Fusilli con pane e capperi”. La perfezione “imperfetta” della pasta……

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“Scolare la pasta al dente”: pare un’operazione semplice, ed è invece una decisione complicata. La polemica di Marinetti e di Ramperti contro i Napoletani e gli Italiani che mangiano maccheroni, “gente istupidita, vinta dalla sensazione della propria inutilità”.  E’ vero il contrario: il Napoletano che mangia maccheroni  “sente” e vive per lunghi momenti l’ “apatheia”, l’impassibilità,  che per gli Stoici è la forma più alta della saggezza.

Ingredienti: 240 g di fusilli ;40 g di pane integrale; capperi sotto sale; 1 spicchio d’aglio; 1peperoncino; pomodorini oblunghi; olio extravergine di oliva; sale Iniziate a mettere sul fuoco una pentola d’acqua leggermente salata per lessarvi la pasta. Dedicatevi quindi al condimento. Spezzettate il pane e mettetelo in una padella calda insieme ai capperi dissalati, allo spicchio d’aglio e al peperoncino. Fate tostare mescolando spesso in modo che si colori uniformemente senza bruciare. Tagliate i pomodorini a metà ed eliminate i semi. Disponeteli in un colino, aggiungete un pizzico di sale e lasciate che perdano l’acqua di vegetazione in eccesso. Eliminate lo spicchio d’aglio e trasferite il pane tostato con i capperi e il peperoncino nel mixer. Riducete in briciole. Riportate il tutto in padella a fuoco vivace e dategli un’ultima tostata perché prenda un bel colore brunito, ovviamente senza bruciare. Scaldate 3 o 4 cucchiai di olio in un tegame e unitevi i pomodorini che farete saltare per qualche secondo a fiamma vivace. Scolati i fusilli al dente, uniteli ai pomodorini e fate saltare per un minuto. Suddividete nei singoli piatti, terminate con una generosa spolverata di pane e un giro d’olio a piacere. Servite subito i vostri fusilli ai pomodorini, capperi e briciole croccanti. ( dal sito: Cucchiaio d’Argento).

 

“Scolate i fusilli al dente”: come se fosse facile.La perfezione imperfetta della pasta sta nel fatto che il suo essere al dente è minacciato costantemente dall’orologio: un piatto di maccheroni è un invito alla riflessione sul tema più importante e più suggestivo della filosofia: il rapporto tra essere e tempo.  Le forme della pasta lunga e di quella corta, che siano già cotte o ancora chiuse nell’involucro, richiamano le forme in cui i filosofi hanno pensato e immaginato il tempo: e questo è l’ultimo e più significativo arcano della filosofia dei maccheroni. Tra i molti nemici della pastasciutta non ce n’è uno che non abbia trovato una relazione tra il consumo dei maccheroni e una certa concezione del tempo.  Del tempo esterno, soprattutto. Lo fa Marinetti, quando predica che gli Italiani non saranno mai agili, desti, veloci, furibondi, se continueranno a consumare zuppiere di pasta. L’ultimo, rumoroso aggettivo mi pare un autogol: Marinetti pensa a  Italiani che,  furenti, si lancino all’assalto del mondo, dei suoi spazi e dei suoi ritmi temporali: e invece  quel furibondi, con la sua connotazione passiva,  suggerisce, a masticarlo bene, l’immagine di uomini che scompostamente si avventano sulle cose e sui fatti, si lasciano impigliare dai loro lacci, e niente altro possono fare che agitarsi e sbattersi come, nei film dell’orrore, le prede strette tra le braccia filiformi di piante carnivore. Marco Ramperti, che Marinetti stesso considerava un estremista del futurismo, scrisse che i mangiatori abituali dei maccheroni – mi piacerebbe chiamarli maccheronisti – sono gente  repleta, istupidita, apoplettica , che sospira senza sosta, vinta dalla sensazione della propria  inutilità. La nostra pastasciutta è come la nostra retorica, che basta solo a riempirsi la bocca. Come tutti gli altri nemici della pasta, anche Ramperti intuisce la verità, ma la legge a rovescio. Quando si confronta con un piatto di maccheroni, il maccheronista napoletano si rilassa, chiude gli occhi, esprime con la “cèra”, con il muto linguaggio del volto, un controllato stupore, che solo a Leopardi e a Marinetti, accecati dai pregiudizi, può apparire come uno stato di mezza veglia, di stupido torpore.  In realtà, il maccheronista napoletano non dormicchia : medita. Si è sciolto dai vincoli del tempo esterno – anche il suo orologio si è fermato -,  percepisce l’inutilità non del suo essere, ma delle cose del mondo,  e si immerge lentamente nel Lete del tempo interiore, vi si purga dalle scorie  che la realtà esterna gli ha  lasciato addosso,  e torna per un momento alla purezza  iniziale, all’incipit. E’ lo stato dell’apatheia, dell’atarassia. Per rendersene conto, basta esaminare, in  una serie di fotogrammi, l’evolversi delle espressioni facciali di uno che mangia maccheroni, da quando aspetta  il loro arrivo in tavola a quando,  gustato l’ultimo boccone, si adagia sulla sedia e contempla il piatto vuoto.

(FONTE FOTO:RETE INTENRET)