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Il libro da rileggere

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La Giornata Mondiale del Libro è stata l’occasione per perdersi in riflessioni sulla passione-lettura, per chi ce l’ha e per chi (forse) l’avrà.

Nell’occasione della Giornata Mondiale del Libro, quando tutti i media sollecitano il loro pubblico alla lettura attraverso spot, presentazioni libri, incontri con e tra gli scrittori, in quell’occasione in cui – credo – ogni non-lettore si interroga sull’utilità o meno di questo strumento cartaceo, io sono andata a guardare il piccolo tesoro che ho tra le mura domestiche, la mia libreria.
E’ composta da opere (ogni libro lo è, promosso o bocciato che sia) acquistate negli anni per le motivazioni più disparate: curiosità, ammirazione per l’autore, intraprendenza verso nuove idee, ideologie, forme di comunicazione, bisogno di empatia, richiesta di aiuto, voglia di evasione, di ricerca, di scoperta, di apprendimento. Unico leitmotiv: la voglia di leggere!

Non so quando ho iniziato, i ricordi si perdono lontani nel tempo, so che non smetterò mai e questa è una mia piccola fierezza.
Immagino che per chi possiede libri di valore i miei non ne abbiano alcuno; per me sono inestimabili.
Amo possederli , toccarli, sottolinearne a matita alcune parole, frasi, interi passi, mi sembra che cosi mi parlino, suggeriscano idee, indichino percorsi; mi è stato insegnato così, “leggi sempre con una matita in mano” – le parole della mia professoressa di italiano – “non sai mai cosa potrai scoprire durante una lettura”.

Riguardando il dorso di ogni libro, che riconosco dal colore prima ancora che dal carattere impresso, ho iniziato a pensare a quante volte li ho riletti ed alle volte in cui, rileggendoli, li ho scoperti diversi da come li ricordassi.
E’ quasi una prassi per me: leggo una prima volta fagocitandone contenuto, trama, parole e poi riprendo la lettura con calma, per chiarire i concetti espressi, per rivedere ciò che la fretta non mi ha fatto assaporare pienamente.
Personalmente ritengo che tutti i libri che ci passano tra le mani andrebbero riletti. La rilettura diventerà una riscoperta del testo e di noi stessi semplicemente perché la affrontiamo in un momento diverso della nostra vita, con il bagaglio di esperienze vissute ad averci arricchito, ad averci cambiato.

Esiste poi, nel cuore di ogni lettore il libro – o i pochi libri – che devono essere riletti con cadenza periodica, quasi fosse un appuntamento; l’incontro con l’amico di cui conosciamo il pensiero, la capacità di esprimerlo, le parole, eppure non ci stanca.
Il nostro volerlo rileggere/riascoltare è una esigenza perché, sappiamo, contenere un messaggio che vogliamo rinnovare come nostro.
Il mio personale libro da rileggere è “Chi ha paura muore ogni giorno” scritto nel 2008 dal Magistrato Giuseppe Ayala.
Ayala che fu amico, oltre che collega, dei Magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, così come fu amico e collega di molti degli uomini – e fu uno di loro – che, a partire dalla fine degli anni ’70, combatterono in Sicilia, con ampi strascichi nel mondo, la bestia-mafia, ci racconta “la storia di una grande amicizia nata per caso e vissuta tra successi e drammi. Che si ostina a non morire e che continua a farmi piangere, ma anche ridere. Con loro due, ancora”.
E’ un libro che parla di morte ma che parla anche molto, moltissimo di vita e dei valori della vita. E’ un libro che insegna ad ampliare conoscenze e punti di vista; un libro che risveglia il pensiero.

E’ un regalo che faccio a me stessa ogni volta che perdo entusiasmo, ogni volta che la vita mi boccia, ogni volta che temo il domani.
Nelle interviste a chi scrittore lo è per professione spesso mi è capitato di leggere: “leggo perché mi insegna a scrivere”; vero! Io leggo perché mi insegna a pensare.

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