CONDIVIDI

Il prof. Aniello Giugliano individua in Nicola Brancia, pittore del sec.XVIII,  l’autore dei dipinti che adornano il chiostro del convento di San Gennaro Ves.no “raccontando” la storia di San Francesco e di monaci francescani. Il libro, che “ritrae” lo stato attuale di un “luogo”  centro di religiosità, di cultura e di storia,  verrà presentato al pubblico nella giornata conclusiva della “Fiera vesuviana”.

 

Il Convento francescano fu, per almeno due secoli, il centro della storia sociale e culturale di San Gennaro Ves.no: oggi è un “luogo” della memoria, e il libro di Aniello Giugliano contribuisce a illuminare alcuni aspetti significativi di questo ruolo. Le tempere del chiostro vengono attribuite dall’autore del libro a Nicola Brancia, un pittore “solimenesco” che firmò nel 1731 la “Morte di San Giuseppe” nella chiesa dell’Annunziata di Quadrelle e, nel 1760, il “Martirio di San Lorenzo” nella chiesa ottajanese consacrata al Santo Martire della graticola. L’attribuzione poggia su concrete “corrispondenze” di impaginazione, di disegno, e per quello che si può ancora dedurre da ciò che rimane dei dipinti, della tessitura cromatica. Non bisogna, tuttavia, trascurare il fatto che i pittori “solimeneschi”, soprattutto i più fecondi, erano soliti riferirsi con continuità ai grandi pittori napoletani, di cui imitavano, talvolta scolasticamente, immagini e colori. Lo facevano non tanto per difetto di ispirazione e di originalità, quanto per la certezza che i committenti, in particolare quelli dei monasteri e delle chiese, avrebbero contestato il dipinto se non vi avessero trovato riferimenti chiari e netti ai grandi Maestri. Nel “martirio di San Lorenzo”, conservato a Ottaviano, il Brancia disegnò soldati e carnefici nel vivo ricordo di figure di Mattia Preti e di Luca Giordano, e anche l’autore dei dipinti di San Gennaro contrae qualche debito corposo con i pittori “giordaneschi”, in particolare con Paolo De Matteis, soprattutto nel disegno “corsivo” di alcune figure, come quelle del dipinto dedicato a San Giovanni da Capestrano. Ma anche della tessitura cromatica bisogna parlare con cautela: i dipinti del chiostro vennero restaurati nel 1921, quando i francescani, dopo lunga assenza, ripresero possesso del convento. Il restauro delle tempere venne finanziato da alcune famiglie di San Gennaro Ves.no: il nome di queste famiglie venne indicato nei cartigli disegnati a corredo dei dipinti. E mi piace ricordare, tra i generosi sostenitori del complesso intervento di restauro, il cav. Giovanni Borrelli, fondatore dell’Istituto Magistrale: suo figlio, il prof. Felice, Preside del Liceo “A.Diaz” di Ottaviano, fu il primo a parlarmi di questi dipinti, e il prof. Francesco D’Ascoli fu il primo a raccontarmi quanto fosse stato importante, nel sec. XVII, il ruolo dei Pignatelli nella fondazione del convento e nella nascita e nello sviluppo del borgo. Certo, sarebbe di più agevole soluzione il problema dell’attribuzione se i restauratori del 1921 avessero lasciato ai posteri una descrizione dettagliata dei colori usati dall’autore delle tempere e delle sue tecniche di lavorazione, e una relazione sulle soluzioni adottate per portare a termine il restauro. Per i restauratori sarebbe stato più agevole, tra l’altro, verificare la presenza, nei dipinti, di più “mani”, e , soprattutto, salvare ciò che restava delle iscrizioni esplicative. Il lavoro di Aniello Giugliano è di notevole valore, perché, come ha scritto il dott. Antonio Russo, sindaco di San Gennaro, “ha impedito che l’oblio del tempo calasse inesorabilmente su documenti storico- artistici importanti” per la storia della città di San Gennaro Ves.no. Il libro verrà presentato al pubblico domenica 19 settembre, giornata conclusiva della Fiera Vesuviana.