A marzo gli italiani saranno chiamati a votare su una riforma costituzionale che cambia l’assetto della magistratura, introducendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un passaggio decisivo per il futuro della giustizia.
Il referendum sulla riforma della giustizia dovrebbe tenersi nella primavera del 2026. Secondo quanto annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, le date più probabili per la consultazione sono domenica 22 e lunedì 23 marzo, un passaggio che chiamerà gli elettori a esprimersi su una modifica rilevante dell’assetto costituzionale della magistratura.
Al centro del voto c’è una riforma costituzionale approvata dal Parlamento alla fine di ottobre 2025, che introduce cambiamenti strutturali all’ordinamento giudiziario. Tra i punti più discussi figura la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggi appartenenti allo stesso ordine e soggetti a un percorso professionale comune.
Perché si va al referendum
La legge costituzionale non ha raggiunto in Parlamento la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di Camera e Senato. In questi casi, la Costituzione prevede la possibilità di ricorrere a un referendum confermativo, senza quorum di partecipazione. Dopo l’approvazione parlamentare, sono state presentate quattro richieste di referendum, provenienti sia da forze di maggioranza sia dall’opposizione, tutte ritenute valide dalla Corte di Cassazione.
L’Ufficio centrale per il referendum ha quindi verificato la regolarità delle firme e definito il quesito che sarà sottoposto agli elettori, chiamati a pronunciarsi sull’approvazione definitiva della riforma.
Cosa prevede la riforma
Il testo interviene sull’ordinamento giurisdizionale, distinguendo in modo più netto le funzioni di chi giudica e di chi esercita l’azione penale. L’obiettivo dichiarato dai promotori è rafforzare l’imparzialità del giudice e rendere più chiara la separazione dei ruoli all’interno del sistema giudiziario. Tra le novità figura anche l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma.
Come si vota
Gli elettori troveranno una scheda con una domanda secca: sarà possibile votare “Sì” per confermare la riforma o “No” per respingerla. Non essendo previsto alcun quorum, il risultato sarà valido a prescindere dall’affluenza alle urne.
Il referendum rappresenta dunque un passaggio cruciale nel dibattito sulla giustizia, destinato a incidere in modo duraturo sull’organizzazione e sull’equilibrio dei poteri all’interno dello Stato.



