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Il liberal – socialismo del Presidente del Consiglio ha caratteri molto simili a quelli di Carlo Rosselli, perché si propone di coniugare i principi del liberalismo classico con il rispetto della cultura delle “pari opportunità” e dell’ “uguaglianza tra i gruppi”. L’Italia che lasciamo ai nostri figli.

 

Proviamo a buttar giù le nostre prime idee sul governo Draghi, e in generale sui governi impropriamente detti tecnici, sfruttando qualche parallelismo che la storia ci concede al fine di comprendere quale sia la direzione più auspicabile per il Bel Paese. Dopo aver riflettuto su tutte le scelte, di enorme difficoltà, compiute dal neo-premier Mario Draghi in merito ai diversi Ministeri, cerchiamo di allargare il focus: non soffermandoci sui singoli ministri o sui singoli provvedimenti, ma proviamo ad unire i possibili puntini di un disegno dall’alto; per fare ciò è indispensabile conoscere tutto dell’autore del disegno, provando anche a indovinare i suoi pensieri.   Mario Draghi ama definirsi, in maniera volutamente ossimorica, un “liberal-socialista”. Dico volutamente poiché, come sostiene un autorevole storico delle dottrine politiche, George Lichtheim, “la scelta della terminologia politica non è   mai accidentale. A tal proposito Norberto Bobbio scrive che “liberalismo” e “socialismo” “sono storicamente considerati due termini antitetici”, tanto che “tutta la storia  del pensiero politico dell’Ottocento, e in parte anche del Novecento, potrebbe essere raccontata come la storia del contrasto tra liberalismo e socialismo “. Il superamento di questo ossimoro si articola lungo diverse fasi, culminanti in una spietata critica al liberismo, operata da alcuni studiosi, poi confutata da rilevazioni empiriche. Ci basti dire, tuttavia, che il liberal-socialismo a cui fa riferimento il premier, considerando le sue attività trascorse, che hanno a più riprese salvato il nostro Paese dal “default”, è semplicemente un liberalismo classico “addolcito” per le masse da una componente di “pari opportunità” o di “uguaglianza tra gruppi” che appaiono antitetiche con la classica ideologia liberale, ma molto efficaci come catalizzatori di consensi, soprattutto nel 2021. Qui entra in gioco la paura del “liberale”, che buona parte del nostro Paese ha, dato un “bias cognitivo” che ci porta ad associare liberismo e diseguaglianze: ma sappiamo che il libero mercato e la libera iniziativa privata, se coadiuvati dal controllo prettamente qualitativo dello Stato, evitano qualsiasi forma di diseguaglianza che non sia basata sulla meritocrazia. Cosi può essere riassunto, a parer mio, il pensiero di Draghi, molto vicino a quello di Carlo Rosselli. Il Governo neo-costituito viene definito “di unità nazionale”, e ha il compito di preparare la ripresa dell’Italia e di fronteggiare i tremendi effetti dell’esternalità negativa più incidente degli ultimi 70 anni. Il principio che è alla base della formazione di un governo detto – impropriamente – tecnico è quello di scegliere, mediante l’autorità del Presidente della Repubblica e mediante la fiducia delle Camere, di  essere temporaneamente governati da personalità fornite di competenze  tecniche, acquisite sul campo e adatte a riportare in piedi le colonne portanti di un Paese, che in questo modo potrebbe funzionare di nuovo normalmente.  La situazione italiana non sembra rientrare in questa definizione, considerata la vastità del buco nero in cui si trova il  nostro Paese: non sarà sicuramente un unico mandato del governo Draghi a risolvere i problemi dell’Italia, che richiedono molto tempo solo per essere elencati e esaminati in maniera analitica. Tuttavia stiamo iniziando a visualizzare il futuro: la crescita sostenibile è orientata al futuro L’importanza di questi due concetti richiederebbe tante ore di lavoro per poter essere trattata in maniera corretta, ma per il nostro fine è fondamentale  sottolineare un aspetto: tutti gli interventi dello Stato in ambito economico  devono essere orientati a garantire basi economico-finanziario-patrimoniali solide e durature: non servono  iniezioni di liquidità temporanee. Mediante i bonus di vario genere o gli interventi assistenzialisti che siamo abituati a vedere si è configurato uno Stato che somiglia, dal punto di vista prettamente economico, di più a quello assoluto dei  governi collettivisti, ben descritto da Alfredo Rocco,  che ad uno Stato libero, uno Stato che non cerchi di  accomunare  in uno “spirito unico” tutti i suoi cittadini, uno Stato che non sia  prigioniero delle sue scelte sconsiderate e che non debba far pagare i propri  errori ai posteri.  Dobbiamo costruire uno Stato in cui, mediante l’ausilio delle istituzioni, tutti i cittadini  devono, a poco a poco, diventare consapevoli del fatto che nel preciso istante in cui un bambino nasce, nel 2021, ha in capo a sé  già un debito di 40.000€. Dobbiamo capire  che lo Stato che lasceremo ai nostri figli e nipoti somiglia economicamente di più al Venezuela che alla Svizzera. Dobbiamo convincerci del fatto  che gli ideali propugnati dai Padri fondatori dell’Unione Europea possono essere applicati solo adottando strategie di crescita che siano – in questo ordine – rigorose, sostenibili e proiettate al futuro.

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