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Il caso umano

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Che vita grama che fanno gli uomini potenti. Prendete Berlusconi; ha tanta gente intorno, tutti che lo leccano, gli fanno i salamelecchi, si bavano al suo passaggio pur di avere qualcosa o aspirare a qualche posizione. E lui, sempre umido della saliva dei suoi adulatori sta lì, a sopportare tutti. Ha fatto così pure con Angelino Alfano che, quando lo lisciava per qualche tornaconto, addirittura fingeva di essere un accanito tifoso del Milan.

Alfano, detto pure Angelino Jolì, non è nuovo a certi atteggiamenti viscidi. Pure con Renzi ha bavato tanto, riportando serissime abrasioni alla lingua e cancellando del tutto le papille gustative. Per questo suo indefesso lavoro, Renzi lo confermò ministro dell’interno, ma prima di lui Enrico Letta lo promosse in quel ruolo per la qualità della saliva che sapeva produrre e scaricare lungo i corridoi dei palazzi del potere romano.

Si racconta che Alfano per compiacere Renzi, andasse in giro per le questure italiane e parlasse con marcato accento fiorentino, lui che è di Agrigento. Ma il tipo è così e grazie alla sua mediocrità fu promosso nel governo Gentiloni a ministro degli esteri, dove ancora oggi non esita a dare pessima prova di sé.  In Europa pensano che l’Italia quel ministero l’avesse cancellato, visto che il personaggio brilla per assenza e inconsistenza.

Alfano, dunque, è un approfittatore? Certo, ma è anche un caso umano, utile alla politica di questi anni, condotta da puttanieri, affaristi, (s)pregiudicati, bugiardi e megalomani.

Tutti da dimenticare.