Il non voto, l’astensionismo, spinge molti intellettuali, politici, servitori dello stato, cortigiani, chierici e adulatori, a sforzarsi per analizzarne le cause. Qualcuno denuncia i vizi della casta, però poi i vitalizi non vengono tagliati e i collaterali alla casta, come gli elettricisti e i barbieri della Camera dei deputati, continuano a prendere oltre 130.000 euro all’anno. Qualcun altro denuncia la distanza che esiste tra il ceto politico e i problemi reali della gente; però poi ti capita di assistere alla totale ignoranza da parte dei politici circa il costo dei generi di prima necessità (non sanno quanto costa un litro di latte, un chilo di pane, un litro di benzina).
Qualcun altro denuncia gli eccessivi favoritismi che privilegiano i politici e i loro parenti; però poi ti capita di vedere che i padri candidano i figli (Cesaro Giggino che candida il figlio Armando, Mastella che candida il figlio Pellegrino, Vincenzo De Luca che candida il figlio Piero); gli zii candidano i nipoti (Ciriaco De Mita candida il nipote Giuseppe De Mita); le amiche candidano le amichette (Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi, ha ottenuto seggi sicuri per alcune sue amiche fedeli…); i ministri candidano i fratelli (la ministra Lorenzin candida il fratello), ma anche le mogli (il ministro Franceschini spinge per un seggio sicuro alla moglie, già consigliere comunale a Roma).
Insomma, sarà pure che la gente non va più a votare…«e a noi ci dispiace veramente assai»…, ma l’inno italiano del “Tengo famiglia” prevale di gran lunga sui lamenti del popolo bue.
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