “ , ci illudemmo, dopo il 1968,  con una nuova versione del mito della nuova frontiera.  Ma i carri armati sovietici che nel 1956 “ avevano portato la pace “ a  Budapest  ci impedirono di pensare liberamente, e di ammettere che in tutte le guerre condotte dagli americani e dai loro alleati, con armi proprie e improprie, c’era una buona dose di veleni neocolonialisti. Accettammo come fondamenti della libertà e della democrazia tutte le perversioni del capitalismo: non vedemmo  – facemmo finta di non vedere – i cappi e i palchi che le cupole del capitalismo già preparavano  per impiccarci. I giovani avrebbero dovuto conquistare il mondo, e demolire le frontiere: oggi, nella società globale, i trentenni  sopravvivono con la pensione dei genitori, perché i genitori hanno visto, ma non hanno capito, e loro, i trentenni, praticano troppo i mondi virtuali,  comprese le chiacchiere sulla speranza, e trascurano il peso e i morsi del presente: e lo lasciano, il presente, in mano ai soliti vecchi che la storia non riesce a spazzare via: perché quelli sono capaci di strangolare anche i figli, pur di non farsi spazzare via. Il mare aprì le terre dell’ Europa alle onde dell’immigrazione, e la civiltà antica dell’ Europa ci impose di imparare in fretta come il flusso e il riflusso mischiano   le culture. L’ Europa mediterranea ha accolto tutti, ora a fatica, ora con solidale disponibilità. E oggi si domanda se troverà presso gli altri la solidarietà che essa non ha negato a nessuno. Un ministro finlandese  ha chiesto il Partenone come pegno del prestito ai Greci: è una battuta infelice, hanno detto. E’ una battuta felice, invece: ci consola molto ricordare che il  ricco popolo di quel ministro  sta da qualche parte, ai margini, nella cartina geografica dell’ Europa, ma nella storia dell’ Europa non trova posto nemmeno in una nota a pie’ di pagina.  E invece il Partenone sta al centro della storia dell’ Occidente e dell’ammirazione del mondo. Ci consola scoprire che la situazione è assurda: i Paesi rischiano di fallire se non obbediscono al tirannico dettato delle agenzie di rating: ma rischiano di fallire anche se obbediscono, “ e per effetto di aver obbedito “ ( Beppe Sebaste). In “ Vampa d’ Agosto “, che Camilleri pubblicò nel 2006, il commissario Montalbano prende in affitto una casa per gli amici genovesi di Livia, la sua fidanzata, che hanno deciso di trascorrere l’estate sul mare di Vigata. La villetta, disabitata da tempo, ha un intero piano interrato: qui trovano un baule, e nel baule i resti di una ragazza scomparsa anni prima:  si scopre che è stata uccisa, dopo essere stata violentata.  E’ un’estate particolare per Montalbano: all’improvviso, egli ha sentito i suoi cinquanta anni come un laccio che soffoca il respiro; il mondo gli si è accartocciato sulle spalle, e lui si è trovato, stanco e smarrito, su quella linea d’ombra da cui si guarda sempre meno al futuro e sempre di più al passato. E’ fatale che egli senta una impetuosa attrazione – la vampa d’agosto – per Adriana, la splendida gemella della ragazza uccisa. Adriana si lascia attirare nel gioco della seduzione: ma in realtà è lei che comanda la quadriglia, fino al giorno in cui Montalbano, dipanato il garbuglio del giallo,  la conduce davanti al carnefice della sorella. In un lampo Adriana  uccide l’assassino con la pistola del commissario: che, paralizzato dalla sorpresa, si scuote solo per dichiarare  che è stato lui a sparare. Se ne va sconvolto: è doloroso per lui scoprire di essere stato usato dalla ragazza. Si sente uno zimbello. Allora si spoglia e si tuffa nel mare di Vigata. Ma non avverte più la vitalità delle onde.  Perché mentre nuota, piange. Nuota e piange.

Al di là dei dati cronologici, mi pare che la storia della mia generazione si svolga tutta tra il mare  che confonde gli occhi di Palomar e il pianto in mare del commissario Montalbano.